domenica 19 maggio 2019

Chiudetevi in casa: la deriva atomista dell'essere umano.

Non si commette violenza privata qualora si installino telecamere di videosorveglianza direzionate in strada a patto che opportunamente segnalate.


Con la sentenza n. 20527/19, della quinta sezione penale, pubblicata il 13 maggio 2019, la Corte di Cassazione ha accolto i ricorso di due cittadini che avevano inteso proteggere la propria abitazione con l’ausilio di un apparato di videosorveglianza installato sulle mura perimetrali e direzionato verso la pubblica strada.

I giudici hanno ritenuto che i ricorrenti non fossero responsabili
del reato ascritto, e configurato quale violenza privata, perché il fatto non sussiste. I giudici, anche in relazione alla sentenza C212/13, della Corte di Giustizia europea hanno ritenuto che il trattamento di dati personali altrui senza consenso dell’interessato deve ritenersi possibile quando risulta strettamente necessario a realizzare l’interesse del responsabile, ad esempio la difesa della proprietà privata.

Ovviamente resta fermo e d imprescindibile l’obbligo di segnalare la presenza di apparati di videosorveglianza.

È chiaro che, senza allarmismi, la nostra società va sempre più attrezzandosi per l’autotutela della propria sicurezza.

In tale quadro ovviamente rientrano le recenti proiezioni normative sulla legittima difesa.

In effetti è diverso riflettere sul tema e porsi delle domande perché questa deriva avrà profonde ripercussioni sulla struttura organizzativa delle comunità con un portato rilevante sulla vita quotidiana dei cittadini.

Tramontata definitivamente finanche la sola propaganda della polizia di prossimità siamo molto più vicini al modello cinese, di sovietica memoria, del cittadino che controlla il proprio vicino avviando una dinamica che sfocerà inevitabilmente nella delazione.

Anche quest’ultimo caso conferma la nostra idea di involuzione sociale con un ritorno al peggiore passato; ad un nuovo medioevo caratterizzato da dinamiche sociali elementari e violente.

Quando l’essere umano si chiude in se stesso è segno di involuzione e mai di progresso; la deriva sociale galoppa velocemente verso forme elementari di atomizzazione delle relazioni ampliate dai social media che sterilizzano qualsiasi pulsione al vivere collettivo.

Chiusi in casa a controllare monitor e touch screen non potrà portare nulla di buono per l’occidente e quindi per l’umanità. 
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