martedì 2 gennaio 2018

Massoneria e infiltrazioni o Massoneria e cooptazioni?

Il 21 dicembre scorso, la Commmisione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, ha presentato una proprosta di relazione sulle infiltrazioni di cosa nostra siciliana e della ‘ndrangheta nella massoneria in Sicilia e Calabria, avente come relatrice il presidente on.le Rosy BINDI.

Nell’ambito delle sue prerogative la Commissione ha convenuto di avviare un filone di inchiesta dedicato ai rapporti tra mafia e massoneria. L’esistenza, si dice nella relazione, di forme d’infiltrazione delle organizzazioni criminali mafiose nelle associazioni a carattere massonico è infatti suggerita da una pluralità di risultanze dell’attività istruttoria della Commissione, derivanti dalle audizioni svolte, dalle missioni effettuate e dalle acquisizioni documentali, anche nelle precedenti legislature.

L’attività della Commissione è stata caratterizzata dal rapporto difficile con le 4 principali obbedienze massoniche italiane: Grande Oriente d’Italia - Palzzo Giustiziani GOI, la Gran Loggia Regolare d’Italia GLRI, la Gra Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori GLI e la Serenessima Gran Loggia d’Italia, Ordine generale degli Antichi Liberi Accettati Muratori SGLI o Serenissima. 
Il rapporto difficile è scaturito dal rifiuto delle diverse confessioni di aderire alla richiesta da parte della Commissione di consegnare gli elenchi dei fratelli iscritti opponendo la normativa sulla privacy alla richiesta formale dell’organismo parlamentare. L’empasse è stato superato dalla Commissione con l’esecuzione, in virtù dello specifico mandato parlamentare, di una perquisizione delegata alla Guardia di Finanza presso i locali delle rispettive confessioni.

Non entrerò certo nel merito della tenzone giuridica che ha portato la questione anche al di fuori dei confini nazionali restando semplicemente vincolato al mio faro nella notte, salvifico in tempi oscuri come questo: il buon senso.

Partiamo dal fatto che la Massoneria è per definizione un’organizzazione deputata alla speculazione filosofica, scevra da flessioni mondane, e che la Commissione parlamentare d’inchiesta agisce su mandato del parlamento italiano e quindi del suo popolo a cui ancora, e speriamo per lungo tempo a venire, la costituzione specifica appartiene la Sovranità. 

Non vedo quindi quale privacy si voglia tutelare circa i nominativi degli appartenenti alle varie confessioni, stante anche il fatto che la Commissione, nel motivare la richiesta, ha espressamente indicato che i dati acquisiti sarebbero rimasti coperti dal segreto, tutelato dal codice di procedura penale, posto il fatto che la Commissione parlamentare d’inchiesta agisce, in ossequio a quanto previsto dall’art. 82 della Costituzione attraverso i poteri della magistratura requirente per la ricerca dei mezzi di prova e di ricerca della prova.

In sostanza la Commissione chiede gli elenchi, la Massoneria italiana li nega, la Commissione, esercitando i suoi poteri, ordina l’acquisizione degli elenchi mediante perquisizione.

Tutto questo quali riflessioni comporta?
Il Parlamento e la Costituzione italiana hanno oramai una pregnanza e valore relativo potendo fare  appello ad un supposto diritto superiore come quello della privacy (maledetti termini anglosassoni);
la massoneria si pone quale organismo paritetico rispetto al Parlamento italiano tanto da non consegnare di fatto l’elenco dei proprio iscritti, costringendo la Commissione d’inchiesta all’esercizio della giurisdizione;
Commissione d’inchiesta e Massoneria hanno semplicemente giocato il proprio ruolo in una commedia inutile e ridicola e anche penosa che non rende merito né al Parlamento né alla Massoneria italiana.

Al di la di questo teatrino delle parti la Commissione d’inchiesta sulle mafie si limita a riferire che in effetti alcune logge sono infiltrate dalla criminalità organizzata come si evince da numerose attività d’indagine svolte dalla magistratura. Complimenti per lo sforzo profuso! Questo era il presupposto dell’indagine che la Commissione deve svolgere non l’epilogo. Insomma nulla di più in termini di conoscenza del fenomeno ci viene consegnato dai lavori di questa Commissione d’Inchiesta.

Il vero quesito al quale si deve ancora una risposta riguarda la natura del rapporto che lega la Massoneria italiana alla criminalità organizzata di tipo mafioso.

È la massoneria, i fratelli massoni, che cercano la mafia o viceversa?
Comprendere la natura del rapporto, senz’altro oggi biunivoco, come dimostrato dalle acquisizioni investigative e processuali, è fondamentale per sradicarne la radice e cauterizzarne le ferite imposte alla società.

Nessuna organizzazione segreta può rivendicare, in nome della propria natura, alcun diritto alla privacy in ordine ai propri appartenenti piegando al proprio interesse quello collettivo.

La massoneria, nella sua profonda natura speculativa, non merita questo svilimento come peraltro  ripetutamente denunciato in passato da illustri fratelli massoni.

Il marcio connubio di fratelli massoni, professionisti, funzionari pubblici e uomini d’onore, ha un solo scopo: alterare il corso naturale della vita democratica facendo deragliare la locomotiva economica del paese; questa connivenza e convergenza d’interessi è la responsabile di gran parte dei mali che oggi ci affliggono oramai patologicamente spingendo irrimediabilmente il Paese, e quindi ciascuno di noi, verso un limite oramai prossimo al di la del quale nulla è scontato in termini economici e sociali.


Mafia e ‘ndrangheta sin dai primi anni ‘50 del secolo scorso sono stati invitati ad entrare in quei circoli d’affari illegali che si nascondevano dietro le colonne dei tempi massonici. Ritroviamo questo connubio in tutti i passaggi fondamentali della vita repubblicana dalla morte di Enrico Mattei in poi, ma nel dettaglio questo lo verbalizzeremo in altro contesto.
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