domenica 21 gennaio 2018

L’Italia: si può fare!!!

Amici e lettori,
quando si tocca il fondo, si dice luogocomunemente parlando, non si può che risalire: falso si può restare schiacciati dal peso della propria incapacità di modificare gli eventi.

L’Italia ancora non può dirsi sul fondo delle proprie miserie, ma di certo è vittima di un abbrivio verso il baratro che non sembra poter godere, allo stato, di sussulti che possano invertire questa tendenza.
Il prossimo appuntamento elettorale appare completamente svuotato di significato, posto il fatto che nessuna forza si distingue in quanto portatrice di novità dirompenti che possano frenare la tendenza negativa di cui soffriamo, se non a colpi di propositi, ma sappiamo che di propositi è lastricata la strada per l’inferno.

Nell’ottica della mia ricerca di idee innovative, se è vero che nell’innovazione c’è la possibilità di futuro, e a compimento dei miei studi che, mai come in questo periodo, vertono su un parallelismo tra eventi storici ed economico-finanziari, stretti in un forte legame di causa-effetto, in questo fine settimana sono stato gentilmente invitato, e ringrazio, quale ospite ad un incontro dell’associazione culturale CLEMM di Cecina nel corso del quale Antonino  detto Nino Galloni, sostenitore del progetto CLEMM/COEMM, dopo aver rinfrescato le menti sull’evoluzione economica del capitalismo del dopoguerra da una visione espansiva ad una meramente finanziaria, e quindi sui vari passaggi che hanno portato l’Italia alla fase di deindustrializzazione degli anni 90, ha lanciato una proposta innovativa vecchia dei quarant’anni nel corso dei quali l’ha sostenuta pagandone anche la coerenza: la sovranità monetaria dello Stato finalizzata allo sviluppo e gestione di un’etica economica che favorisca l’uomo che secondo il professor Galloni, ma non solo lui, è ecosostenibile, nel senso economico. 

È il famoso uovo di Colombo e questo dimostra quanto sia stata penetrante, negli anni, la perversa logica della finanziarizzazione esponenziale e senza limiti del capitale che ha finito per distruggere l’entità essere umano sotto ordinandolo al profitto, non in quanto giusto compenso del rischio d’impresa ma risultato di un algoritmo che anestetizza il mercato.

Può una visione oggi utopica, ma che ha portato nel dopoguerra questo Paese ai primissimi posti della classifica dei Paesi industrializzati, divenire tanto dirompente e persino rivoluzionaria? 
La mia risposta è sì , può e deve esserlo. Questa risposta è maturata oltre che da un ragionamento semplice in termini economici anche dall’aver notato l’auditorio estremamente eterogeneo: non ho visto portatori di stendardi ideologici novecenteschi, ma persone, lavoratori e cittadini fusi in un’eterogenea amalgama.
Allora mi pare che sia possibile e auspicabile, a differenza di quanto il pensiero unico sostiene, dare a Cesare imprenditore il suo e al Cesare, cittadino e lavoratore, quanto dovuto in un equilibrio che soddisfa tutti:  tornare in fretta al capitalismo espansivo si… può… fare… .


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