mercoledì 2 maggio 2018

Il Potere e le sue forme. Da Aldo Moro a Paolo Borsellino.

Poteri forti, poteri deboli, poteri economici, poteri criminali e potere politico. Cos'è il potere, chi ha potere, chi gestisce il potere? Tante domande alle quali è sempre molto difficile dare una risposta.
Giulio Andreotti, che di gestione del potere qualcosa ne sapeva, stigmatizzava il Potere da par suo con l'aforisma: il potere logora chi non ce l'ha.

Il Potere per conto mio logora tanto chi ce l'ha, quanto chi lo gestisce e ovviamente, ma forse in misura minore, chi ne subisce gli effetti. Facile è individuare chi il Potere lo gestisce, molto meno, chi concretamente può esercitarlo.

Il punto di partenza per comprendere da dove il Potere origina, ammesso che ciò sia utile e non un mero esercizio di ricerca di conoscenza di per sé sterile e fine a sé stesso, attiene agli effetti che l'esercizio del Potere genera: il suo esito.
Nell'immagine è sotteso come dall'esito di qualsiasi dinamica d'esercizio del potere si possa trarre la conclusione che sempre il Potere esprime l'esito del proprio svolgersi nel raggiungimento di equilibri mediati d'interessi diversi sempre connotati da instabilità.

Per portare un esempio pratico, notorio ed ancora attuale, possiamo prendere in esame  i 55 giorni del sequestro dell'onorevole Aldo Moro nel lontano 1978.
Durante quell'arco di tempo, un lungo arco di tempo se si considera la fase delicatissima che la Nazione italiana, il suo Stato e le sue istituzioni stavano attraversando, tanto sul fronte interno con la crisi di governo appena risolta, la prossimità dell'elezione del capo dello Stato, ed internazionale con gli scenari di guerra ad oriente e in medio oriente, ma anche europeo con il processo di costruzione dell'Unione Monetaria che si andava strutturando, è di tutta evidenza che il sequestro dell'onorevole Aldo Moro non poteva non essere inserito in un contesto estremamente articolato e diversificato che prescindeva razionalmente il mero atto terroristico interno ad opera delle Brigate Rosse.

Durante quell'arco di tempo, un lungo arco di tempo se si considera la fase delicatissima che la Nazione italiana, il suo Stato e le sue istituzioni stavano attraversando sia sul fronte interno, con la crisi di governo appena apparentemente risolta e la prossimità dell'elezione del capo dello Stato, sia sul fronte internazionale, con gli scenari di guerra ad oriente e in medio oriente, ma anche sul fronte europeo, con il processo di costruzione dell'Unione Monetaria che si andava strutturando, è di tutta evidenza che il sequestro dell'onorevole Aldo Moro non poteva non essere inserito in un contesto estremamente articolato e diversificato che prescindeva razionalmente dal mero atto terroristico interno ad opera delle Brigate Rosse.

Paolo Borsellino aveva ben compreso questa dinamica al punto che confessò di essere arrivato alla fine della sua opera e vita terrena nel momento in cui si rese conto che: c'è stata la saldatura d'interessi. Come ebbe a dichiarare pubblicamente.  E' chiaro che il suo pensiero non andava alla mafia, mero braccio esecutivo di necessità mediate ad un tavolo a cui non ha mai storicamente acceduto con dignità piena: quello del Potere.




Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...