domenica 19 agosto 2018

In 3 date il perché crolla il ponte: Democrazia in Italia, 1976-2011-2018. Rifletteteci.



Elezioni politiche del 20 giugno 1976, Berlinguer dichiara di accettare l'ombrello della Nato e Indro Montanelli invita gli italiani a turarsi il naso e votare Dc; i risultati consegnano l’Italia all’empasse: la Democrazia Cristiana raggiunge il 38,7 per cento e il Pci il 34,3 questi partiti sono  i "due vincitori", come li definisce Moro. 

Questo risultato segnerà la fine politica di Aldo MORO e quella del comunismo, versione nostrana, in Italia. A deciderlo saranno i nostri alleati che temono come la peste il futuro possibile governo di solidarietà nazionale, formula morotea, logico sbocco derivante dall’esito elettorale. 

La scusa risibile è quella dello spauracchio del comunismo; talmente risibile che lo stesso Berlinguer sin dal 1973, dopo i fatti del colpo di stato cileno realizzato con l'aiuto della CIA, si era affrettato a dichiararsi atlantista tanto da subire per ritorsione un attentato dai fratelli sovietici in Bulgaria dal quale è miracolosamente scampato.

In ballo c’era ben altro: il futuro di un’Europa monetaria e non certo politica da costruire sull’asse franco-tedesco con la spartizione dei beni italiani.

Ma la vigliaccheria della politica ben strumentalizzata dalla iper finanza capitalista, che pregustava lo smembramento delle risorse nazionali, si nascondeva dietro lo spauracchio del comunismo, ancora una volta.

I nostri alleati si riuniscono nel 1976 nascondendosi vigliaccamente agli italiani, non a parole ma nei fatti tragicomici di una cena ed elaborano successivamente - carbonescamente - un documento Democracy in Italy che aveva la pretesa di dettare al governo italiano le linee di condotta che, con il pretesto di escludere il „pericoloso” Partito Comunista Italiano dal governo del Paese, seppure nella forma alleggerita prevista da Aldo MORO, altro non era che un ricatto: vi concediamo un prestito da parte del Fondo Monetario a patto che voi vi dimentichiate la costituzione di un forte asse interno contrario all’unificazione monetaria che era in progettazione.

Il pretesto della paura sovietica a livello mondiale, e del PCI a livello nazionale, ha sempre funzionato anche se USA e URSS erano ben consci che nulla sarebbe accaduto di irreparabile tra di loro; d’altro canto il mondo già se lo erano spartito a Yalta e quindi a nessuno mai sarebbe convenuto invadere l’orticello altrui.

Il documento segretissimo, Democracy in Italy inizia  in tal guisa: … malgrado gli ulteriori progressi del Pci, le recenti elezioni consentono di mantenere in vita la democrazia in Italia. Ma è arrivato il momento di mettere fine a questa deriva … .

Mantenere in vita la democrazia, si questo è il problema da risolvere per i nostri alleati: l’Italia non può decidere del suo futuro. E mica possono fare come vogliono questi cialtroni di italiani.

Gli inglesi arriveranno addirittura a prevedere una forzatura di tipo eversivo per raddrizzare la situazione italiana.

Siamo nel 1976 ed avremo a tale stato di cose una reazione interna italiana con l’organizzazione di un colpo di stato del quale mai si parla nel 1977 e successivamente quello realizzato con l’affare MORO del quale parleremo in altro scritto.

Qualcuno forse avrà l’ardire, come me, di accostare questo documento Democracy in Italy alla famosa lettera della Banca Centrale Europea al governo italiano del 5 agosto 2011, altro colpo di Stato di cui l’Italia è stata oggetto. 

Aldo MORO, l’Italia tutta e i suoi cittadini sono da sempre oggetto di una forte ingerenza esterna e questo solo a causa della debolezza interna del Paese che deriva da molteplici fattori di cui il più esiziale è la corruzione non della classe politica o economico-finanziaria, che della corruzione fanno un lavoro legittimato dalle leggi, ma di tutti coloro i quali ne hanno l’opportunità e pecoronamente ne approfittano per leccare le briciole.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra e si colpisca il petto pensando che su quel ponte una volta nella vita c'è senz'altro  passato anche lui.

E’ possibile - ma sarà tremendamente difficile  -invertire questa tendenza storica che avvilisce il Bel Paese a patto di avere idee innovative e futuribili.


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