lunedì 2 aprile 2018

Un nuovo protettore per una vecchia puttana o magari pagato il debito si cambia vita?


Un T.I.R. turco che passeggia per via del Corso a Roma nel giorno del venerdì Santo, gendarmi francesi che entrano in territorio italiano per far fare la pipì ad un extracomunitario in quel di Bardonecchia. Non c’è che dire il tutto è veramente edificante.

Dopo la pausa godereccia dell’evento pasquale ripartiranno le manovre per giungere alla formazione della nuova compagine governativa; pantomima di un copione già scritto e non certo dai personaggi che a tanto si atteggiano come protagonisti. 

Non è un’esagerazione né tantomeno semplice complottismo (chi ancora parla  di complottismo non ha certo motivo di proseguire la lettura, quindi grazie e arrivederci) l’Italia Unita e quindi  Repubblicana è giunta al capolinea della sua storia senza neanche aver raggiunto il traguardo dei duecento anni perchè ha esaurito il compito storico che la rivoluzione borghese le aveva ritagliato: essere servente agli interessi delle grandi potenze coloniali, Inghilterra, Francia e Stati Uniti d’America. 

Le prime due dopo aver perso il ruolo di potenze coloniali nel 1956 con la crisi di Suez avevano ceduto, molto a malincuore, il passo agli amici americani nell’attesa di eventi futuri. Strategia che sta pagando e distribuendo i dividendi in relazione all’arretramento degli U.S.A. di Donald Trump dallo scenario globale. Gli inglesi continuano ad esercitare un protettorato sull’Italia attraverso l’uso sapiente dei media asserviti alle esigenze britanniche, mentre i francesi continuano imperterriti a fare compere a prezzi di saldo al supermercato Italia.

Come abbiamo già spiegato, questa evoluzione storica è stata possibile in relazione ad una strategia abbastanza semplice che richiedeva u certo lasso di tempo, circa un cinquantennio. Tre passaggi: il primo la distruzione della visione di una classe dirigente italica circa il ruolo Patrio e del futuro dell’Europa. L’idea, per didascalica necessità che diremo di Aldo Moro, di un’Italia arbitra del proprio futuro ed un’Europa dei popoli e non della moneta. Secondo passaggio la transizione della classe politica italiana dell’età di transizione dal 1978 al 1992, il famoso CAF, Craxi, Andreotti e Forlani, personaggi ricattabili come abbiamo visto con tangentopoli e i baci mafiosi e quindi facilmente eliminabili dalla scena quando non più utili. Terza fase la distruzione fisica dell’Italia.

E questa fase è chiaramente arrivata ad un punto di svolta con le recenti elezioni politiche basta comparare graficamente la proiezione sul territorio dei risultati elettorali con la cartina dell’Italia del 1814 uscita dal Congresso di Vienna. 

Possiamo dunque meravigliarci se alcuni gendarmi francesi si arrogano il diritto di entrare in territorio italiano per un’operazione di polizia no autorizzata, ma soprattutto se nessuno ha provveduto immediatamente ad arrestarli? Di cosa si aveva paura? di dover cedere Nizza ai francesi? Già fatto!
E il T.I.R. con targa turca che passeggia in uno dei giorni ad altissima allerta per la minaccia di attentati in pieno centro storico a Roma? 

Ma come sarebbe a dire: si sbandierano gli arresti di quattro pellegrini, chissà da quanto tempo noti, per urlare alla minaccia che incombe sull’Italia e poi si mandano i turchi a passeggio per Roma?

Tutto questo è patetico.
Ma ancor più penosamente colpevole è l’ignavia del popolo italiano che oramai non ha neanche più il pusillanime impeto d’indignazione. 

Una volta si temevano in queste circostanze i golpe dei generali, oggi viene da ridere alla sola idea.
E allora che vogliamo fare? 

Delle due l’una: vogliamo dichiaraci colonia? Ebbene facciamolo ma almeno che si sia capaci di scegliersi un protettore degno, puttane si ma almeno con stile, oppure qualcuno ha ancora la vaga idea di cosa significhi appartenere ad una nazione, ad una Patria, ad un popolo? No, perchè qualora così fosse sarebbe il caso e l’ora di farlo sentire.



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