venerdì 19 aprile 2019

Guerra fredda in Salsa di soia: la Cina di oggi come la Russia di ieri.

Colgo l’occasione della pubblicazione dell’analisi di Venusia Salzillo sul memorandum commerciale d’intesa Italia Cina sul sito Geocrimeacademy, che, come denunciato con palmare evidenza dal nome, si interessa dello studio dei fenomeni criminali, comuni, eversivi e terroristici, per aggiungere alcune riflessioni relative al tema a noi caro della Minaccia Ibrida derivante dall’azione di forze straniere avverse al nostro Paese.

Un memorandum d’intesa altro non è che la condivisione programmatica di un progetto, in questo caso di natura commerciale, non vincolante tra le parti; il valore oggettivo dell’accordo, allo stato dell’arte, va ricercato nell’averlo presentato con tanta cerimoniosa ufficialità al mondo. 

Il nostro Paese, come del resto l’Unione europea, non ha una politica estera intellegibile, chiara e determinata; essa è ostaggio delle strutture di potere economico a partecipazione, sempre più minoritaria, statale; le grandi aziende una volta di Stato ed oggi tanto forti da essere autonome rispetto ai governi ed avere quindi forza e potere contrattuale assolutamente autonomi: un bene o un male?

La Cina oggi viene considerata rivale sistemico dell’occidente dimenticando ipocritamente che essa ha potuto assurgere a tale ruolo esclusivamente grazie alla volontà occidentale, che l’ha ammessa l’11 dicembre del 2001 nel consesso della Organizzazione Mondiale del Commercio WTO; in realtà la scelta è stata all’epoca oculata e dettata dalla necessità di scaricare in quella parte di Asia le tensioni economiche occidentali derivanti dal costo del lavoro ormai insostenibile da anni.

Ovviamente, e qui è il nocciolo dell’intera questione, si riteneva di poter gestire la Cina in proiezione futura sotto il profilo della potenziale minaccia per gli equilibri politici internazionali; ma è altresì ovvio che il Dragone, dalla storia millenaria è sempre bene tenerlo a mente, non avrebbe fatto la parte del fratello povero ben consapevole che prima o poi il cadavere del nemico sarebbe passato placidamente cullato dalle acque del fiume.

Ovviamente è Ipocrita l’Unione europea quando chiede all’Italia di allinearsi alle politiche economiche continentali che non esistono visto che ogni Paese, e non certo l’Italia per prima e in misura considerevole, ha rincorso la Cina ed il suo manifatturiero alla ricerca di favorevoli scambi commerciali per sanare conti di bilancio sempre più disastrosi.

Il tema centrale oggi non è economico, sebbene abbia un suo peso, è geopolitico e di potenza di dominio. Oggi che la Repubblica popolare cinese per fisiologiche dinamiche di sviluppo non può più limitarsi al ruolo di produttore a basso costo di merci vengono al pettine le questioni politiche e le relative paure.

Tutto il blocco occidentale, States in primo luogo, dopo essersi fatto penetrare da scambi economici per un ventennio si rende conto che è arrivato il momento di bloccare l’avanzata gialla. 

È evidente che la guerra fredda a livello mondiale non è mai finita dal quel discorso del 5 marzo 1946 al Westminster College di Fulton in Missouri USA di Sir. Winston Churchill: una cortina di ferro è scesa sull’Europa.

Dopo settant’anni siamo ancora qui a parlare di nemici sistemici dell’occidente, ieri l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, oggi la Repubblica Popolare Cinese. Sembra uno schema, un gioco del quale il mondo capitalista non può fare a meno.

Ieri temevamo la Santa madre Russia, oggi abbiamo paura del Dragone cinese in salsa di soia.

È comunque concreta la minaccia che la Cina rappresenta per i nostri sistemi politici economici e sociali; in Cina non si vota e i diritti dei lavoratori sono al di sotto degli standard occidentali. O meglio, lo erano, ed il bello della storia è che noi in occidente abbiamo abbassato i nostri mentre loro li stanno elevando: sarà questa la vera paura?

Ad ogni modo la minaccia è concreta e molto più subdola rispetto alla vecchia e cara paura degli epigoni di baffone; ne parleremo ancora.
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