mercoledì 17 gennaio 2018

La strategia della tensione 1992/1993: Francia e Germania alla conquista dell’Europa.

lI russi, i russi, gli americani... cantava Lucio Dalla pensando al futuro con Futuracanzone pensata e scritta a Berlino nel 1979 difronte al muro che ancora separava ma teneva l’Europa in equilibrio con i trattati di Yalta. 

In quel quadro storico era stato possibile pensare e sviluppare l’idea di un’Europa unita i cui membri potessero cedere parte della sovranità ad un organismo sovranazionale che ne consentisse uno sviluppo economico armonico senza alterare le dinamiche ed interessi interni di ciascuno. L’Europa dei 12 aveva delegato la propria sicurezza alla NATO, strumento militare di difesa contro il potenziale nemico comune: la Russia. L’equilibrio era garantito e condiviso; ciascuno stato nazionale aveva la sua moneta e provvedeva alla propria politica fiscale ed economica. Tutto bene. 

Ma poi ... arriva Futura...: cade il muro e cambiano le dinamiche internazionali, arriva la globalizzazione, la mondializzazione, arriva internet, esplodono i commerci, la NATO non corrisponde più all’Europa in quanto quest’ultima non comprende gli Stati Uniti d’America. Cambiano gli interessi dei singoli stati, cambiano gli equilibri che non sono più dettati dalla paura del nemico invasore ma sono fondati sulle guerre economiche che si affacciano minacciose nell’agone internazionale.

E’ in tale mutato contesto internazionale che subiamo, nell’ambito della nascita della nuova configurazione europea, la Strategia della tensione del periodo 1992/1993 che condurrà alla deindustrializzazione del Paese. Una strategia con molti padri, quinte colonne e traditori, decine di vittime, ma un solo obbiettivo: usurpare la ricchezza del popolo italiano. 

Nasce in questo frangente l’asse franco-tedesco che intende porsi alla guida dell’Europa sulla base di una convenienza reciproca che vede l’Italia quale posta in gioco per questi motivi essenziali:
  • Concorrente commerciale pericoloso per entrambi;
  • Concorrente geopolitico determinante per gli equilibri europei (Germania) e mediterranei (Francia).
L’accordo si basa sullo scambio:
  • La Francia non si oppone alla riunificazione della Germania;
  • La Francia guadagna maggiore spazio operativo nel Mediterraneo come verificheremo anche in occasione della guerra mossa alla Libia di Gheddafi;
  • La Germania rinuncia al marco forte;
  • La Germania, non ostacola, anzi favorisce la guerra della finanza internazionale al patrimonio industriale a partecipazione statale italiano, alla sua economia e finanza.

Mi si è chiesto del ruolo inglese in questo periodo. 
Chiariamo: l’Italia dalla fine della Seconda Guerra mondiale è dichiaratamente sotto tutela  inglese con la supervisione degli Stati Uniti d’America. Tuttavia questo ruolo, fatemi professione di fede non avendo questo scritto tale tema per soggetto, gli inglesi se lo sono ritagliato sin dall’occupazione della Sicilia nel 1805, dal supporto fattivo all’unità d’Italia passando per il forte impulso alla costruzione del regime fascista. 
Nell’ambito qui discusso, senza cedere alla facile ricostruzione di un complotto ordito a bordo del panfilo Britannia in quel frangente, basta il buon senso per comprendere che l’interesse inglese non contrastava affatto con quanto andavano realizzando francesi e tedeschi ai danni dell’Italia, se non altro poiché la internazionale aveva  ancora il cuore pulsante nella city.

Un ulteriore chiarimento è doveroso: la politica internazionale non è fatta dalle  relazioni formali tra stati con i relativi apparati diplomatici. Non la si realizza più in quei salotti ma in consessi ristretti, circoli chiusi, case di famiglia. E’ la politica della èlite finanziaria che detta le agende ai governi, i quali traducono i desiderata in politica estera. 
Alla luce di questa considerazione non esistono più i russi, i francesi, gli americani o i tedeschi: l’economia ha preso da tempo il sopravvento sulla politica.
Due esempi:
  • Ingresso degli Stati Uniti d’America quale parte belligerante nella II Guerra mondiale: mentre i colossi General Motors, Ford, Standard Oil, Texaco, IBM, General Electric, DuPont, ITT e altre aziende statunitensi che avevano investito in Germania, videro aumentare il valore dei loro investimenti dopo l'ascesa al potere dei nazisti contribuendo a costruire gran parte della potenza economica del III Reich ostacolando l’ingresso degli USA nella guerra contro la Germania, F.D. Roosvelt chiedeva al congresso l’intervento bellico in Europa a sostegno della libertà democratica; e dovette sudare le famose sette camice denunciando pubblicamente questa situazione in un famoso discorso. La situazione divenne chiara quando le truppe americane sbarcarono in Normandia e si trovarono contro mezzi militari costruiti dalle major statunitensi;
  • VODKA/COLA è un’espressione che sintetizza i rapporti commerciali trasversali tra gli attori economici occidentali, statunitensi in primis, ma anche la Fiat e L’ENI italiana, e i Paesi del blocco sovietico che non si sono mai interrotti sin dalla fine della II Guerra mondiale nonostante la c.d. Guerra Fredda.

In conclusione, quando scrivo e parlo ricorro alla categoria italiano, statunitense, russo, e via dicendo avendo in mente sempre un doppio livello: quello di facciata politica che riflette pallidamente l’interesse nazionale di ogni singolo stato, e quello sostanziale economico-finanziario vero artefice dei destini dei popoli mondializzati come noi abbiamo sperimentato e continuiamo a sperimentare sulla nostra pelle ogni giorno nel procedere rapido del processo di deriva economico e sociale dell’Italia.


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