martedì 13 febbraio 2018

ABC della mafia nigeriana in Italia.



Ancora una volta per rendersi conto dell’esistenza di un problema serio di sicurezza ed ordine pubblico si deve attendere il fatto eclatante, la strage, l’omicidio; non è solo rammarico ma anche in qualche misura rabbia per un modo sciocco di affrontare la convivenza civile.
Dopo questo breve sermone, veniamo ai fatti: cos’è la mafia nigeriana?
Innanzi tutto è una mafia in senso giuridico ovvero un’organizzazione criminale che, superando il concetto di semplice organizzazione dedita alla commissione di un numero indeterminato di reati nell’ambito di un disegno criminoso condiviso da una struttura, si avvale della forza d’intimidazione derivante dal vincolo associativo per ingenerare sudditanza psicologica nelle vittime  al punto di limitarne il libero arbitrio. In altre parole prevale nella vittima la paura delle eventuali ritorsioni che l’associazione  criminale possa mettere in atto allorché non ci si adegui alle sue richieste.
L’arrivo in Italia delle prime organizzazioni criminali nigeriane lo si può grossomodo individuare intorno alla fine degli anni Ottanta quando ebbe diffusione, prevalentemente nel centro-nord il fenomeno della prostituzione di giovani donne nigeriane. Contemporaneamente alla prostituzione si andava diffondendo anche il traffico e spaccio di sostanze stupefacenti veicolato in proprio dalle organizzazioni nigeriane. Con il passare del tempo queste hanno conquistato le piazze di spaccio delle grandi città italiane, hanno creato una enclave nell’area del litorale Domiziano e sono giunte a presidiare persino il quartiere di Ballarò, cuore della Palermo mafiosa.
Queste organizzazioni, che dicevamo essere propriamente di tipo mafioso, hanno una connotazione internazionale garantita essenzialmente dai seguenti fattori:
  • lo sviluppo di una diaspora connessa all’aumento esponenziale demografico in fortissimo incremento nel Paese di origine a cui non corrisponde un adeguata risposta sociale interna;
  • la situazione interna al paese fortemente caratterizzata da violenze interetniche, sono circa 250 le etnie nigeriane, acuite dalle differenti fedi religiose, il nord povero di risorse islamico, il sud ricco di petrolio e cristiano;
  • lo spostamento in passato delle rotte del traffico internazionale di cocaina che ha trovato nella Nigeria il paese di maggior stoccaggio della produzione di Colombia, Bolivia e Perù.
Brevemente, queste sono le caratteristiche determinanti la forza intrinseca e strutturale delle organizzazioni criminali nigeriane capaci di contrapporsi con le principali mafie mondiali in un rapporto assolutamente paritario.

E veniamo ai rituali magici che trovano fondamento in un sincretismo che ha amalgamato le credenze ancestrali di tipo animistico ad una malsana interpretazione della fede cristiana introdotta dall’esperienza coloniale anglosassone.

Posso assicurare che i riti esoterici di vario genere esercitano sulle donne vittime di tratta una forza assolutamente vincolante alla quale queste non riescono a sottrarsi. Va tenuto in conto, ovviamente, l’estrazione povera ed extraurbana delle ragazze che vengono  avviate al meretricio al di fuori del Paese.
Per quanto riguarda i componenti delle organizzazioni criminali nigeriane, queste pratiche, perlomeno ad oggi, non risultano essere tipizzate, permanendo una ritualità di affiliazione simile in tutto, con i fisiologici adattamenti a quelli a noi bene noti in quanto propri delle mafie nostrane.
L’omicidio, senz’altro rituale, della povera ragazza romana, può rientrare in una casistica di ritualità connessa alla criminalità nigeriana: sarebbe, nel caso venisse provato, un precedente.



  



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