sabato 11 maggio 2019

Le date della Nuova (o 2.0.) Guerra Fredda: dalla Serbia di Milosevic all'accordo con la WTO e il ruolo della Cina.

La storia è fatta di date; perlomeno le date ci aiutano a fissare agglutinandoli una serie di fatti che caratterizzano un periodo temporale.

Ho imparato tardi l’importanza delle date; non dal sussidiario delle elementari, o sui libri della scuola media, ma all’università sostenendo l’esame di letteratura contemporanea. Parlavo di uno dei miei poeti preferiti Giuseppe Ungaretti e mi piccavo di essere preparato. La mia esaminatrice, una sua assistente ed allieva, non avendo io risposto correttamente a questa domanda: quando venne pubblicato il Porto Sepolto, mi seppellì con la mia preparazione. E fece bene perché mi diede modo, con la sua puntuale spiegazione, di capire che la raccolta uscendo nel 1916 si portava appresso una serie di considerazioni che altrimenti avrebbero perso di senso svilendo completamente l’opera del poeta immersa in quel torno di tempo.

Mi si perdoni questo lungo preambolo nostalgico, ma tornando al tema che vogliamo affrontare possiamo affermare che nella nuova fase della Guerra Fredda, quelli digitalizzati direbbero fase 2.0, che investe USA, CINA e RUSSIA esistono due date fondamentali da non dimenticare mai per nessuna ragione.

L’11 dicembre del 2001 la Cina firma il protocollo di adesione ed ingresso nella World Trade Organization WTO. Ossia: la Cina entra nella competizione mondiale del commercio sedendosi al tavolo che conta accettandone le regole. La Cina è già proiettata verso un futuro da protagonista; il suo millenario distacco dalle cose del mondo non ha più ragione di sussistere nel sistema globalizzato e aperto dei commerci.

L’altra data fondamentale, che difficilmente entrerà nei testi scolastici, sarà quella della notte fra il 7 e l’8 maggio 1999. Siamo a Belgrado in piena guerra balcanica tra la NATO e la Serbia di Milosevic: cinque missili Usa colpiscono l’ambasciata cinese a Belgrado. Morti e feriti anche tra i diplomatici cinesi. 
Un tragico errore si dolgono gli americani.

Pare si trattasse, com’era ovvio, di ben altro; gli americani colpirono un gruppo elitario dei servizi segreti serbi rifugiatosi nell’ambasciata cinese. Per lo meno ne è certo lo stesso ex presidente cinese Jiang Zemin stando al racconto delle sue memorie. 

La NATO lo definisce ancora oggi un incidente mentre la Cina continua a ritenerlo un atto di guerra. Un fatto è certo gli USA avvertirono la Russia (tramite la questione serba) e la Cina su chi fosse lo sceriffo in città.

Per noi proprio questa è la data che segna la nuova fase storica che viviamo e che è caratterizzata dalla ricerca di un nuovo equilibrio stile Yalta ancora di la da venire. 

Due date, due fatti, che ci consentono di parlare di una nuova Guerra Fredda con il commercio al centro.

E se si tratta di guerra con il commercio la centro è chiaro che le schermaglie tra le potenze egemoni, Russia, Cina e USA abbiano armi economiche  come le sanzioni e i dazi commerciali.

Chiariamo subito una cosa: nell’altra Guerra Fredda, quella 1.0, la politica contava molto di più rispetto all’oggi monopolizzato da finanza ed economia.

Oggi la guerra la si fa anche tramite twitter come ha dimostrato di recente il presidente statunitense Donald Trump che ha twittato che i colloqui con la controparte cinese stavano andando troppo lentamente promettendo più di doppi dazi su beni cinesi per $ 200 miliardi. Ovvia reazione cinese di mancato acquisto del debito pubblico americano

Per la Repubblica Popolare Cinese quest’anno è emotivamente importante a causa di una serie di anniversari: il 1° ottobre saranno 70 anni dalla fondazione della Repubblica popolare e il presidente in carica non può certo dimostrarsi un debole. 

Un cinguettio è stato sufficiente a mettere i leader cinesi davanti al fatto compiuto: una guerra commerciale in piena regola con gli Stati Uniti è divenuta realtà.

Si badi bene, nostro è il convincimento che, come nella precedente, a matrice accordi di Yalta, anche in questa nuova fase della Guerra Fredda nessuno dei principali contendenti ha la benché minima intenzione di impegolarsi in alcuna guerra calda. 
Così come USA e URSS hanno sempre rispettato gli accordi presi alla fine della seconda guerra mondiale, così oggi Cina, Russia e America non hanno alcun interesse a ingaggiare guerre frontali.

Purtroppo è proprio per questa ragione che dobbiamo preoccuparci e molto; finora non ho nominato l’Europa per il semplice fatto che questa rappresenta il tavolo da gioco al quale queste potenze prenderanno posto.

D’altro canto anche la guerra fredda 1.0 si è giocata nel Vecchio Continente: speriamo solo di condividerne il fardello con le regioni asiatiche, africane e pacifiche. 
Magrissima, miserrima e miserabile consolazione.

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