giovedì 12 aprile 2018

Siria 2018 come Cuba 1962: il deep state contro il Presidente USA in carica.


Il Nuovo Medioevo, come da qualche anno andiamo ripetendo, ha definitivamente soppiantato l'era westfaliana delle relazioni tra stati in cui le guerre, secondo le norme pattizie internazionali, si dichiaravano. 

Oggi non funziona più così, le guerre si fanno ma non si dichiarano e soprattutto non è più importante vincerle. 

Le guerre, dal Vietnam americano all'Afghanistan russo, non sono servite a conquistare territori ma a regolare i conti e i rapporti di forza a livello internazionale. 
Non ci sono più vincitori ma solo perdenti.

Il momento che stiamo attraversando rientra in questa dinamica e mette in tutta evidenza che queste situazioni di crisi vengono generate spesso con lo scopo principale di regolare questioni interne ai sistemi di potere, come nel caso attuale dello scontro che incombe tra U.S.A. e Russia. 

Infatti la posta in gioco oggi in Siria non è l'onore dell’occidente, connesso all'etica del ricorso alle armi chimiche, ma la geometria del potere negli Stati Uniti d’America che non ha trovato un giusto punto di equilibrio con l’affermazione di D. Trump alla Casa Bianca.

Nel 1962 il cattolico J.F. Kennedy subì da una parte importante dell’establishment un trattamento simile a quello riservato oggi ad un altro sparigliatore di carte quel'è, probabilmente suo malgrado, D. Trump. 

Nel 1962 si arrivò all'orlo dello scontro atomico con la crisi dei missili di Cuba  che vedeva contrapposti USA e URSS  che venne usata dal deep state americano in funzione anti Kennedy  per minarne la credibilità interna ed internazionale allo scopo di fare saltare l'amministrazione più progressista che l'America aveva conosciuto.

Oggi il copione pare ripetersi; il deep state, lo stato profondo legato al complesso militare industriale, deluso, anzi scottato dal fallimento clintoniano, ha reagito immediatamente contro l'eletto Trump e, tanto meno efficaci sono state le strategie messe in campo per farlo fuori politicamente, tanto più scomposte si fanno le reazioni di delusione.

Con l’attuale crisi siriana, siamo all'ultima fase di questo scontro. Questi poteri, per lo più interni agli U.S.A., giocheranno il tutto per tutto pur di affondare D. Trump e l'America First, così come affondarono nel 1962 l'American Dream di J.F.Kennedy.

Trascinare D.Trump in una simile crisi è un gioco pericolosissimo per gli equilibri mondiali. Nel 1962 un Papa, Giovanni XXIII, riuscì a mediare sulla crisi evitando che alle parti in gioco saltassero i nervi, oggi quale figura potrebbe essere altrettanto determinante?

Nessuna! E quindi non resta che sperare che a questa partita di poker giocata sulla pelle di milioni di persone riescano a prendere parte, con un ruolo di mediazione, interessi economici internazionali trasversali e superiori a quelli della parte conservatrice statunitense anti Trump.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...