giovedì 23 maggio 2019

MINACCIA IBRIDA: nuove dialettiche tra oriente ed occidente.

“… il potere militare degli Stati Uniti d’America, dopo un periodo di atrofia strategica, emerge indebolito …” .
James Mattis - Summary of the 2018 National Defense Strategy of the United States of America - 2018 .

Patendo da questo assunto, che evidenzia una forte autocritica da parte dell’apparato militare della maggiore potenza mondiale, possiamo ritenere a buona ragione che l’attuale situazione internazionale si caratterizza per una estrema volatilità che ostacola un cogente rispetto delle regole di fair play nello scenario della competizione internazionale.

“… anche nel 2018, l’azione dell’intelligence italiana si è misurata con molteplici fattori di instabilità e minaccia, che hanno contribuito a disegnare una situazione generale connotata da strema fluidità e dunque potenzialmente idonea a far emergere, pure in modo repentino, scendi di rilevante ed immediato impatto sulla sicurezza e sugli interessi nazionali … “. Relazione al Parlamento sulla Politica dell’informazione per la sicurezza 2018.

La nostra intelligence, nel gennaio dell’anno in corso, riferendosi al quadro situazionale che ha dovuto fronteggiare delinea una situazione di estrema pericolosità che appare essere stata completamente sottovalutata nella sua evidente gravità per il futuro dell’Italia.

L’azione dei nuovi player a carattere mondiale si fonda su politiche estere assertive nel tentativo di alterare a proprio vantaggio i futuri equilibri internazionali.

Con questa conferenza che Geocrimeacademy intende porre all’attenzione il tema della Minaccia Ibrida, quale ricorso da parte di  forze esterne agli interessi nazionali ad azioni di forza convenzionali e non convenzionali, evidenziata - affatto velatamente - anche dal nostro comparto sicurezza. 

domenica 19 maggio 2019

Chiudetevi in casa: la deriva atomista dell'essere umano.

Non si commette violenza privata qualora si installino telecamere di videosorveglianza direzionate in strada a patto che opportunamente segnalate.


Con la sentenza n. 20527/19, della quinta sezione penale, pubblicata il 13 maggio 2019, la Corte di Cassazione ha accolto i ricorso di due cittadini che avevano inteso proteggere la propria abitazione con l’ausilio di un apparato di videosorveglianza installato sulle mura perimetrali e direzionato verso la pubblica strada.

I giudici hanno ritenuto che i ricorrenti non fossero responsabili
del reato ascritto, e configurato quale violenza privata, perché il fatto non sussiste. I giudici, anche in relazione alla sentenza C212/13, della Corte di Giustizia europea hanno ritenuto che il trattamento di dati personali altrui senza consenso dell’interessato deve ritenersi possibile quando risulta strettamente necessario a realizzare l’interesse del responsabile, ad esempio la difesa della proprietà privata.

Ovviamente resta fermo e d imprescindibile l’obbligo di segnalare la presenza di apparati di videosorveglianza.

È chiaro che, senza allarmismi, la nostra società va sempre più attrezzandosi per l’autotutela della propria sicurezza.

In tale quadro ovviamente rientrano le recenti proiezioni normative sulla legittima difesa.

In effetti è diverso riflettere sul tema e porsi delle domande perché questa deriva avrà profonde ripercussioni sulla struttura organizzativa delle comunità con un portato rilevante sulla vita quotidiana dei cittadini.

Tramontata definitivamente finanche la sola propaganda della polizia di prossimità siamo molto più vicini al modello cinese, di sovietica memoria, del cittadino che controlla il proprio vicino avviando una dinamica che sfocerà inevitabilmente nella delazione.

Anche quest’ultimo caso conferma la nostra idea di involuzione sociale con un ritorno al peggiore passato; ad un nuovo medioevo caratterizzato da dinamiche sociali elementari e violente.

Quando l’essere umano si chiude in se stesso è segno di involuzione e mai di progresso; la deriva sociale galoppa velocemente verso forme elementari di atomizzazione delle relazioni ampliate dai social media che sterilizzano qualsiasi pulsione al vivere collettivo.

Chiusi in casa a controllare monitor e touch screen non potrà portare nulla di buono per l’occidente e quindi per l’umanità. 

sabato 11 maggio 2019

Le date della Nuova (o 2.0.) Guerra Fredda: dalla Serbia di Milosevic all'accordo con la WTO e il ruolo della Cina.

La storia è fatta di date; perlomeno le date ci aiutano a fissare agglutinandoli una serie di fatti che caratterizzano un periodo temporale.

Ho imparato tardi l’importanza delle date; non dal sussidiario delle elementari, o sui libri della scuola media, ma all’università sostenendo l’esame di letteratura contemporanea. Parlavo di uno dei miei poeti preferiti Giuseppe Ungaretti e mi piccavo di essere preparato. La mia esaminatrice, una sua assistente ed allieva, non avendo io risposto correttamente a questa domanda: quando venne pubblicato il Porto Sepolto, mi seppellì con la mia preparazione. E fece bene perché mi diede modo, con la sua puntuale spiegazione, di capire che la raccolta uscendo nel 1916 si portava appresso una serie di considerazioni che altrimenti avrebbero perso di senso svilendo completamente l’opera del poeta immersa in quel torno di tempo.

Mi si perdoni questo lungo preambolo nostalgico, ma tornando al tema che vogliamo affrontare possiamo affermare che nella nuova fase della Guerra Fredda, quelli digitalizzati direbbero fase 2.0, che investe USA, CINA e RUSSIA esistono due date fondamentali da non dimenticare mai per nessuna ragione.

L’11 dicembre del 2001 la Cina firma il protocollo di adesione ed ingresso nella World Trade Organization WTO. Ossia: la Cina entra nella competizione mondiale del commercio sedendosi al tavolo che conta accettandone le regole. La Cina è già proiettata verso un futuro da protagonista; il suo millenario distacco dalle cose del mondo non ha più ragione di sussistere nel sistema globalizzato e aperto dei commerci.

L’altra data fondamentale, che difficilmente entrerà nei testi scolastici, sarà quella della notte fra il 7 e l’8 maggio 1999. Siamo a Belgrado in piena guerra balcanica tra la NATO e la Serbia di Milosevic: cinque missili Usa colpiscono l’ambasciata cinese a Belgrado. Morti e feriti anche tra i diplomatici cinesi. 
Un tragico errore si dolgono gli americani.

Pare si trattasse, com’era ovvio, di ben altro; gli americani colpirono un gruppo elitario dei servizi segreti serbi rifugiatosi nell’ambasciata cinese. Per lo meno ne è certo lo stesso ex presidente cinese Jiang Zemin stando al racconto delle sue memorie. 

La NATO lo definisce ancora oggi un incidente mentre la Cina continua a ritenerlo un atto di guerra. Un fatto è certo gli USA avvertirono la Russia (tramite la questione serba) e la Cina su chi fosse lo sceriffo in città.

Per noi proprio questa è la data che segna la nuova fase storica che viviamo e che è caratterizzata dalla ricerca di un nuovo equilibrio stile Yalta ancora di la da venire. 

Due date, due fatti, che ci consentono di parlare di una nuova Guerra Fredda con il commercio al centro.

E se si tratta di guerra con il commercio la centro è chiaro che le schermaglie tra le potenze egemoni, Russia, Cina e USA abbiano armi economiche  come le sanzioni e i dazi commerciali.

Chiariamo subito una cosa: nell’altra Guerra Fredda, quella 1.0, la politica contava molto di più rispetto all’oggi monopolizzato da finanza ed economia.

Oggi la guerra la si fa anche tramite twitter come ha dimostrato di recente il presidente statunitense Donald Trump che ha twittato che i colloqui con la controparte cinese stavano andando troppo lentamente promettendo più di doppi dazi su beni cinesi per $ 200 miliardi. Ovvia reazione cinese di mancato acquisto del debito pubblico americano

Per la Repubblica Popolare Cinese quest’anno è emotivamente importante a causa di una serie di anniversari: il 1° ottobre saranno 70 anni dalla fondazione della Repubblica popolare e il presidente in carica non può certo dimostrarsi un debole. 

Un cinguettio è stato sufficiente a mettere i leader cinesi davanti al fatto compiuto: una guerra commerciale in piena regola con gli Stati Uniti è divenuta realtà.

Si badi bene, nostro è il convincimento che, come nella precedente, a matrice accordi di Yalta, anche in questa nuova fase della Guerra Fredda nessuno dei principali contendenti ha la benché minima intenzione di impegolarsi in alcuna guerra calda. 
Così come USA e URSS hanno sempre rispettato gli accordi presi alla fine della seconda guerra mondiale, così oggi Cina, Russia e America non hanno alcun interesse a ingaggiare guerre frontali.

Purtroppo è proprio per questa ragione che dobbiamo preoccuparci e molto; finora non ho nominato l’Europa per il semplice fatto che questa rappresenta il tavolo da gioco al quale queste potenze prenderanno posto.

D’altro canto anche la guerra fredda 1.0 si è giocata nel Vecchio Continente: speriamo solo di condividerne il fardello con le regioni asiatiche, africane e pacifiche. 
Magrissima, miserrima e miserabile consolazione.

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