mercoledì 15 agosto 2018

Come evitare il genocidio antropologico: prendere consapevolezza


Se un’opera viaria crolla in quel modo un motivo ci sarà, così come un responsabile che non verrà individuato perché in troppi hanno interesse che questo non accada e nessuno altro avrà il coraggio di additarlo per il semplice fatto che dovrebbe essere chiamato egli stesso a pagare per i suoi peccati essendo parte del sistema.

Quindi, visto che il colpevole è noto a tutti ma nessuno avrà il coraggio di puntare il dito non potendo avere le prove di una diretta responsabilità, meglio concentrarsi sul motivo. 

Quest’ultimo ponte che crolla sotto il peso della storia rappresenta plasticamente quanto è accaduto in questo Paese negli ultimi sessanta anni.

La prima grande opera dell’Italia liberata è stata la costruzione dell’autostrada del Sole inaugurata nel 1964 con la partecipazione diretta dello Stato nella sua realizzazione.

Quell’autostrada, come il ponte crollato, serviva all’economia del Paese, al suo sviluppo, ma aveva anche un altro scopo: far viaggiare la gente, gli italiani. 

Si perchè  il mese di agosto in Italia ha sempre avuto un ruolo fondamentale e quasi antropologico avendo formato generazioni di vacanzieri. Dagli anni del boom economico, e non chiamatelo miracolo perchè poco aveva di trascendente e tutto di concreto, duro lavoro, tanti morti e altrettante tangenti. 

Agosto era il mese delle vacanze che duravano un mese intero. Chi andava a villeggiare in riviera, chi, i più, raggiungevano i paesi di origine perpetuando relazioni che durante i mesi del lavoro invernale venivano sospese in attesa del prossimo agosto.

Quel mese di villeggiatura, certo non per tutti, ma per la maggioranza degli italiani senza meno, si è via via, negli anni, ridotto sempre più e quei legami con le origini pian piano si sono perduti. 

Una mutazione antropologica che nel ponte crollato ha la sua definitiva rappresentazione teatrale di tragedia. 

Quando venne costruito l’Italia guardava avanti e lo Stato cercava di seguire e indirizzare quello sguardo, i genitori avevano speranza e quasi certezza che i figli sarebbero stati meglio di loro, ma erano felici di sacrificarsi a questo scopo. 

Oggi evidentemente non è più così. 

Lo Stato, che ricordo siamo tutti noi, buoni e cattivi, belli e brutti, gente onesta e farabutti -esisteva- oggi non più così è evidente. 

Lo Stato, quello Stato, avrebbe, a costo anche di tangenti, mantenuto in piedi un Paese rischiando, com’è ripetutamente avvenuto, anche di innervosire gli amici di sempre che ogni tanto lo rimettevano sulla retta via con bombe e stragi: ma i ponti si costruivano e non crollavano.

Ma lo Stato era la politica e la politica qualcuno ha pensato bene di mandarla a fare in culo pubblicamente, ma prim’ancora concretamente pulendosi pilatescamente le mani proprio nei primi anni Novanta quando si è svenduto il ruolo dello Stato in economia regalando ai ricchi le aziende funzionanti per ridurle oggi com'è sotto gli occhi di tutti.

E allora signori miei il responsabile del crollo del ponte non lo troveremo mai, non conviene, altrimenti dovremmo avere il coraggio di salire noi per primi sul banco degli imputati, ma tranquilli non è mai avvenuto e mai accadrà ne sono certo.

Una volta per rimettere in riga lo Stato ci volevano le stagi, le bombe, inventarsi i terrorismi di destra e sinistra, oggi non c’è più bisogno perchè la mutazione antropologica della quale il primo fu Pier Paolo Pasolini a denunciare la terrificante deriva è compiuta, basta attendere che tutto crolli sotto il peso delle responsabilità di ciascuno di noi.

Pasolini a quarant’anni aveva rinunciato alla Speranza che aveva eliminato dal suo vocabolario io con i miei 55 evidentemente ancora no.

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