domenica 27 maggio 2018

Tutti a casa: la fine del vincolo esterno.


Tutti a casa e ognuno per se. 

Siamo, comunque vadano le cose a proposito della formazione del Nuovo Esecutivo, ad un punto di non ritorno: il tema del vincolo esterno non rappresenta più un dogma e quindi un atto di fede. In un certo senso si tratta di un proto-8-settembre 1943 allorchè il vecchio ordine, in Italia certo, ma anche a livello europeo e mondiale andava definendosi secondo gli esiti di potere frutto dell’intervento statunitense in Europa. 

Cos’è il vincolo esterno è presto detto: la cessione di sovranità nazionale ai mercati attraverso la Banca Centrale Europea; in altre parole, il prezzo della credibilità del Paese sotto il controllo del marco tedesco travestito da Euro.

E allora cerchiamo brevemente, attraverso alcune riflessioni, di individuare i momenti salienti del percorso e dei motivi che ci hanno condotto allo stallo istituzionale (nel momento in cui scrivo ma poco importa nell’economia del ragionamento generale) odierno perfettamente didascalico di quanto il dado sia ormai tratto.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale premeva l’esigenza di ricostruire un’Europa devastata per tornare a fare business as usual e nel contempo fronteggiare il nemico Sovietico pericolosamente in salute e minaccioso sul limes orientale. 

Questi due imperativi spinsero gli Stati Uniti all’adozione di politiche di aiuti per la ricostruzione a patto di essere fedeli ai valori liberisti e democratici che plasmarono il blocco occidentale del quale il nostro Paese era parte integrante ma con un problema che ci è costato decenni di tensioni interne: la presenza del maggior partito Comunista pericolosamente in salute e anzi sempre più forte vicino all’area di governo fino al 1978.

Al di la dei fatti (stragi, omicidi, finti suini, mafie, bande di criminali, terrorismi di vario colore spontanei o spontanei)  interni all’Italia, che comunque hanno plasmato la natura di questo Paese e dei quale comunque si deve ancora tener conto (il lavoro della Seconda Commissione Moro è lì a dimostrane la necessità), tutto è filato liscio, al netto di stragi e movimenti eversivi di varia natura, interni ed esterni allo Stato, finché iniziava a diventare evidente che il nemico sovietico ormai era agonizzante; il primo sintomo fu senz’altro l’intervento armato del 1979 in Afghanistan a sostegno di un governo fantoccio di matrice sovietica. 

Da quel momento l’occidente iniziò a predisporsi per il futuro senza Unione Sovietica; a prevedere un mondo a trazione unica americana, alla globalizzazione dell’idea del libero mercato e della democrazia in declinazione occidentale. 
Progetto ambizioso ma velleitario come si è visto.

Nel 1979, lo scenario europeo era in pratica fermo ai trattati del 1951 di Parigi che diedero il via alla Comunità del carbone e dell’acciaio, con le successive comunità Euratom e CEE e connesso processo d’integrazione, in funzione di prevenzione di futuri attriti tra Francia e Germania, nonchè quale base economica per i processi di ricostruzione del continente. 

Dal 1979, dall’invasione dell’Afghanistan, e quindi dal suicidio assistito dell’U.R.S.S., dopo decenni di stasi l’Europa, guarda la coincidenza si sveglia e mette l’acceleratore a colpi di trattati e Atti Unici in rapida successione, tenuto conto della precedente dinamica, verso l’integrazione economica. Attenzione perchè questo è il punto chiave per capire cosa accade oggigiorno: la Germania avverte la possibilità di tornare grande e mettersi alle spalle la sconfitta della Seconda Guerra mondiale con il suo portato storico rincorrendo la sua unificazione. 

Mi piace tanto la Germania che ne preferisco due disse con il suo meraviglio cinico sarcasmo Giulio Andreotti per affermare il parere suo e degli interessi che rappresentava alla iattura per l’Europa che tale avvenimento si realizzasse; ma soprattuto il Divo Giulio ben sapeva, e ce lo ricorda anche Nino Galloni  più recentemente, che quest’unione sarebbe stata possibile solo a patto del sacrificio dell’Italia; sacrificio ai quali gli italiani sono stati abilmente indotti e tratti in inganno con la stagione di mani pulite e delle stragi del 1992/1993.

Con la Gran Bretagna al balcone sempre vigile dei propri interessi, come il recente matrimonio bicolore dimostra in chiave africana, ma questa è un’altra storia, furono Francia e Germania ad individuare e spartirsi la preda. Penso sia ormai chiaro a chiunque che Francia e Germania dovevano far fuori l’Italia, unico vero player antagonista con cui fare i conti per gestire il futuro assetto europeo. 

Ma attenzione, ed è fondamentale riflettere su questo passaggio: perchè bisognava distruggere l’Italia? Semplicemente perchè il nostro Paese sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale aveva imparato a gestire la propria economia attraverso politiche di svalutazione monetaria che consentivano alla nostra industria di trasformazione di primeggiare a livello mondiale determinando dapprima il boom economico degli anni 60 e quindi goderne i frutti nei successivi 70 e 80. 

Si badi bene, il nostro Paese non poteva contare sulle colonie come la Francia, ne sulle materie prime come la Germania e quindi di necessità virtù imparò a sfruttare una cosa che è scritta nel DNA del nostro popolo: usare il genio creativo; inventare, la nostra più splendida napoletaneità.

Abbiamo dimostrato di essere di gran lunga i più bravi a trasformare in capitale quello che altri depredano o si trovano nel giardino di casa. Tutto questo ha generato una spirale virtuosa che ha consentito a questo Paese di primeggiare a livello mondiale, finché… finché gli è stata mossa una guerra mai dichiarata, sostenuta da quinte colonne interne, che ne hanno messo in serio pericolo persino l’idea di nazione; idea di nazione che addirittura viene additata quale male di tutti i mali. 
Ma nazione cos’è se non territorio e popolo sovrano?

E quindi torniamo al vincolo esterno con cui abbiamo iniziato. 
Dal trattato di Maastricht  nel 1992 in poi l’Europa si è basata sul consenso di Berlino frutto del sacrificio italiano a favore di Francia e Germania rinsaldato dal marco tedesco travestito da Euro.

Ma era ovvio a tutti, e in molti ora, teneroni e anime candide, lo ammettono, che si trattò soltanto di una decisione di geopolitica finalizzata a costruire un Europa a gestione franco-tedesca che inglobasse quanto più territorio possibile ad est sottraendolo alla Russia nel suo momento di maggior debolezza.

Tutti hanno tratto qualche vantaggio da questo bel Risiko che si chiama strategia politica internazionale, ma chi ha pagato il conto decisamente più salato siamo noi italiani, tranne i percettori dei 30 denari.

E comunque non crediate che oggi il banco salti perchè siamo noi a volerlo con le nostre elezioni, forse in parte, ma solo in parate, minima parte, perchè è chiaro ai più, tedeschi in primis che l’Euro è finito perchè ha esaurito la propria funzione. 

Il conto alla Germania e Francia è stato pagato ed è ora di riassettare gli equilibri affinché sostengano nel continente il Nuovo Ordine Mondiale bipolare USA/CINA con la Russia a fare da elemento  d’equilibrio. 

La Gran Bretagna, al solito, e come solo lei sa fare, è al balcone e controlla che nulla intacchi i propri interessi, la Francia ha enormi problemi interni di natura sociale e la Germania è consapevole del fatto che il ripiegamento psicologico degli Stati Uniti la isola e la getta nelle peste con un sistema bancario fortemente a rischio di fallimento in quanto indebitato, pieno di derivati tossici e controllato da fondi cinesi.
E allora chi farà saltare il banco?

Il livore e disprezzo con il quale il popolo italiano viene trattato in questi giorni smaschera la natura di chi ha considerato queste sponde come terra di conquista abitate da gente che se lasciata libera di fare diventa pericolosa perchè primeggia per sua natura.

E’ la vecchia storia che si ripete: si disprezza ciò che non si può avere o che si teme.
Quindi, e in conclusione, il consenso di Berlino o vincolo esterno ormai sono chiaramente messi in discussione e superati (e questa è una nota di rammarico) non per presa di coscienza da parte delle classi di potere italiane, ma più semplicemente perchè non più funzionale al Nuovo Ordine Mondiale.

Ergo, che il governo si faccia o non si faccia, e come esso sarà strutturato importa relativamente;  riassumendo la buona notizia è che la maschera è caduta, quella cattiva è che non è dipeso da noi, ma soprattutto: chi sarà in grado di ridare a questo Paese la sua dignità?






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