giovedì 20 settembre 2018

Operazione Blue Moon, la vendetta della storia: l'occidente invaso dagli oppiacei sintetici cinesi



La storia è meravigliosa e si ripete uguale a se stessa con sfumature differenti che sottendono sempre le stesse dinamiche.

Roma, 21 marzo 1970, i carabinieri del Nucleo antidroga fanno irruzione su uno dei caratteristici barconi sul Tevere ed arrestano decine di ragazzi che facevano uso di sostanze stupefacenti.

“2.000 giovani si drogavano sul barcone” è il titolo  del quotidiano Il Tempo di Roma, all’epoca vicino all’ambiente dei servizi segreti e della destra parlamentare.

È nata la questione droga in Italia, teoricamente ascrivibile alla guerra psicologica interna nell'ambito della strategia atlantica, finalizzata a demonizzare il movimento del 1968 ed i giovani che in quel periodo avevano assunto una forza sociale in grado di fronteggiare apertamente i poteri ufficiali.

Stiamo parlando dell’Operazione Blue Moon, organizzata dalla C.I.A. statunitense, condivisa e sostenuta in Europa dai paritetici organismi d’intelligence.

Oggi sappiamo molto di questa operazione clandestina ed è agevole documentarsi in rete, ragione per la quale mi limiterò a porre in evidenza alcuni aspetti salienti relativi al contesto e agli scopi dell’iniziativa atlantista.

La C.I.A. aveva già applicato questo genere di protocollo che prevedeva il ricorso alle droghe, LSD in particolare, per fiaccare la vitalità dei giovani statunitensi quale risposta pratica al movimento giovanile di protesta americano scaturito quale contestazione della guerra del Viet Nam, ma che aveva ragioni assai più profonde a partire dal movimento della beat generation.

L’Italia è, tra quelle europee, la nazione con il più attivo, numeroso e composito, movimento giovanile a carattere studentesco ed operaio deciso a combattere apertamente il potere costituito che sostiene, appunto, gli equilibri atlantisti.

Nel 1970 siamo in piena strategia della tensione (1969-1974) teorizzata in Italia nell’incontro pubblico dell’Hotel Parco dei Principi a Roma[1]; è l’anno del rientrato golpe (non può dirsi fallito né tantomeno semplicisticamente tentato, in quanto sebbene in fase già esecutiva, arrivò il contrordine del tutti a casa) del principe nero J.V.Borghese. 

Le forze conservatrici, attraverso gli apparati dello Stato e dell’aristocrazia industriale, sono impegnate a contenere le richieste sempre più pressanti che provengono dagli strati più bassi della società italiana.

In uno scritto precedente abbiamo già messo in luce il pensiero del maggior imprenditore italiano su quel periodo Giovanni Agnelli.

La C.I.A., con la partecipazione attiva dei servizi segreti italiani, dà il via all’operazione Blue Moon che consisteva nell’inondare di eroina le piazze italiane per fronteggiare l’ondata riformista giovanile.

Almeno tre generazioni subiscono inconsciamente gli effetti di questa perversa strategia; i morti per overdose saranno migliaia, i tossicodipendenti decine di migliaia e una famiglia italiana su tre sarà colpita da questa piaga di stato.

Tutto questo, dicevo, rientrava in una ortodossa, dal punto di vista dei servizi segreti, strategia di contenimento di un nemico che all’epoca era rappresentato dai giovani rei di aver spinto troppo oltre l’asticella delle rivendicazioni dei propri diritti e di quelli dei lavoratori: siamo all’autunno caldo del 1969.

Con l’operazione Blue Moon si volevano quindi ottenere due risultati:

  1. contenere le forze vitali giovani in un ambito ortodosso rispetto al potere costituito;
  2. evitare che questa forza vitale spostasse troppo a sinistra la propria forza aumentando il potere dei partiti di sinistra in Italia. 
 
In questi giorni il Sistema Nazionale di Allerta sulle droghe ha comunicato il decesso, avvenuto nel 2017, di un uomo di 39 anni per aver assunto Ocfentanil venduto come eroina.

E recentemente la mia attenzione si è soffermata su un rapporto d’analisi pubblicato dal centro studi RAND Corporation, Ricerca e Sviluppo, fondato negli States nel 1946 con il supporto del Dipartimento della Difesa.

L’elaborato d’analisi si intitola: Evoluzione della crisi di overdosi: comprendere il ruolo della Cina nella produzione e commercializzazione di oppiacei sintetici.il report denuncia un'impennata della presenza e del conseguente consumo di oppiacei sintetici in America.

Il report denuncia un'impennata della presenza e del conseguente consumo di oppiacei sintetici negli Stati uniti d'America; le  indagini degli organi investigativi statunitensi fanno chiaramente  far risalire l'origine e la provenienza di tali sostanze alla Cina.

Queste sostanze, classificate come oppiacei sintetici fra le altre sono: l'ossicodone, l'hydrocodone, il fentanyl.  Al fine di controllare la crescita esponenziale del problema, il governo statunitense ha esaminato e preso in considerazione la possibilità di una manovra diplomatica finalizzata ad ottenere, da parte dell'autorità governative cinesi, un maggiore controllo del complesso industriale chimico-farmaceutico.
 
Ora appare fin troppo chiaro che, come detto in premessa, la storia si ripete e questa volta a farne le spese sarà l’Occidente; negli Stati Uniti il fenomeno è già esploso a causa della dimensione e drammaticità.

In Italia probabilmente siamo solo all’inizio, ma attenzione perchè il successo negli States è  dovuto alla facilità di reperibilità ed al prezzo estremamente contenuto a fronte di effetti allucinogeni estremi quindi una dinamica di ampia diffusione è altamente probabile.

Adattando un vecchio adagio possiamo dire che l’oppio è l’oppio dei popoli.




[1]    Dal 3 al 5 maggio 1965 l’Istituto di studi militari Alberto Pollio organizzò a Roma, all'hotel Parco dei principi, il  ben noto convegno sulla «guerra rivoluzionaria» che viene usualmente considerato l'atto di nascita ideologico della «Strategia della tensione 1969-1974».



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