lunedì 3 settembre 2018

Ecco cosa collega il Ponte Morandi, il caos in Libia e la situazione italiana

Questa volta si fa sul serio. 
Il Medio Oriente è pronto alla resa dei conti; dall'assalto alla roccaforte di Iblid all'occidente tripolitino siamo probabilmente alla resa dei conti. 
In Siria pare siano arrivati i promessi sistemi missilistici SA300, mentre a Tripoli è partito l'attacco delle forze antagoniste al governo Obamiano sostenuto anche dall'Italia che ieri ha evacuato il personale d'ambasciata. 


Questa che propongo è una esaustiva ed asettica analisi sulla situazione libica che consiglio  per approfondimenti personali.


Domanda: ma il tesoro di Gheddafi che fine ha fatto? Si tratta di miliardi che fanno gola a tanti. E ancora  chi “controlla” il figlio del rais? Ovviamente la posta in gioco è altissima e prescinde dalla situazione locale nella quale sono convogliate tensioni economiche europee sull'orlo d'eplosione.

La situazione siriana e quella libica vanno lette in tanto in quanto unicum sul proscenio geopolitico mondiale.


L'attuale situazione di caos nella parte occidentale libica, e di Tripoli in modo specifico, non ci vede protagonisti in alcun senso. Personalmente continuo a sperare che qualcuno tuteli gli interessi italiani come, in un passato sempre più lontano, veniva assicurato da un'efficente osmosi tra servizi di sicurezza e le maggiori aziende italiane.

Purtroppo questa speranza è ridotta ai minimi termini residuando solo in marginali valori di possibilità, tutt'altro che alimentata dalla sequenza dei fatti per come si vanno dipanando.
  

Anche in questo frangente si esprime ed evidenzia la strapotenza degli Stati esteri nei confronti di questo povero Paese piegato, piagato, diviso, sull’orlo di una violenta crisi di nervi che promette sangue. 

Iperbole? Tutte le transizioni epocali sono bagnate nel sangue e noi di recente abbiamo iniziato a versarne.

E non siate candidamente ingenui nel pensare che il crollo del ponte Morandi e il caos libico non abbiano in comune una sintesi che afferisce alla capacità di uno Stato di gestire i propri interessi, perchè partireste da un pregiudizio assolutamente fallace che tradisce una superficialità oggi assolutamente colpevole.

Gli Stati, in tempo di pace, si combattono attravereso quella che è stata variamente definita come guerra politica, asimmetrica o ibrida ricorrendo a qualsiasi mezzo per tutelare gli interessi nazionali. 

Questa guerra non dichiarata impiega qualsiasi mezzo, lecito ed illecito, sorreggendosi esclusivamente ul superiore interesse nazionale che prevalica qualsiasi legge scritta, anche di rango costituzionale,rispondendo esclusivamente all'operato delle eliès di governo.

Orbene va da sé tanto più i governi sono stabili e godono di un supporto ampio, tanto maggiore sarà l'efficacia della loro azione. Per questo paesi come la Russia e la Cina vanno spediti come treni su questo fronte e rappresentano oggi la maggior minaccia ibrida per l'occidente in quanto tale.

Ma è anche vero che Paesi a struttura democratico rappresentitava come Inghilterra e Francia non sono da meno. 

E l'Italia? Al solito noi siamo divisi e divisivi, ci piace fare la parte del marito cornuto che pur di non darla vinta alla moglie...

Questo, signori, non è mai un gioco a somma zero in quanto esiste ineluttabilmente un vincitore ed un vinto.

E l'Italia, intesa come Paese, non stà vincendo.
 


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