lunedì 29 ottobre 2018

Lo Stato non ha affatto sconfitto le mafie.


In Italia il nemico pubblico dei cittadini è sempre qualcos'altro; mentre i problemi concreti scompaiono dalle prime pagine l'attenzione viene spostata su argomenti  finalizzati ad aprire sterili ed urlati dibattiti: chi ha ucciso l'uomo ragno?

Non abbiamo rilevato indignazione alcuna nei media, e a cascata nell'opinione pubblica, per la pubblicazione della statistica del Ministero dell'Interno secondo la quale dal 2001 al 2017 sono stati commissariati una media di 170 comuni ogni anno; mentre dal gennaio all'agosto dell'anno in corso ne sono stati sciolti 119.

Ricordiamo che un consiglio comunale può essere sciolto, come  specificato dall’articolo 141 del Decreto Legislativo n° 267 del 200 (Testo Unico delle leggi sull’Ordinamento degli Enti Locali), con un provvedimento del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro degli Interni, laddove convergano queste condizioni:
a) quando compiano atti contrari alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge, nonché per gravi motivi di ordine pubblico;
b) quando non possa essere assicurato il normale funzionamento degli organi e dei servizi per una serie di cause invalidanti ;
c) quando non sia approvato nei termini il bilancio.

Ma ad interessarci più da vicino è la quarta categoria, la più importante per le ovvie conseguenze, regolamentata dall’articolo 143 del TUEL che recita: "... Scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare. 

Il comune di San Luca in Calabria non ha un sindaco dal 17 maggio del 2013, nonostante gli  appuntamenti elettorali, nessuna lista è mai stata presentata tanto da indurre all'ovvia riflessione che nel 2018 le mafie contino più dello Stato.

Un tempo, ma ormai la favoletta non regge più, si relegava il problema mafioso al sud del Paese ma oggi sappiamo, e da molto tempo, la commissione Parlamentare Antimafia lo denunciava chiaramente, a volerlo leggere, sin dalla relazione del 1974, le mafie hanno proliferato anche al nord. Esempio calzante è quello del comune sciolto di Rodero, in Lombardia, regione tanto allarmata dal fenomeno da commissionare un primo rapporto di monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia; 400 pagine ad opera dell'università di Milano dove vengono riportati i processi evolutivi delle cosche presenti e del loro interesse sempre più propendente verso politici e dirigenti di amministrazioni locali, costretti a dimettersi o condizionati con l'infallibile mezzo dell'intimidazione.

Allora sarà o no il caso di ammettere che lo Stato non ha affatto sconfittola mafia? Sarà o no il caso di riflettere sui motivi che spingono tanti amministratori locali a cedere alla corruzione? Sarà o no il caso di ammettere che in fondo questo andazzo fa comodo a tanti se non addirittura ai più?

È senz'altro più facile far finta di nulla e parlare del sesso degli angeli, non c'è dubbio, ma attenzione perchè il tutore di ultima istanza dei nostri diritti, lo Stato, è ormai ansimante alle corde, dopodiché nessuno, statene certi tutelerà il cittadino italiano.

Lo stato nazionale subisce attacchi dall'alto dalle istituzioni sovranazionali, spesso influenzate dalla finanza privata internazionale, e dal basso dalla caduta di etica nei comportamenti dei cittadini allorchè questi, quando chiamati a responsabilità amministrative cedono alla corruzione per il proprio interesse. 

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