giovedì 25 aprile 2019

Splinternet: la frammentazione della rete e la fine del trentennio di libertà digitale.

In Italia abbiamo cose molto più serie di cui parlare (sic.), ma nel resto del pianeta i Paesi avanzati da tempo si interrogano sul futuro della rete internet. Noi forse in questo campo siamo ancora talmente indietro dall’essere avvantaggiati quando, come sembra, la reste mondiale subirà una contrazione dei suoi limiti.

Internet non più grande fratello globale, ma fratellino locale.

I giorni di un internet senza frontiere stanno per lasciare il passo a regolatori e confini digitali destinati ad aumentare nei prossimi anni.

Nazionalismo, timore di colonizzazione digitale e privacy spingono in questa direzione; forze che sono destinate ad accelerare la propria spinta propulsiva verso la frammentazione della rete.

Ovviamente il tutto parte come sempre da chi ha il banco: gli Stati Uniti d’America; pare che nel prossimo futuro e a breve termine sosterranno ancora un modello di internet relativamente aperto, tenendo bene a mente che un patto globale per governare il cyberspazio legherebbe le sue stesse mani nella competizione aperta con la Cina.

Un complesso labirinto di regole diverse, regole e sfide per la sicurezza informatica domineranno l'Internet di domani, che diventerà sempre più prioritario per le aziende.

Questo è il problema che nel nostro piccolo, come Paese, ci investe direttamente.

I primi tre decenni dello sviluppo di Internet sono  già parte della storia e saranno ricordati come il periodo aperto e, tutto sommato, con poche regole al di là di casi specifici.

Oggi sia i Paesi che le grandi multinazionali erigono muri digitali nella rete Internet; questo concetto è stato battezzato mediaticamente come splinternet, balcanizzazione o frammentazione della rete.

I giorni dell’anarchia digitale stanno arrivando al termine e le relative implicazioni saranno profonde; pensate come l’operatività ridotta delle grandi multinazionali del digitale statunitensi inciderà sul connesso relativo soft power americano.

I trent’anni di egemonia in solitaria degli States, derivanti anche dalla supremazia digitale sviluppata in piene guerra fredda con ARPANET, creazione del Dipartimento della Difesa, sono al temine.

Certo che gli Stati Uniti dovrebbero rinunciare anche al ruolo di manager principale espresso attraverso il controllo di ICN (Internet Corporation for Assign Names and Numbers) e di ICANN svolge un ruolo chiave nella gestione del DNS (Domain Name System). 

Addio al petrolio del 21° secolo: i dati. Addio al colonialismo digitale attraverso i social e le basi hardware dislocate in patria.

I muri digitali quanto saranno alti? Come tutto questo influirà a breve sulle nostre vite? Il blocco occidentale resterà coeso e quindi legato al partito egemone?

Questi sono alcuni degli interrogativi sui quali sarebbe utile iniziare a riflettere.

In fondo è sempre la stessa storia: negli archivi è il futuro.

Chi controllerà il rubinetto determinerà la vita stessa di coloro i quali saranno costretti ad abbeverarsi ad esso: e non senza un prezzo da pagare.

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