mercoledì 12 settembre 2018

La fine della democrazia in Europa voluta dalla Commissione Trilaterale.

Questo scritto ha lo scopo di analizzare il processo, teorico e quindi politico, che ha portato all'attale svuotamento del concetto di democrazia oramai privata della propria forza propulsiva vitale tanto da essere messa in evidente discussione da più parti quale strumento di governo sociale. 

La Commissione Trilaterale[1], nata nel 1972 per volere del miliardario statunitense David Rockefeller sr., si ispira ad una filosofia -tutto sommato semplice- puntando a diffondere nei Paesi del Trilatero: America del Nord, Europa e Giappone gli ideali del liberismo e del cosmopolitismo: in sostanza il superamento del concetto di Stato e nazione attraverso politiche di globalizzazione a trazione capitalistica spinta.

Nel 1975 la Commissione Trilaterale incarica una task force, composta da un europeo, Michel J. Crozier (fondatore e direttore del "Centre de Sociologie des Organisations" di Parigi e Senior Research Director del "Centre National de la Recherche Scientifiche", da un americano, Samuel P. Huntington professore alla G. Frank Thomson della Harvard University e Vice-direttore del Centro, Affari Internazionali della Harvard, e da un giapponese, Joji Watanuki professore di Sociologia presso la Sophia UniversÌly di Tokyo di produrre uno studio sulla crisi della democrazia.

La crisi delle democrazie: rapporto sulla governabilità delle democrazie alla Commissione Trilaterale, è stato presentato nel corso della riunione plenaria di Kyoto nel maggio 1975.

Il testo nella versione italiana si avvarrà della prefazione di Giovanni Agnelli, autorevole membro della Commissione Trilaterale, che nella prefazione alla edizione italiana scrive: “... la sensazione diffusa di crisi del sistema occidentale, divenuta più forte dopo il 1973 con il peggiorare dei suoi aspetti economici strutturali, indusse la Commissione Trilaterale a tentarne un'interpretazione che, senza avere la pretesa di risolvere i difficili e delicati problemi potesse almeno contribuire a capirne meglio le origini e l'evoluzione ...”.

La Commissione Trilaterale si pone l’obiettivo di analizzare il problema della governabilità[2] degli stati democratici che ritiene di primaria importanza. La definizione che del tema viene condivisa è la seguente: la governabilità di una democrazia dipende dal rapporto tra l’ autorità delle sue istituzioni di governo e la forza delle sue istituzioni di opposizione.

In sostanza la definizione preferita dalla Commissione Trilaterale pone l’accento in termini di equilibrio tra forze di governo e opposizione.

G. Agnelli, analizzando gli esiti del lavoro della task force di studiosi, alla luce dei problemi italiani, individuava nella mancanza di una vera opposizione e nella scarsa autorità delle forze di governo il male principale dell’Italia condannata ad una sterile immobilità che spingeva il paese ad un inesorabile declino.

Nelle sue parole: “... il nostro sistema politico è stato finora sostanzialmente statico e oggi sembra aver perso la capacità di gestire il più alto grado di dinamismo delle forze sociali: da qui le obiettive e preoccupanti difficoltà delle nostre istituzioni democratiche ...”.

In questa sintesi si può individuare l’effettivo male generatosi nell’Italia del secondo dopoguerra, a causa di una contrapposizione congelata tra forze conservatrice e progressiste, che -allora come oggi- affligge il nostro Paese e che non abbiamo la forza innovatrice di superare e risolvere.

All’Italia manca la capacità delle forze sociali, economiche e politiche di assumersi le responsabilità di essere, nel caso si presenti tale eventualità, opposizione democratica tesa ad interagire con le forze di governo al fine unico ed univoco dell’interesse nazionale.

L’interesse nazionale è -e deve essere- superiore all'interesse di parte.  

Ma questo male di fondo non affligge solo il Bel Paese ma, in generale e con le fisiologiche differenti sfumature, tutti i Paesi europei.

L’analisi prodotta dal prof. Michel Crozier sulla porzione europea del Trilatero, alla cui formazione concorrono Giappone e America del nord, conclude con il suggerimento a paesi europei di: “... realizzare una trasformazione di fondo del loro modello di governo e di controllo sociale, facendo nello stesso tempo fronte a una crisi dall’interno ed a una crisi dall’esterno ...”.

Le crisi interne erano dovute all’instabilità economica e sociale, e nessuno degli stati europei era valutato in grado superare la crisi contingente in quanto privi del margine di risorse degli U.S.A. e della capacità collettiva del Giappone.

Il rapporto, suggerisce quindi: "... di accelerare il distacco dal loro vecchio modello di frammentazione, stratificazione, segretezza e distanza, che ne produsse un ragionevole equilibrio tra processi democratici, autorità burocratica e una certa tradizione aristocratica, e sperimentare modelli più flessibili che potrebbero generare un controllo sociale maggiore con una pressione coercitiva minore ...".

E conclude, Crozier: “... non solo nell’interesse dell’Europa, ma anche per la possibilità di ciascun Paese di superare il proprio angusto determinismo, resta indispensabile fare assegnamento su una capacità europea comune ...”.

Queste sono affermazioni non hanno bisogno di approfonditi commenti ma semplicemente della presa di coscienza che le forze di natura privatistica sostenenti la Commissione Trilaterale individuavano il male dell’Europa nell’essere Europa dei Stati.

Maturava quindi la necessità di spingere gli stati sovrani a superare:
  •  lo spirito determinista ritenuto essere di ostacolo alla soluzione economica della crisi contingente internazionale a causa della frammentazione continentale;
  •  l’immobilismo politico che non permetteva l’acquisizione di politiche economiche tese al superamento delle istanze sociali non più sostenibili in tempi di crisi ed evoluzione tecnologica.
Emerge chiaramente dalla lettura del testo che tra tutte le nazioni europee il Paese che più di altri viene messo all’indice è l’Italia, come per altro chiarito dallo stesso G. Agnelli nella sua prefazione.

La mancanza di alternanza nelle responsabilità di governo, con un’opposizione più formale che sostanziale, dei partiti di sinistra, determinava, secondo la Commissione Trilaterale, l’incapacità delle classi di governo italiane di prepararsi alle sfide del futuro.

In tale quadro, la politica di attenzione al PCI di Aldo MORO veniva letta come il perpetuarsi di tale situazione ipotecandone le dinamiche future che erano in evidente contrasto con il progetto trilaterale di spingere all'unificazione economica europea.

Tutto questo era intollerabile per chi aveva deciso che, per far fronte alle nuove sfide economiche del futuro, le società europee dovevano: “... sperimentare modelli più flessibili che potrebbero generare un controllo sociale maggiore con una pressione coercitiva minore ...”.

Questa è la ragione della fine politica e umana, non solo di Aldo MORO, ma di tutta una schiera di politici, economisti e intellettuali che a tale futuro si opponevano.

Ora mi sembra devastante la chiarezza con cui viene espressa nel 1975 la necessità sperimentare nuovi modelli di controllo sociale, più potenti e meno coercitivi attraverso l’unificazione europea.

Ricapitolando, possiamo affermare che: l’azione politica connessa al processo di svuotamento democratico e meticciato oggi è senz’altro arrivata a pieno compimento in quanto ha ottenuto il risultato auspicato all’epoca dai membri della Commissione Trilaterale: la distruzione del determinismo degli Stati, il liberismo aspro di tipo anglosassone, il cosmopolitismo e la globalizzazione compiuta.

La Commissione Trilaterale è ancora oggi attivissima, al pari di altre istituzioni private a carattere internazionale che hanno ormai acquisito una forza preponderante rispetto alle dinamiche politiche proprie dell’organizzazione sociale di tipo democratico.

Possiamo concludere affermando che il concetto di democrazia, messo in discussione sin dagli anni Settanta, è stato superato nella sostanza proprio grazie alle politiche liberiste e globaliste volute da ampi settori dell’economia privata.

La democrazia non è più una conquista acquisita a fondamento dell’ordine sociale occidentale essendone stata svuotata l'essenza dal suo stesso interno come progettato da istituzioni capitalistiche private.    




[1]     L'atto istitutivo della Commissione trilaterale, fondata ne1 1973, dice testualmente: "... La Commissione trilaterale è un gruppo di privati cittadini, studiosi, imprenditori, politici, sindacalisti, delle tre aree del mondo industrializzato America Settentrionale, Europa Occidentale, Giappone, che si riuniscono per studiare e proporre soluzioni equilibrate a problemi di scottante attualità internazionale e di comune interesse ...”
[2]     Capacità oggettiva e soggettiva di un sistema ad essere governato.
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