mercoledì 10 gennaio 2018

L’Italia è un Paese meraviglioso abitato dagli italiani.

L’Italia è un meraviglioso paese abitato dagli italiani.
Questo paese in passato ha sempre fatto gola e attirato le mira degli imperi, degli stati e delle nazioni. La penisola italica è stata conquistata ed invasa in molte occasioni da eserciti e dalle più disparate culture.
L’Italia continua a rappresentare una appetibile preda per molti degli attori politici ed economici del presente. Questi hanno cambiato la veste esteriore, la natura politica ed economica, le dimensioni territoriali e spesso anche culturali, ma in fondo sono sempre gli stessi attori e, attenzione, si tratta sempre dei nostri vicini, alleati, cugini o amici.
Non rammento un’invasione del suolo patrio ad opera di cinesi, indiani o russi, mentre non posso affermare lo stesso dei francesi o degli inglesi o dei tedeschi. L’Italia in quanto espressione geografica, riprendendo una malevola definizione di Winston Churchill il cui carteggio con Benito Mussolini ancora deve raccontare la vera storia dei rapporti anglo-italiani degli anni ‘20/‘40 del Novecento, appartiene a quel novero di parti di terre emerse che hanno un’importanza geografica connaturata alla propria posizione. E’ una questione di pura allocazione; l’Italia sempre sarà al centro di snodi geostrategici e geoeconomici che le assegnano un jolly sempre valido da spendere nel gioco delle relazioni internazionali, ma che al contempo rappresenta anche il suo punto debole in quanto oggetto delle mira altrui. Ma l’italia, dicevamo, è abitata dagli italiani.
Gli italiani sono tali in quanto esprimono il risultato dell’esplosione del mondo romano antico, rappresentando il miglior esito della cittadinza romana. Nel senso che, partendo dalle specificità locali e conservandone l’autenticità, hanno creato il modello italico che trova nel genio del singolo la sua massima espressione. Gli italiani non sono nati con l’unità d’Italia, gli italiani erano già tali, non c’era alcun bisogno di una certificazione per determinarne una radice condivisa.
Ora, se il genio italico appartiene al singolo è parimenti vero che i suoi difetti appartengo all’essere collettivo.