martedì 23 aprile 2019

Minaccia ibrida: Sri Lanka era nuova fase della guerra fredda.

A 10 anni dalla fine guerra civile, un'ondata senza precedenti di attacchi terroristici ha colpito lo Sri Lanka. Otto esplosioni hanno colpito durante i riti cristiani della Pasqua chiese e alberghi frequentati da stranieri nelle città di Colombo, Negombo, Kochchikade e Batticaloa. Ulteriori dispositivi esplosivi sono stati trovati anche vicino all'aeroporto internazionale di Colombo e in altre aree.

290 persone, si tratta ancora di stime, sono morte circa 500 ferite. I comunicati ufficiali riferisco di 31 stranieri deceduti e altri 14 dispersi.

Per la prima volta, lo Sri Lanka deve far fronte ad una continua minaccia portata dal terrorismo islamista alla propria incolumità interna mettendo, mettendo nel contempo a repentaglio il vitale settore turistico del Paese e gli importanti investimenti esteri indispensabili al mantenimento degli equilibri politici interni.

Nell’immediato è logico ritenere che questi attacchi porteranno al riacutizzarsi di tensioni collettive a causa dei pessimi rapporti tra i politici nazionalisti buddisti e la comunità islamica Tamil. Questa situazione, in prospettiva elettorale, favorirà senz’altro gli sfidanti dell'opposizione nelle elezioni nazionali di quest'anno, incluso l'ex presidente di lunga data Mahinda Rajapaksa a causa della evidente incapacità del governo di intervenire in relazione agli avvertimenti sul rischio di imminenti attacchi che comunque c’erano stati.

Il governo dello Sri Lanka ritiene che gli attentati siano stati pensati ed organizzati con la complicità di forze ostile all’attuale assetto governativo; pare che gli aggressori abbiano potuto contare su appoggi provenienti da gruppi transnazionali ancora non individuati. A supporto di questa ipotesi intervengono valutazioni oggettive connesse al grado di sofisticazione nella fabbricazione delle bombe che, sempre secondo il governo potrebbe essere connesso con l’operare di combattenti dello Sri Lanka di ritorno dai campi di battaglia in Iraq e in Siria; fonti ufficiali dello Sri Lanka parlano di 32 cittadini rientrati dopo essersi recati in Siria per unirsi allo Stato islamico.

Lo Sri Lanka ha una lunga storia di spaccature etniche e violenza intercomunali. Le maggiori tensioni coinvolgono i buddisti cingalesi  e ila minoranza  Tamil con una residuale  percentuale di popolazione musulmana intrappolata in questo complesso equilibrio. 

La comunità musulmana cingalese è stata perseguitata dalle Tigri Tamil durante la guerra civile costringendo molti musulmani ad espatriare in un primo tempo per fare ritorno dall'estero radicalizzatisi verso forme estremizzate di Islam. Anche il crescente peso del nazionalismo buddista dello Sri Lanka ha contribuito limitare l’azione della piccola comunità musulmana. In sostanza un governo dello Sri Lanka, con alle spalle decenni di contro-insurrezione, rappresenta senza dubbio un fattore limitante per la capacità operativa dei militanti jihadisti nel Paese.

Ma se così stanno le cose allora ci si deve interrogare sui fatti in argomento alzando lo sguardo per allargare il campo visivo ed analitico sull’orizzonte internazionale. Ancora una volta, appare subito chiaro che l’interesse dei grandi competitori internazionali USA-CINA possa fornire una ragionevole chiave di lettura per comprendere l’interesse esterno nell’agitare le acque del Paese.

USA e RPC hanno da tempo dato il via ad una nuova fase di quella Guerra Fredda che non è mai finita a differenza di quanto i più sono stati indotti a credere e lo Sri Lanka in questo ambito ha un ruolo pivotale negli equilibri dello scacchiere dell'oceano indiano e quindi della strategia cinese nell'area.  

Come accadeva in passato le forze che hanno un orizzonte mondiale devono necessariamente operare a tale livello contenendo la minaccia dei competitori anche attraverso azioni di forza preventive. Colpire un Paese strategico per il nemico equivale ad indebolirne la capacità offensiva. 

È sufficiente sul tema riflettere sul contrasto USA-URSS del secolo scorso: l’equilibrio stabilito a Yalta non è stato mai realmente messo in discussione preferendo scaricare le tensioni in giro per il mondo. L’Italia in questo senso rappresenta forse l’esempio più evidente con la sua storia del secondo dopoguerra che racconta di strategia della tensione, terrorismi e segreti di stato.

Lo Sri Lanka oggi fa esperienza di quella che definiamo, non ne siamo certo i teorici, Minaccia Ibrida. Trattandosi dell’evoluzione concettuale della vecchia dottrina del containement sposata dagli USA del 1946 per contrastare la potenza sovietica.

Minaccia ibrida in sostanza altro non è che la guerra con qualsiasi altro mezzo che non sia quello espressamente militare; disinformazione, attacchi cyber, sostegno a gruppi terroristici, guerra economica e commerciale sono solo alcune delle armi non convenzionali che rientrano nel suo ambito.

È chiaro che aver colpito le chiese ed i turisti è un messaggio all'occidente in senso lato, a quel coacervo di culture che hanno in comune la presunzione di dominio anche intellettuale sul mondo intero. 
Ma quel dominio te lo devi meritare con i fatti e ricordo a me stesso che la carta per scrivere l'hanno inventata i cinesi.

In tale quadro generale sottolineo, per necessità, il ruolo della criminalità organizzata che, anche nei casi degli attacchi terroristici, sebbene in tale ambito il suo ruolo sia ancillare rispetto alle organizzazione terroristiche, svolge un ruolo determinante nel portare specifiche minacce nel Paese in cui opera. 

Una volta le mafie erano per così dire espressione esclusiva delle società in cui operavano; da tempo non è più così. Esse ormai rappresentano delle holding internazionali che agiscono esattamente come una multinazionale, con gli stessi programmi e soprattutto con la stessa visione. 

La Minaccia ibrida oggi per l’Italia proviene da quelle che qualcuno definisce piccole mafie; sono piccole ma in salute e cresceranno dopate dalla legge del mercato. 

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