giovedì 4 gennaio 2018

Lo stato profondo e la trasmissione del potere Comandare è meglio che fottere & Tengo famiglia.

Basterebbero questi due semplici modi popolari di dire a compendiare la natura delle motivazioni che giustificano il comportamento scorretto fino all’illecito di una gran parte di italiani.

O, se volete, il più arguto e forse noto aforisma di uno che del potere aveva fatto ragione ed essenza di vita, Giulio onorevole ANDREOTTI: il potere logora chi non ce l’ha. Sornione nei modi quanto deciso nella gestione del potere, il senatore è passato attraverso la storia della Prima Repubblica, ma ha perso il treno per la Seconda non essendo riuscito a rintuzzare gli attacchi che lo hanno estromesso dalla presidenza repubblicana. Anche i più grandi non possono tutto, e la cosa ci dovrebbe consolare. 

Il potere, cos’è il potere? Quello divino è assoluto mentre quello degli uomini è temporaneo e necessita di costante mediazione, di adattamenti che si basano essenzialmente su compromessi, quasi mai leciti. Ecco questo è il potere nella sua essenza, mentre nella sua dinamica si può esprimere nei modi e nei campi più eterogenei.

Quindi il primo punto da fissare bene a mente è il collante del potere:la corruzione/concussione ossia la realizzazione di uno scambio illecito di favori; questa è la base di qualsiasi espressione del potere. Quando la mediazione tra diverse entità, con proprie necessità e relative istanze, non è esercitata secondo regole condivise e lecite si genera un potere che necessariamente sfugge al controllo di legalità alterando i processi sociali.
Si tratta in fondo semplicemente del tema del merito che tanto gioverebbe qualora riconosciuto in tutti i campi del vivere civile e sarebbe foriero di prosperità per l’intera collettività.

Definito il collante passiamo agli attori principali, facile a dirsi: economia, finanza, politica, pubblica amministrazione, criminalità.
E’ fin troppo intuitivo comprendere come questi soggetti interagiscono per guadagnare posizioni di potere (comandare è meglio che fottere) e soprattutto per non perderlo una volta raggiunto (tengo famiglia).

Ora l’ultimo passaggio in questa sintetica disamina sul potere riguarda la cinghia di trasmissione del potere stesso indipendentemente dal soggetto di riferimento. 

L’economia e la finanza risentono sempre di fattori esterni congiunturali e non hanno una capacità propria intrinseca di auto sostentamento referenziale; pensiamo alla grande Fiat che per restare sul mercato per decenni ha dovuto essere sostenuta dallo stato; la finanza, quella italiana soprattutto, è sempre stata marginale e referenziale del potere bancario anch’esso fortemente tutelato dallo stato centrale. L’attore criminale invece è più interessante perché si è trasformato, a differenza di molti altri Paesi, in qualcosa di strutturato ed organico in quelle che chiamiamo mafie. Già qui possiamo trovare i primi indizi su chi il potere lo crea, gestisce e trasmette: lo stato profondo, ossia quelle strutture che operano sotto l’egida delle istituzioni collegando tra loro gli altri soggetti indicati.

Ad esempio la P2 era semplicemente una camera di compensazione di interessi che erano anche spesso confliggenti, e per realizzare questa mediazione ricorreva ai servizi di sicurezza, ai direttori generali dei ministeri, ai capi di stato maggiore delle forze armate, ai funzionari di polizia, ai direttori dei giornali e così via. Tutti questi personaggi avevano potere in quanto esercitavano una determinata funzione che era stata loro data in appalto con la certezza che avrebbero necessariamente risposto all’appello appena chiamati in causa per non perdere i privilegi acquisiti (comandare è meglio che fottere). 

E la trasmissione di questa situazione costantemente mediata nel tempo avviene attraverso altri favori che investono di solito i figli, i figli degli amici, gli amici dei figli (tengo famiglia).

E così si perpetuano poteri di varia natura a vario livello. Si tollerano le mafie, non si realizzano politiche in favore della collettività preferendo salvare ad esempio un sistema bancario di rapina.

Quindi per riconoscere lo stato profondo basta seguire i privilegi, basta ricostruire le carriere, è sufficiente individuare le parentele.


Lo stato profondo è il cancro della democrazia parlamentare ed è per questo motivo che essa è stata prima vilipesa (1992/1993) poi svuotata di forza popolare attraverso i movimenti di protesta. E’ lo stato profondo che deve necessariamente trovare sempre nuove strade per poter perpetuare il proprio potere: comandare è meglio che fottere & tengo famiglia.