mercoledì 19 dicembre 2018

Come alimentiamo la mafia nigeriana in Italia. Casa nostra e cosa loro.

Non abbiamo finito di parlare di tangenti, pagate per l’acquisizione di licenze e commesse nell’ambito degli scambi commerciali relativi alla compravendita di prodotti per le esigenze energetiche, che i fatti di cronaca ci riportano sul tema.


Sono state depositate le motivazione della sentenza con la quale  il Tribunale di Milano ha condannato i manager e mediatori di Saipem, collegata ENI, per corruzione internazionale relativa all’aggiudicazione di commesse in Algeria, scrive il giudice milanese: ”… Saipem aveva iniziato ad ottenere i primi inviti a partecipare alle gare, avvantaggiandosi della relazione illecita intrattenuta con Khelil che, a fronte dei pagamenti ricevuti, schermati dalla galassia di società facenti capo” al suo allora segretario e braccio destro Farid Bedjaoui (il quale si avvaleva in primis di Samir Ouraied) e dei veicoli riconducibili ad Habour, aveva venduto a caro prezzo, 197 milioni di euro, la discrezionalità dell’ente nell’aggiudicazione delle commesse …”. Per approfondimenti segnalo  questo link al Fatto Quotidiano.

Nel pezzo precedente avevamo visto queste dinamiche di corruzione internazionale all’opera in Nigeria e, ancora una volta, poste in atto per conto dell’ENI, nostra principale società energetica d’interesse nazionale, attraverso le figure di secondo piano a questo scopo dedicate e su cui come in questo caso specifico finiscono per ricadere le responsabilità penali in ragione del fatto che la responsabilità penale è personale.

Un gioco delle parti che, come abbiamo avuto modo di chiarire, fa parte del normale svolgimento di queste pratiche commerciali internazionali.

Abbiamo trattato il tema puntando l’attenzione sull’interesse primario nazionale che ci rende insensibili sotto il profilo etico rispetto alla realizzazione di illeciti penali ammantati da una vena giustificatrice connessa all’interesse collettivo.

Senza tornare sull’argomento, in questa occasione vorrei, invece, far riflettere su di un secondo aspetto connesso ai fenomeni migratori. 

Spesso si sente sproloquiare la frase: aiutiamoli a casa loro. Orbene è evidente che il tema meriterebbe ben più approfondite analisi e riflessioni, tuttavia, almeno una considerazione la possiamo fare: ma quando si pagano queste tangenti miliardarie, fate voi se euro o in dollari, ma più spesso in mezzi finanziari che sfuggono alle dinamiche bancarie, chi ne risulta essere il beneficiario e che cosa comporta l’immissione in Paesi come la Nigeria o l’Algeria di questi flussi di denaro?

La risposta è abbastanza evidente: centri di potere sono i recettori delle tangenti miliardarie. Quindi tanto più denaro in nero si incamera, ovviamente ben lontano dall’entrare nel relativo circuito fiscale nazionale, tanto maggiore sarà il connesso e derivante potere da usare in favore del proprio circuito relazionare per aumentarne il peso politico ed economico alterando ovviamente le dinamiche democratiche.

In sostanza pagare le tangenti non aiuta lo sviluppo dei Paesi produttori di idrocarburi che sono ancora incagliati nella politica post coloniale di delega alle nuove élite locali che, come appare evidente, non fanno l’interesse delle collettività di riferimento.

In Nigeria la maggior parte degli omicidi politici, e sono centinaia da quando nel 1999 è tornata la democrazia, sono avvenuti nella capitale Abuja e negli stati ricchi di petrolio del delta del Niger. Questa semplice dinamica ha favorito lo sviluppo pletorico delle mafie locali che strategicamente si espandono all’estero,pur mantenendo un forte legame con la zona di provenienza, per differenziare gli investimenti dei capitali illeciti a cui si aggiungono le nuove opportunità che i nuovi mercati offrono.


Ebbene, tenete a mente il fenomeno migratorio italiano verso le americhe dalla fine dell’Ottocento o quello più recente, del secondo Novecente, della ‘ndrangheta in gran parte dei Paesi occidentali; altro non ha determinato se non il radicamento delle organizzazioni criminali italiane, sull’onda della nostra diaspora migratoria, che hanno comunque mantenuto un fortissimo legame con i vari poteri, politico ed economico nei territori di origine.

Dallo studio che stiamo portando avanti ormai da anni sulla mafia nigeriana emergono chiare e profonde similitudine con lo sviluppo internazionale delle nostre mafie; e allora forse è il caso di riflettere anche su come aiutare noi stessi, oggi, in casa nostra, perchè le proiezioni previsionali non sono affatto rassicuranti soprattutto alla luce delle linee di sviluppo storico qui accennate. 

Casa loro ormai è divenuta casa o cosa nostra, così come cosa nostra è divenuta cosa loro(quantomeno in termini di calco).


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...