domenica 22 aprile 2018

Nell'ambito della scuola di alta formazione organizzata dalla fondazione Germani, nel corso di questo aprile, ho avuto modo di affrontare, nei diversi spazi didattici assegnatimi, varie tematiche afferenti la criminalità organizzata e il ruolo della massoneria deviata quale elemento catalizzatore e camera di compensazione di differenti interessi.

Qui di seguito Maurizio Stefanini ha sintetizzato per Il Foglio la parte relativa all'operatività della mafia cinese in Italia correlata dalla valutazione della minaccia che tale fenomeno produce.

Così la mafia cinese se la intende con la camorra.



giovedì 12 aprile 2018

Siria 2018 come Cuba 1962: il deep state contro il Presidente USA in carica.


Il Nuovo Medioevo, come da qualche anno andiamo ripetendo, ha definitivamente soppiantato l'era westfaliana delle relazioni tra stati in cui le guerre, secondo le norme pattizie internazionali, si dichiaravano. 

Oggi non funziona più così, le guerre si fanno ma non si dichiarano e soprattutto non è più importante vincerle. 

Le guerre, dal Vietnam americano all'Afghanistan russo, non sono servite a conquistare territori ma a regolare i conti e i rapporti di forza a livello internazionale. 
Non ci sono più vincitori ma solo perdenti.

Il momento che stiamo attraversando rientra in questa dinamica e mette in tutta evidenza che queste situazioni di crisi vengono generate spesso con lo scopo principale di regolare questioni interne ai sistemi di potere, come nel caso attuale dello scontro che incombe tra U.S.A. e Russia. 

Infatti la posta in gioco oggi in Siria non è l'onore dell’occidente, connesso all'etica del ricorso alle armi chimiche, ma la geometria del potere negli Stati Uniti d’America che non ha trovato un giusto punto di equilibrio con l’affermazione di D. Trump alla Casa Bianca.

Nel 1962 il cattolico J.F. Kennedy subì da una parte importante dell’establishment un trattamento simile a quello riservato oggi ad un altro sparigliatore di carte quel'è, probabilmente suo malgrado, D. Trump. 

Nel 1962 si arrivò all'orlo dello scontro atomico con la crisi dei missili di Cuba  che vedeva contrapposti USA e URSS  che venne usata dal deep state americano in funzione anti Kennedy  per minarne la credibilità interna ed internazionale allo scopo di fare saltare l'amministrazione più progressista che l'America aveva conosciuto.

Oggi il copione pare ripetersi; il deep state, lo stato profondo legato al complesso militare industriale, deluso, anzi scottato dal fallimento clintoniano, ha reagito immediatamente contro l'eletto Trump e, tanto meno efficaci sono state le strategie messe in campo per farlo fuori politicamente, tanto più scomposte si fanno le reazioni di delusione.

Con l’attuale crisi siriana, siamo all'ultima fase di questo scontro. Questi poteri, per lo più interni agli U.S.A., giocheranno il tutto per tutto pur di affondare D. Trump e l'America First, così come affondarono nel 1962 l'American Dream di J.F.Kennedy.

Trascinare D.Trump in una simile crisi è un gioco pericolosissimo per gli equilibri mondiali. Nel 1962 un Papa, Giovanni XXIII, riuscì a mediare sulla crisi evitando che alle parti in gioco saltassero i nervi, oggi quale figura potrebbe essere altrettanto determinante?

Nessuna! E quindi non resta che sperare che a questa partita di poker giocata sulla pelle di milioni di persone riescano a prendere parte, con un ruolo di mediazione, interessi economici internazionali trasversali e superiori a quelli della parte conservatrice statunitense anti Trump.

venerdì 6 aprile 2018

Potere e massoneria di comodo.

Quest'incontro, organizzato da GEA, ha lo scopo di analizzare e far comprendere i processi e le dinamiche perverse che hanno legato e legano la Massoneria di Comodo con i vari livelli ed anelli  di potere. 
Il Potere è individuabile nella sua essenza attraverso  il lavoro d'analisi di alcuni processi che regolano il vivere quotidiano di qualsiasi comunità.
Aspettatevi, da quest'incontro, il montare di dubbi e troverete risposte. 

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martedì 3 aprile 2018

Il Potere all’opera: mafie, Islam e massoneria. La strage di Pizzolungo (TP) .

Il 2 aprile del 1985 sarebbe arrivata l’ora del giudice Carlo Palermo, se non fosse che a saltare in aria,  a causa dell’esplosione di un’autobomba, fu una macchina che fece da scudo all’auto blindata del magistrato. A perdere la vita furono una mamma ed i suoi due figlioletti e fu distrutto il futuro di un’intera famiglia, sopravvissuti non esclusi rimasti a piangere le vittime senza senso di un disegno oscuro e incomprensibile agli occhi della persone comuni.

Il giudice Carlo Palermo, da qualche settimana trasferito alla Procura di Trapani, aveva due colpe: la prima andare a sostituire il collega Ciaccio Montalto, cadavere fresco di ammazzatina mafiosa, e la seconda di aver indagato nella precedente sede di servizio a Trento sull’intreccio che connetteva la grande criminalità organizzata internazionale e nazionale con apparati dello Stato, il mondo mafioso con la massoneria e il mondo islamico, nuovo attore emergente a livello mondiale.

Siamo nel 1983 ed è ancora lontana la caduta del muro di Berlino e lontanissima la nascita dello Stato Islamico.
Eppure sin da quel 1983 il giudice Palermo trova le connessioni criminali tra i diversi poteri sopra menzionati, che ruotano attorno alla Banca Commerciale Internazionale di origine pakistana e che estendono la propria capacità operativa a livello planetario.

Arrivando a Trapani, non per caso, continua a svolgere l’attività di ricerca concentrandosi sui rapporti tra l’Italia e la Libia, o meglio, sugli affari che legano alcune società italiane con i terminali commerciali libici in Sicilia.

Siamo nell’epoca della Cooperazione Internazionale, flussi di miliardi di lire gestiti dal governo, socialista, per il tramite del Ministero della Farnesina. Ma siamo anche nel periodo dei progetti criminali internazionali sul traffico dei rifiuti da smaltire illegalmente in Africa attraverso le operazioni Urano  1 e 2. Siamo nel periodo in cui Ilaria Alpi cerca risposte in Somalia su traffici di rifiuti e armi. E siamo, infine, ancora nel periodo di piena attività nel trapanese del centro culturale Scontrino, paravento lecito dell’attività di sei logge massoniche, che condivide la propria sede con l’Istituto di amicizia italo-libica presso il quale operava il referente italiano del colonnello Gheddafi.

Oggi si parla di montante minaccia islamica senza riflettere sul dato di fatto che sin dagli anni Settanta le mafie ed il terrorismo islamico hanno mostrato un’evoluzione preoccupante imputabile esclusivamente alle connessioni che avevano allacciato con interessi superiori riconducibili ad una pletora di Stati. Questa concomitanza di complicità e connivenze spesso è sopravvenuta con la giustificazione della sovrapposizione di interessi dell’industria bellica nazionale e relativi interessi dello Stato.

Quindi scambiare e trafficare armi, droghe e rifiuti tossici è divenuta una pratica condivisa a livello mondiale dagli Stati favorendo come danno collaterale lo sviluppo incontrollato di mafie e terrorismi.

Tutto questo era oggettivamente troppo per un magistrato italiano, per altro con un governo compromesso, anche se di riflesso, con tali pratiche illegali. E quindi, ancora una volta, basta aspettare che il giovane magistrato arrivi in Sicilia per farlo fuori addebitando la responsabilità alla mafia. E certo non è la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima, tanti sono i casi simili di tale consolidata pratica.

Ma la signora Asta e i suoi due figli non possiamo né vogliamo considerarli dei semplici danni collaterali. Sono vittime di quei giochi di potere e di affari economici realizzati con la scusa del superiore interesse nazionale da parte di circuiti criminali affaristici che compongono quello che lo stesso Carlo Palermo definisce il quarto livello nel suo omonimo libro scritto su questa storia.

Ora, e per chiudere, è importante comprendere come il caso della strage di Pizzolungo e le decine e decine di casi simili noti e meno noti abbiano determinato il fluire della storia italiana conducendoci all’attuale triste situazione.

Comprendere quali siano i livelli operativi di queste strategie, ben più di quattro, come agiscono burattinai e burattini, quali siano gli interessi in gioco ieri come oggi è uno sforzo non privo di insidie ma senza esitazione decisivo per fornire quantomeno le chiavi interpretative della realtà di ieri come di oggi, ma soprattutto di domani.

Del Potere e delle sue strategie e dinamiche, mafia, massoneria e Stato Profondo, parlaremo il 28 aprile nell'ambito dell'incontro organizzato da Geocrime Education Association e l'associazione Spaziottaogoni di Roma che si terrà alle ore 17:30 presso la sede di Via Mameli 7 a Roma, zona Trastevere









lunedì 2 aprile 2018

Un nuovo protettore per una vecchia puttana o magari pagato il debito si cambia vita?


Un T.I.R. turco che passeggia per via del Corso a Roma nel giorno del venerdì Santo, gendarmi francesi che entrano in territorio italiano per far fare la pipì ad un extracomunitario in quel di Bardonecchia. Non c’è che dire il tutto è veramente edificante.

Dopo la pausa godereccia dell’evento pasquale ripartiranno le manovre per giungere alla formazione della nuova compagine governativa; pantomima di un copione già scritto e non certo dai personaggi che a tanto si atteggiano come protagonisti. 

Non è un’esagerazione né tantomeno semplice complottismo (chi ancora parla  di complottismo non ha certo motivo di proseguire la lettura, quindi grazie e arrivederci) l’Italia Unita e quindi  Repubblicana è giunta al capolinea della sua storia senza neanche aver raggiunto il traguardo dei duecento anni perchè ha esaurito il compito storico che la rivoluzione borghese le aveva ritagliato: essere servente agli interessi delle grandi potenze coloniali, Inghilterra, Francia e Stati Uniti d’America. 

Le prime due dopo aver perso il ruolo di potenze coloniali nel 1956 con la crisi di Suez avevano ceduto, molto a malincuore, il passo agli amici americani nell’attesa di eventi futuri. Strategia che sta pagando e distribuendo i dividendi in relazione all’arretramento degli U.S.A. di Donald Trump dallo scenario globale. Gli inglesi continuano ad esercitare un protettorato sull’Italia attraverso l’uso sapiente dei media asserviti alle esigenze britanniche, mentre i francesi continuano imperterriti a fare compere a prezzi di saldo al supermercato Italia.

Come abbiamo già spiegato, questa evoluzione storica è stata possibile in relazione ad una strategia abbastanza semplice che richiedeva u certo lasso di tempo, circa un cinquantennio. Tre passaggi: il primo la distruzione della visione di una classe dirigente italica circa il ruolo Patrio e del futuro dell’Europa. L’idea, per didascalica necessità che diremo di Aldo Moro, di un’Italia arbitra del proprio futuro ed un’Europa dei popoli e non della moneta. Secondo passaggio la transizione della classe politica italiana dell’età di transizione dal 1978 al 1992, il famoso CAF, Craxi, Andreotti e Forlani, personaggi ricattabili come abbiamo visto con tangentopoli e i baci mafiosi e quindi facilmente eliminabili dalla scena quando non più utili. Terza fase la distruzione fisica dell’Italia.

E questa fase è chiaramente arrivata ad un punto di svolta con le recenti elezioni politiche basta comparare graficamente la proiezione sul territorio dei risultati elettorali con la cartina dell’Italia del 1814 uscita dal Congresso di Vienna. 

Possiamo dunque meravigliarci se alcuni gendarmi francesi si arrogano il diritto di entrare in territorio italiano per un’operazione di polizia no autorizzata, ma soprattutto se nessuno ha provveduto immediatamente ad arrestarli? Di cosa si aveva paura? di dover cedere Nizza ai francesi? Già fatto!
E il T.I.R. con targa turca che passeggia in uno dei giorni ad altissima allerta per la minaccia di attentati in pieno centro storico a Roma? 

Ma come sarebbe a dire: si sbandierano gli arresti di quattro pellegrini, chissà da quanto tempo noti, per urlare alla minaccia che incombe sull’Italia e poi si mandano i turchi a passeggio per Roma?

Tutto questo è patetico.
Ma ancor più penosamente colpevole è l’ignavia del popolo italiano che oramai non ha neanche più il pusillanime impeto d’indignazione. 

Una volta si temevano in queste circostanze i golpe dei generali, oggi viene da ridere alla sola idea.
E allora che vogliamo fare? 

Delle due l’una: vogliamo dichiaraci colonia? Ebbene facciamolo ma almeno che si sia capaci di scegliersi un protettore degno, puttane si ma almeno con stile, oppure qualcuno ha ancora la vaga idea di cosa significhi appartenere ad una nazione, ad una Patria, ad un popolo? No, perchè qualora così fosse sarebbe il caso e l’ora di farlo sentire.



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