venerdì 20 settembre 2019

I Paesi Bassi alle prese con un brusco risveglio: siamo un narcostato.

Fare le Cassandre non è mai pagante ma almeno qualche riflessione la si può snocciolare non per gusto quanto piuttosto per umile buon senso.

Umiltà e buon senso che mancano a coloro i quali in Europa, pontificando sulle disgrazie e mancanze altrui, si sono sempre eretti a custodi della giustizia e delle migliori politiche anticrimine.

Lo impararono a loro spese i tedeschi ai tempi della strage di Duisburg che hanno continuato ad apprendere lezioni con gli attentati terroristici di matrice fondamentalista-islamista. I francesi dal canto loro hanno ben chiaro cosa sia il crimine organizzato ed il terrorismo essendo un Paese coloniale e d’immigrazione.

L’Olanda,  al contrario, si atteggiava a candida e pura anima fiera delle proprie politiche di gestione dell’immigrazione e anticrimine. 

Partendo dal dato di fatto che i porti olandesi da tempo immemore rivestono un ruolo di primaria importanza nella interconnessione dei traffici di droghe, nessuna esclusa, a livello mondiale, avrebbero dovuto prestare attenzione agli avvertimenti che dai vari consessi internazionali finalizzati a modificare direttamente l’approccio anticrimine ma soprattutto quello all’immigrazione.


mercoledì 18 settembre 2019

Vi spiego Internet delle cose ed i suoi pericoli.

Lo sapevate di partecipare alla quarta rivoluzione industriale con la manina e gli occhi incollati allo schermo del vostro smartphone? 
Siamo tutti compartecipi dell’evoluzione della rete internet verso la sua trasformazione in Internet delle cose ossia quella rete globale di oggetti tra loro collegati, o collegabili, in grado di inter-comunicare verso punti nodali a noi sconosciuti a cui consegnamo gran parte della nostra essenza umana attraverso il nostro lifelogging: scelte, esperienze e relazioni interpersonali.
Prescindendo, per il momento, dall’approfondimento delle dinamiche di interrelazione con la rete, puntiamo la nostra attenzione all’essenza di Internet delle cose: la possibilità degli oggetti di essere collegati ad un sistema globale di scambio di dati di natura digitale ossia basati su codici numerici. 

giovedì 23 maggio 2019

MINACCIA IBRIDA: nuove dialettiche tra oriente ed occidente.

“… il potere militare degli Stati Uniti d’America, dopo un periodo di atrofia strategica, emerge indebolito …” .
James Mattis - Summary of the 2018 National Defense Strategy of the United States of America - 2018 .

Patendo da questo assunto, che evidenzia una forte autocritica da parte dell’apparato militare della maggiore potenza mondiale, possiamo ritenere a buona ragione che l’attuale situazione internazionale si caratterizza per una estrema volatilità che ostacola un cogente rispetto delle regole di fair play nello scenario della competizione internazionale.

“… anche nel 2018, l’azione dell’intelligence italiana si è misurata con molteplici fattori di instabilità e minaccia, che hanno contribuito a disegnare una situazione generale connotata da strema fluidità e dunque potenzialmente idonea a far emergere, pure in modo repentino, scendi di rilevante ed immediato impatto sulla sicurezza e sugli interessi nazionali … “. Relazione al Parlamento sulla Politica dell’informazione per la sicurezza 2018.

La nostra intelligence, nel gennaio dell’anno in corso, riferendosi al quadro situazionale che ha dovuto fronteggiare delinea una situazione di estrema pericolosità che appare essere stata completamente sottovalutata nella sua evidente gravità per il futuro dell’Italia.

L’azione dei nuovi player a carattere mondiale si fonda su politiche estere assertive nel tentativo di alterare a proprio vantaggio i futuri equilibri internazionali.

Con questa conferenza che Geocrimeacademy intende porre all’attenzione il tema della Minaccia Ibrida, quale ricorso da parte di  forze esterne agli interessi nazionali ad azioni di forza convenzionali e non convenzionali, evidenziata - affatto velatamente - anche dal nostro comparto sicurezza. 

domenica 19 maggio 2019

Chiudetevi in casa: la deriva atomista dell'essere umano.

Non si commette violenza privata qualora si installino telecamere di videosorveglianza direzionate in strada a patto che opportunamente segnalate.


Con la sentenza n. 20527/19, della quinta sezione penale, pubblicata il 13 maggio 2019, la Corte di Cassazione ha accolto i ricorso di due cittadini che avevano inteso proteggere la propria abitazione con l’ausilio di un apparato di videosorveglianza installato sulle mura perimetrali e direzionato verso la pubblica strada.

I giudici hanno ritenuto che i ricorrenti non fossero responsabili
del reato ascritto, e configurato quale violenza privata, perché il fatto non sussiste. I giudici, anche in relazione alla sentenza C212/13, della Corte di Giustizia europea hanno ritenuto che il trattamento di dati personali altrui senza consenso dell’interessato deve ritenersi possibile quando risulta strettamente necessario a realizzare l’interesse del responsabile, ad esempio la difesa della proprietà privata.

Ovviamente resta fermo e d imprescindibile l’obbligo di segnalare la presenza di apparati di videosorveglianza.

È chiaro che, senza allarmismi, la nostra società va sempre più attrezzandosi per l’autotutela della propria sicurezza.

In tale quadro ovviamente rientrano le recenti proiezioni normative sulla legittima difesa.

In effetti è diverso riflettere sul tema e porsi delle domande perché questa deriva avrà profonde ripercussioni sulla struttura organizzativa delle comunità con un portato rilevante sulla vita quotidiana dei cittadini.

Tramontata definitivamente finanche la sola propaganda della polizia di prossimità siamo molto più vicini al modello cinese, di sovietica memoria, del cittadino che controlla il proprio vicino avviando una dinamica che sfocerà inevitabilmente nella delazione.

Anche quest’ultimo caso conferma la nostra idea di involuzione sociale con un ritorno al peggiore passato; ad un nuovo medioevo caratterizzato da dinamiche sociali elementari e violente.

Quando l’essere umano si chiude in se stesso è segno di involuzione e mai di progresso; la deriva sociale galoppa velocemente verso forme elementari di atomizzazione delle relazioni ampliate dai social media che sterilizzano qualsiasi pulsione al vivere collettivo.

Chiusi in casa a controllare monitor e touch screen non potrà portare nulla di buono per l’occidente e quindi per l’umanità. 

sabato 11 maggio 2019

Le date della Nuova (o 2.0.) Guerra Fredda: dalla Serbia di Milosevic all'accordo con la WTO e il ruolo della Cina.

La storia è fatta di date; perlomeno le date ci aiutano a fissare agglutinandoli una serie di fatti che caratterizzano un periodo temporale.

Ho imparato tardi l’importanza delle date; non dal sussidiario delle elementari, o sui libri della scuola media, ma all’università sostenendo l’esame di letteratura contemporanea. Parlavo di uno dei miei poeti preferiti Giuseppe Ungaretti e mi piccavo di essere preparato. La mia esaminatrice, una sua assistente ed allieva, non avendo io risposto correttamente a questa domanda: quando venne pubblicato il Porto Sepolto, mi seppellì con la mia preparazione. E fece bene perché mi diede modo, con la sua puntuale spiegazione, di capire che la raccolta uscendo nel 1916 si portava appresso una serie di considerazioni che altrimenti avrebbero perso di senso svilendo completamente l’opera del poeta immersa in quel torno di tempo.

Mi si perdoni questo lungo preambolo nostalgico, ma tornando al tema che vogliamo affrontare possiamo affermare che nella nuova fase della Guerra Fredda, quelli digitalizzati direbbero fase 2.0, che investe USA, CINA e RUSSIA esistono due date fondamentali da non dimenticare mai per nessuna ragione.

L’11 dicembre del 2001 la Cina firma il protocollo di adesione ed ingresso nella World Trade Organization WTO. Ossia: la Cina entra nella competizione mondiale del commercio sedendosi al tavolo che conta accettandone le regole. La Cina è già proiettata verso un futuro da protagonista; il suo millenario distacco dalle cose del mondo non ha più ragione di sussistere nel sistema globalizzato e aperto dei commerci.

L’altra data fondamentale, che difficilmente entrerà nei testi scolastici, sarà quella della notte fra il 7 e l’8 maggio 1999. Siamo a Belgrado in piena guerra balcanica tra la NATO e la Serbia di Milosevic: cinque missili Usa colpiscono l’ambasciata cinese a Belgrado. Morti e feriti anche tra i diplomatici cinesi. 
Un tragico errore si dolgono gli americani.

Pare si trattasse, com’era ovvio, di ben altro; gli americani colpirono un gruppo elitario dei servizi segreti serbi rifugiatosi nell’ambasciata cinese. Per lo meno ne è certo lo stesso ex presidente cinese Jiang Zemin stando al racconto delle sue memorie. 

La NATO lo definisce ancora oggi un incidente mentre la Cina continua a ritenerlo un atto di guerra. Un fatto è certo gli USA avvertirono la Russia (tramite la questione serba) e la Cina su chi fosse lo sceriffo in città.

Per noi proprio questa è la data che segna la nuova fase storica che viviamo e che è caratterizzata dalla ricerca di un nuovo equilibrio stile Yalta ancora di la da venire. 

Due date, due fatti, che ci consentono di parlare di una nuova Guerra Fredda con il commercio al centro.

E se si tratta di guerra con il commercio la centro è chiaro che le schermaglie tra le potenze egemoni, Russia, Cina e USA abbiano armi economiche  come le sanzioni e i dazi commerciali.

Chiariamo subito una cosa: nell’altra Guerra Fredda, quella 1.0, la politica contava molto di più rispetto all’oggi monopolizzato da finanza ed economia.

Oggi la guerra la si fa anche tramite twitter come ha dimostrato di recente il presidente statunitense Donald Trump che ha twittato che i colloqui con la controparte cinese stavano andando troppo lentamente promettendo più di doppi dazi su beni cinesi per $ 200 miliardi. Ovvia reazione cinese di mancato acquisto del debito pubblico americano

Per la Repubblica Popolare Cinese quest’anno è emotivamente importante a causa di una serie di anniversari: il 1° ottobre saranno 70 anni dalla fondazione della Repubblica popolare e il presidente in carica non può certo dimostrarsi un debole. 

Un cinguettio è stato sufficiente a mettere i leader cinesi davanti al fatto compiuto: una guerra commerciale in piena regola con gli Stati Uniti è divenuta realtà.

Si badi bene, nostro è il convincimento che, come nella precedente, a matrice accordi di Yalta, anche in questa nuova fase della Guerra Fredda nessuno dei principali contendenti ha la benché minima intenzione di impegolarsi in alcuna guerra calda. 
Così come USA e URSS hanno sempre rispettato gli accordi presi alla fine della seconda guerra mondiale, così oggi Cina, Russia e America non hanno alcun interesse a ingaggiare guerre frontali.

Purtroppo è proprio per questa ragione che dobbiamo preoccuparci e molto; finora non ho nominato l’Europa per il semplice fatto che questa rappresenta il tavolo da gioco al quale queste potenze prenderanno posto.

D’altro canto anche la guerra fredda 1.0 si è giocata nel Vecchio Continente: speriamo solo di condividerne il fardello con le regioni asiatiche, africane e pacifiche. 
Magrissima, miserrima e miserabile consolazione.

giovedì 25 aprile 2019

Splinternet: la frammentazione della rete e la fine del trentennio di libertà digitale.

In Italia abbiamo cose molto più serie di cui parlare (sic.), ma nel resto del pianeta i Paesi avanzati da tempo si interrogano sul futuro della rete internet. Noi forse in questo campo siamo ancora talmente indietro dall’essere avvantaggiati quando, come sembra, la reste mondiale subirà una contrazione dei suoi limiti.

Internet non più grande fratello globale, ma fratellino locale.

I giorni di un internet senza frontiere stanno per lasciare il passo a regolatori e confini digitali destinati ad aumentare nei prossimi anni.

Nazionalismo, timore di colonizzazione digitale e privacy spingono in questa direzione; forze che sono destinate ad accelerare la propria spinta propulsiva verso la frammentazione della rete.

Ovviamente il tutto parte come sempre da chi ha il banco: gli Stati Uniti d’America; pare che nel prossimo futuro e a breve termine sosterranno ancora un modello di internet relativamente aperto, tenendo bene a mente che un patto globale per governare il cyberspazio legherebbe le sue stesse mani nella competizione aperta con la Cina.

Un complesso labirinto di regole diverse, regole e sfide per la sicurezza informatica domineranno l'Internet di domani, che diventerà sempre più prioritario per le aziende.

Questo è il problema che nel nostro piccolo, come Paese, ci investe direttamente.

I primi tre decenni dello sviluppo di Internet sono  già parte della storia e saranno ricordati come il periodo aperto e, tutto sommato, con poche regole al di là di casi specifici.

Oggi sia i Paesi che le grandi multinazionali erigono muri digitali nella rete Internet; questo concetto è stato battezzato mediaticamente come splinternet, balcanizzazione o frammentazione della rete.

I giorni dell’anarchia digitale stanno arrivando al termine e le relative implicazioni saranno profonde; pensate come l’operatività ridotta delle grandi multinazionali del digitale statunitensi inciderà sul connesso relativo soft power americano.

I trent’anni di egemonia in solitaria degli States, derivanti anche dalla supremazia digitale sviluppata in piene guerra fredda con ARPANET, creazione del Dipartimento della Difesa, sono al temine.

Certo che gli Stati Uniti dovrebbero rinunciare anche al ruolo di manager principale espresso attraverso il controllo di ICN (Internet Corporation for Assign Names and Numbers) e di ICANN svolge un ruolo chiave nella gestione del DNS (Domain Name System). 

Addio al petrolio del 21° secolo: i dati. Addio al colonialismo digitale attraverso i social e le basi hardware dislocate in patria.

I muri digitali quanto saranno alti? Come tutto questo influirà a breve sulle nostre vite? Il blocco occidentale resterà coeso e quindi legato al partito egemone?

Questi sono alcuni degli interrogativi sui quali sarebbe utile iniziare a riflettere.

In fondo è sempre la stessa storia: negli archivi è il futuro.

Chi controllerà il rubinetto determinerà la vita stessa di coloro i quali saranno costretti ad abbeverarsi ad esso: e non senza un prezzo da pagare.

martedì 23 aprile 2019

Minaccia ibrida: Sri Lanka era nuova fase della guerra fredda.

A 10 anni dalla fine guerra civile, un'ondata senza precedenti di attacchi terroristici ha colpito lo Sri Lanka. Otto esplosioni hanno colpito durante i riti cristiani della Pasqua chiese e alberghi frequentati da stranieri nelle città di Colombo, Negombo, Kochchikade e Batticaloa. Ulteriori dispositivi esplosivi sono stati trovati anche vicino all'aeroporto internazionale di Colombo e in altre aree.

290 persone, si tratta ancora di stime, sono morte circa 500 ferite. I comunicati ufficiali riferisco di 31 stranieri deceduti e altri 14 dispersi.

Per la prima volta, lo Sri Lanka deve far fronte ad una continua minaccia portata dal terrorismo islamista alla propria incolumità interna mettendo, mettendo nel contempo a repentaglio il vitale settore turistico del Paese e gli importanti investimenti esteri indispensabili al mantenimento degli equilibri politici interni.

Nell’immediato è logico ritenere che questi attacchi porteranno al riacutizzarsi di tensioni collettive a causa dei pessimi rapporti tra i politici nazionalisti buddisti e la comunità islamica Tamil. Questa situazione, in prospettiva elettorale, favorirà senz’altro gli sfidanti dell'opposizione nelle elezioni nazionali di quest'anno, incluso l'ex presidente di lunga data Mahinda Rajapaksa a causa della evidente incapacità del governo di intervenire in relazione agli avvertimenti sul rischio di imminenti attacchi che comunque c’erano stati.

Il governo dello Sri Lanka ritiene che gli attentati siano stati pensati ed organizzati con la complicità di forze ostile all’attuale assetto governativo; pare che gli aggressori abbiano potuto contare su appoggi provenienti da gruppi transnazionali ancora non individuati. A supporto di questa ipotesi intervengono valutazioni oggettive connesse al grado di sofisticazione nella fabbricazione delle bombe che, sempre secondo il governo potrebbe essere connesso con l’operare di combattenti dello Sri Lanka di ritorno dai campi di battaglia in Iraq e in Siria; fonti ufficiali dello Sri Lanka parlano di 32 cittadini rientrati dopo essersi recati in Siria per unirsi allo Stato islamico.

Lo Sri Lanka ha una lunga storia di spaccature etniche e violenza intercomunali. Le maggiori tensioni coinvolgono i buddisti cingalesi  e ila minoranza  Tamil con una residuale  percentuale di popolazione musulmana intrappolata in questo complesso equilibrio. 

La comunità musulmana cingalese è stata perseguitata dalle Tigri Tamil durante la guerra civile costringendo molti musulmani ad espatriare in un primo tempo per fare ritorno dall'estero radicalizzatisi verso forme estremizzate di Islam. Anche il crescente peso del nazionalismo buddista dello Sri Lanka ha contribuito limitare l’azione della piccola comunità musulmana. In sostanza un governo dello Sri Lanka, con alle spalle decenni di contro-insurrezione, rappresenta senza dubbio un fattore limitante per la capacità operativa dei militanti jihadisti nel Paese.

Ma se così stanno le cose allora ci si deve interrogare sui fatti in argomento alzando lo sguardo per allargare il campo visivo ed analitico sull’orizzonte internazionale. Ancora una volta, appare subito chiaro che l’interesse dei grandi competitori internazionali USA-CINA possa fornire una ragionevole chiave di lettura per comprendere l’interesse esterno nell’agitare le acque del Paese.

USA e RPC hanno da tempo dato il via ad una nuova fase di quella Guerra Fredda che non è mai finita a differenza di quanto i più sono stati indotti a credere e lo Sri Lanka in questo ambito ha un ruolo pivotale negli equilibri dello scacchiere dell'oceano indiano e quindi della strategia cinese nell'area.  

Come accadeva in passato le forze che hanno un orizzonte mondiale devono necessariamente operare a tale livello contenendo la minaccia dei competitori anche attraverso azioni di forza preventive. Colpire un Paese strategico per il nemico equivale ad indebolirne la capacità offensiva. 

È sufficiente sul tema riflettere sul contrasto USA-URSS del secolo scorso: l’equilibrio stabilito a Yalta non è stato mai realmente messo in discussione preferendo scaricare le tensioni in giro per il mondo. L’Italia in questo senso rappresenta forse l’esempio più evidente con la sua storia del secondo dopoguerra che racconta di strategia della tensione, terrorismi e segreti di stato.

Lo Sri Lanka oggi fa esperienza di quella che definiamo, non ne siamo certo i teorici, Minaccia Ibrida. Trattandosi dell’evoluzione concettuale della vecchia dottrina del containement sposata dagli USA del 1946 per contrastare la potenza sovietica.

Minaccia ibrida in sostanza altro non è che la guerra con qualsiasi altro mezzo che non sia quello espressamente militare; disinformazione, attacchi cyber, sostegno a gruppi terroristici, guerra economica e commerciale sono solo alcune delle armi non convenzionali che rientrano nel suo ambito.

È chiaro che aver colpito le chiese ed i turisti è un messaggio all'occidente in senso lato, a quel coacervo di culture che hanno in comune la presunzione di dominio anche intellettuale sul mondo intero. 
Ma quel dominio te lo devi meritare con i fatti e ricordo a me stesso che la carta per scrivere l'hanno inventata i cinesi.

In tale quadro generale sottolineo, per necessità, il ruolo della criminalità organizzata che, anche nei casi degli attacchi terroristici, sebbene in tale ambito il suo ruolo sia ancillare rispetto alle organizzazione terroristiche, svolge un ruolo determinante nel portare specifiche minacce nel Paese in cui opera. 

Una volta le mafie erano per così dire espressione esclusiva delle società in cui operavano; da tempo non è più così. Esse ormai rappresentano delle holding internazionali che agiscono esattamente come una multinazionale, con gli stessi programmi e soprattutto con la stessa visione. 

La Minaccia ibrida oggi per l’Italia proviene da quelle che qualcuno definisce piccole mafie; sono piccole ma in salute e cresceranno dopate dalla legge del mercato. 

venerdì 19 aprile 2019

Guerra fredda in Salsa di soia: la Cina di oggi come la Russia di ieri.

Colgo l’occasione della pubblicazione dell’analisi di Venusia Salzillo sul memorandum commerciale d’intesa Italia Cina sul sito Geocrimeacademy, che, come denunciato con palmare evidenza dal nome, si interessa dello studio dei fenomeni criminali, comuni, eversivi e terroristici, per aggiungere alcune riflessioni relative al tema a noi caro della Minaccia Ibrida derivante dall’azione di forze straniere avverse al nostro Paese.

Un memorandum d’intesa altro non è che la condivisione programmatica di un progetto, in questo caso di natura commerciale, non vincolante tra le parti; il valore oggettivo dell’accordo, allo stato dell’arte, va ricercato nell’averlo presentato con tanta cerimoniosa ufficialità al mondo. 

Il nostro Paese, come del resto l’Unione europea, non ha una politica estera intellegibile, chiara e determinata; essa è ostaggio delle strutture di potere economico a partecipazione, sempre più minoritaria, statale; le grandi aziende una volta di Stato ed oggi tanto forti da essere autonome rispetto ai governi ed avere quindi forza e potere contrattuale assolutamente autonomi: un bene o un male?

La Cina oggi viene considerata rivale sistemico dell’occidente dimenticando ipocritamente che essa ha potuto assurgere a tale ruolo esclusivamente grazie alla volontà occidentale, che l’ha ammessa l’11 dicembre del 2001 nel consesso della Organizzazione Mondiale del Commercio WTO; in realtà la scelta è stata all’epoca oculata e dettata dalla necessità di scaricare in quella parte di Asia le tensioni economiche occidentali derivanti dal costo del lavoro ormai insostenibile da anni.

Ovviamente, e qui è il nocciolo dell’intera questione, si riteneva di poter gestire la Cina in proiezione futura sotto il profilo della potenziale minaccia per gli equilibri politici internazionali; ma è altresì ovvio che il Dragone, dalla storia millenaria è sempre bene tenerlo a mente, non avrebbe fatto la parte del fratello povero ben consapevole che prima o poi il cadavere del nemico sarebbe passato placidamente cullato dalle acque del fiume.

Ovviamente è Ipocrita l’Unione europea quando chiede all’Italia di allinearsi alle politiche economiche continentali che non esistono visto che ogni Paese, e non certo l’Italia per prima e in misura considerevole, ha rincorso la Cina ed il suo manifatturiero alla ricerca di favorevoli scambi commerciali per sanare conti di bilancio sempre più disastrosi.

Il tema centrale oggi non è economico, sebbene abbia un suo peso, è geopolitico e di potenza di dominio. Oggi che la Repubblica popolare cinese per fisiologiche dinamiche di sviluppo non può più limitarsi al ruolo di produttore a basso costo di merci vengono al pettine le questioni politiche e le relative paure.

Tutto il blocco occidentale, States in primo luogo, dopo essersi fatto penetrare da scambi economici per un ventennio si rende conto che è arrivato il momento di bloccare l’avanzata gialla. 

È evidente che la guerra fredda a livello mondiale non è mai finita dal quel discorso del 5 marzo 1946 al Westminster College di Fulton in Missouri USA di Sir. Winston Churchill: una cortina di ferro è scesa sull’Europa.

Dopo settant’anni siamo ancora qui a parlare di nemici sistemici dell’occidente, ieri l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, oggi la Repubblica Popolare Cinese. Sembra uno schema, un gioco del quale il mondo capitalista non può fare a meno.

Ieri temevamo la Santa madre Russia, oggi abbiamo paura del Dragone cinese in salsa di soia.

È comunque concreta la minaccia che la Cina rappresenta per i nostri sistemi politici economici e sociali; in Cina non si vota e i diritti dei lavoratori sono al di sotto degli standard occidentali. O meglio, lo erano, ed il bello della storia è che noi in occidente abbiamo abbassato i nostri mentre loro li stanno elevando: sarà questa la vera paura?

Ad ogni modo la minaccia è concreta e molto più subdola rispetto alla vecchia e cara paura degli epigoni di baffone; ne parleremo ancora.

martedì 16 aprile 2019

Master in Criminologia investigativa sulla devianza nello Stato di diritto: stato profondo, mafie e terrorismi.


GeocrimeAcademy in partenariato con l'università Nicolò Cusano presenta il master in Criminologia investigativa sulla  devianza nello Stato di diritto: stato profondo, mafie e terrorismi.

Il Master si propone di fornire allo studente gli strumenti cognitivi, propri dell'analisi criminologica e geopolitica dei fenomeni legati allo Stato Profondo ed alla Minaccia Ibrida, finalizzati alla formazione di un bagaglio composito di tecniche d'analisi fruibili per la comprensione dei fatti storici e di cronaca.  

link al bando

per ulteriori informazioni:  info@geocrimeacademy.com


Tramite l'approccio criminologico e criminalistico, si propone la lettura e l'interpretazione di alcuni dei momenti più importanti e tragici dello sviluppo della vita democratica del Paese, privilegiando le interconnessioni multidisciplinari, delineando un quadro generale dello sviluppo della società italiana assolutamente innovativo e spesso sorprendente. 

Il percorso formativo, attraverso lo studio sia sincronico che diacronico degli avvenimenti che hanno caratterizzato lo sviluppo dell'Italia sotto i profili storico, politico ed economico, consentirà allo studente di raggiungere la formazione di una propria capacitàanalitica attraverso l'acquisizione di modelli operativi propri dell'intelligence​. 

Il quadro complessivo dell'offerta formativa travalicherà la semplice acquisizione di terminologia, modelli e procedure d'analisi, dimostrando l'importanza di un approccio di natura olistica per la comprensione e la gestione della attuale congiuntura. 
Lo studente acquisirà e strutturerà, attraverso il lavoro dei docenti, una propria capacitàd'analisi su base criminologica e criminalistica fruibile nei settori delle scienze politiche, giuridiche, sociali e finanche economiche. 

L'approccio proposto garantisce infine lo sviluppo di una rinvigorita coscienza critica relativa alle dinamiche dei diversi poteri che più che mai interagiscono delineando i destini dei popoli. 
Tramite l'analisi di un percorso storico, letto nel contesto geopolitico coevo, partendo dalla fase pre-risorgimentale, determineremo la nascita e lo sviluppo della nazione e dello Stato italiano e le sue relazioni internazionali. 

Tramite la lettura ed interpretazione dell'evoluzione, o involuzione, degli strumenti giuridici, delle dinamiche economiche che hanno determinato la storia italiana dal secondo dopoguerra in avanti e delle sinergie, anche criminali, che ne hanno determinato o modificato l'esito arriveremo a motivare l'attuale situazione economica, politica ed internazionale del nostro paese. 
Acquisiremo le tecniche criminologiche e i mezzi di contrasto, tecnici e giuridici, alle forme di criminalità comune e terroristica. 

Procederemo ad una lettura critica, sulla base di specifici nodi gordiani, della cronaca italiana dall'unitàal secondo dopoguerra, alla strategia della tensione, ai vari casi singoli da Enrico Mattei ad Aldo Moro per giungere alle stragi del 1992/1993, al fine ultimo di determinare nello studente lo sviluppo, in prospettiva, di un'autonoma capacitàdi comprensione critica dei fatti.

Per l'iscrizione al Master è richiesto il possesso di almeno uno dei seguenti titoli:
  1. Laurea conseguita secondo gli ordinamenti didattici precedenti il decreto ministeriale 3 novembre 1999 n. 509;
  2. Lauree ai sensi del D.M. 509/99 e ai sensi del D.M. 270/2004;
  3. Lauree specialistiche ai sensi del D.M. 509/99 e lauree magistrali ai sensi del D.M. 270/2004;
I candidati in possesso di titolo di studio straniero non preventivamente dichiarato equipollente da parte di una autorità accademica italiana, potranno chiedere al Comitato Scientifico il riconoscimento del titolo ai soli limitati fini dell'iscrizione al Master. Il titolo di studio straniero dovrà essere corredato da traduzione ufficiale in lingua italiana, legalizzazione e dichiarazione di valore a cura delle Rappresentanze diplomatiche italiane nel Paese in cui il titolo è stato conseguito.
I candidati sono ammessi con riserva previo accertamento dei requisiti previsti dal bando.

I titoli di ammissione devono essere posseduti alla data di scadenza del termine utile per la presentazione per le domande di ammissione.

L'iscrizione al Master è incompatibile con altre iscrizioni a Corsi di laurea, master, Scuole di specializzazione e Dottorati.

domenica 20 gennaio 2019

Ecco spiegato come le Mafie si evolvono

La criminalità è un problema di sempre  maggiore attualità poiché ha riflessi diretti sulla sicurezza, reale e percepita, delle comunità nelle quali viviamo. Insieme al pericolo radicale islamista ed agli effetti provocati dalla molteplici attività insurrezionali in tutto il mondo, di criminalità si parla sempre più spesso anche in relazione ai legami che connettono i traffici illeciti alle fonti di finanziamento del terrorismo.

Tuttavia l’analisi dei fenomeni criminali è spesso confinata alla comprensione degli aspetti di natura repressiva, tralasciando completamente le dinamiche internazionali che determinano il successo o la scomparsa di organizzazioni criminali anche complesse.

Al contrario è utile comprendere le motivazioni che determinano l’evoluzione di questi fenomeni, soprattutto a connotazione transnanzionale poiché interagiscono con organizzazioni che operano in Paesi anche distanti migliaia di chilometri.
Per dimostrare quanto utile sia questo approccio partiamo dal domandarci come nasce una mafia:
* disagio sociale da squilibri economici;
* fattori contingenti di natura storica;
* corruzione;
* mancanza o insufficienza di Stato. 

Ed ecco quali sono le caratteristiche principali che connotano le mafie tradizionali italiane: 
  • un processo storico che ne ha determinato la nascita e lo sviluppo in ragione di elementi economici, politici e sociali;
  • l’uso eventuale della violenza; un sincretismo religioso (di natura culturale) che ha risvolti sotto il profilo rituale e quindi strutturale; 
  • lo sfruttamento della diaspora per l’acquisizione di un profilo internazionale; 
  • un’acquisita resilienza.

Queste considerazioni evidenziano le principali caratteristiche che contraddistinguono qualsiasi organizzazione criminale di tipo mafioso che, a differenza delle organizzazioni criminali semplici o comuni, hanno un ulteriore fine che ne caratterizza l’operato: durare nel tempo. E per poter durare nel tempo le mafie hanno bisogno di poter interagire, attraverso la corruzione, con centri d’interesse politici, economici o finanziari con i quali condividono interessi indifferentemente illeciti e leciti.

Una volta compresi questi passaggi obbligatori per qualsiasi organizzazione criminale evoluta di tipo mafioso, è possibile creare un modello concettuale di riferimento a cui ricorrere per valutare la pericolosità di qualsiasi organizzazione criminale.

Per confermare la validità di questo modello analitico di natura empirica ricorro all’analisi della presenza delle organizzazioni criminali nigeriane in territorio italiano datata e consolidata.

Le organizzazioni criminali nigeriane operano in Italia da molti anni privilegiando all’inizio esclusivamente lo sfruttamento ai fini sessuali dell’immigrazione clandestina di giovani nigeriane, entrando anche in conflitto con le organizzazioni criminali italiane, per poi, nel tempo, dedicarsi anche ad attività molto più remunerative come il traffico di sostanze stupefacenti.

Oggi possiamo dire che il declino delle organizzazioni criminali italiane di tipo mafioso, soprattutto in Sicilia e, in parte, in Campania ha consentito l’espansione e il radicamento della criminalità nigeriana con una forte presenza fisica in territori in passato di esclusivo appannaggio della mafia siciliana e della camorra napoletana. Un primo aspetto da sottolineare riguarda il declino delle organizzazioni criminali preesistenti, siciliane e campane,  essenzialmente legato a questi aspetti:
* crisi economica interna e prosciugamento di fondi statali per la realizzazione  e di opere pubbliche;
* sclerotizzazione dei fenomeni migratori e dei rapporti internazionali;
* uscita dai grandi circuiti criminali per cause storiche.

Quest’indebolimento è stato ulteriormente aggravato dalla contingente opera di repressione e contestuale perdita di coperture politiche dovuta alle nuove dinamiche interne alla situazione italiana.

L’insieme di queste dinamiche ha costretto le organizzazioni criminali, in particolari siciliane, a posizioni di difesa con un ritorno al lontano passato che si evidenzia dalla commissione di reati di basso profilo come l’usura o l’estorsione nell’ambito del territorio sotto il proprio controllo.
Sono finiti i tempi della spartizione degli appalti pubblici o delle grandi opere finanziate dallo stato e quindi sono finiti i fondi per l’accesso ai mercati internazionali del traffico degli stupefacenti.

Ed è grazie a quest’analisi che ci si può spiegare la forte presenza e documentata collaborazione di famiglie mafiose siciliane con la criminalità nigeriana in Sicilia nella città di Palermo in particolare. Le organizzazioni criminali nigeriane, grazie all’autorevolezza relazionale e presenza fisica in tutti i principali mercati illeciti internazionali, sfruttano la capacità di reperimento e approvvigionamento di qualsiasi tipo di sostanza stupefacente a cui un tempo le mafie italiane provvedevano in proprio. Si realizza così una forzata convivenza territoriale che però vede ancora, e perlomeno per il momento, in posizione egemone mafia siciliana e camorra rispetto alle organizzazioni nigeriane.

Come si comprende le organizzazioni mafiose altro non sono che una delle facce dello stato di salute interna e delle dinamiche storiche di ciascuna nazione. Il ricorso al modello concettuale proposto, derivante dall’analisi delle caratteristiche emerse dall’esperienza storica delle mafie italiane consente un approccio analitico, sebbene empirico, per la comprensione delle motivazioni che portano alla nascita, allo sviluppo e alla persistenza nel tempo di un’associazione criminale di tipo mafioso aprendo, ovviamente il dibattito alle misure e pratiche per il relativo contrasto.

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