venerdì 19 gennaio 2018

La strategia della tensione 1992/1993: Francia e Germania e il bluff dell’Unione Europea

Cari amici e lettori,
continuando a chiarire cosa è accaduto nel periodo della Strategia della Tensione del 1992/1993, cause ed effetti, mi soffermerò con questo scritto su un aspettò che dimostra e chiarisce, spero definitivamente, la totale malafede di chi ha parlato di Unione Europea anche sotto il profilo politico e non meramente quale area di libero scambio commerciale.

Abbiamo già visto come il nazionalismo francese e quello tedesco, catalizzati dagli interessi finanziari inglesi, abbiano mosso una guerra economica all’Italia nel 1992/1993 utilizzando quinte colonne che hanno pensato, organizzato e realizzato la Strategia della Tensione del 1992/1993 con lo scopo di deindustrializzare l’Italia depredandone il patrimonio economico.

Abbiamo accennato alla sovrapposizione dell’Europa dei 12 con la NATO, nella comune e condivisa necessità di avere un ombrello protettivo rispetto agli eventuali appetiti imperialisti del blocco sovietico; sappiamo anche che con la caduta del Muro di Berlino nel 1989 la NATO e l’Europa dei 12 non erano più sovrapponibili in quanto venendo meno il nemico comune, l’U.R.S.S. , questa coincidenza d’interessi veniva a mancare, ponendo su piani differenti gli stati europei e gli Stati Uniti d’America in quanto emergevano chiaramente nuove e differenti agende in campo di politica estera. 

In tale quadro l’Unione cerca di allargarsi ad altri paesi europei con un processo pletorico di inglobamento nella speranza di far coincidere con questo un processo di accrescimento interno con consequenziale potenziamento verso l’esterno, tanto da poter surrogare il ruolo di copertura USA e protezione NATO.
Questo è stato il pretesto e il contesto nel quale la Germania, la Francia e l’Inghilterra hanno realizzato il capolavoro di avvantaggiarsi indebolendo l’Italia nel 1992/1993. La nascita dell’Euro rappresenta la negazione stessa di uno dei principi dell’Unione: uniti nella diversità, rivelandosi, ma era evidente sin dall’inizio, un mero strumento da impiegare per drenare denari dai Paesi più deboli a favore dei più forti, scaricando sui rispettivi popoli gli oneri di una finanziarizzazione dei capitali privati attraverso politiche fiscali criminali. 

Tutto è filato liscio, come abbiamo avuto modo di ricordare, dopo le bombe della Strategia della tensione 1992/1993, finché la seconda guerra del Golfo 2003/2011, dichiarata dagli USA all’Iraq di Saddam Hussein, non costringerà i Paesi europei a calare le rispettive carte sul tavolo da gioco della politica internazionale.

Francia e Germania in particolare, le due potenze continentali, antagoniste sin dall’inizio del XIX secolo, ad un certo punto hanno ritenuto di poter far convergere i propri interessi nella certezza che la sommatoria dei rispettivi poteri tenesse a bada gli altri membri dell’Unione. Così non è stato, e non poteva secondo buon senso essere sostenuto. Infatti quando si è trattato di schierarsi per la difesa eventuale della Turchia nel 2003, ogni Paese ha fatto i conti con il proprio interesse nazionale sancendo definitivamente la fine dell’Unione Europea nei fatti. L’Unione apparve chiaro non aveva una politica estera e di difesa quindi non esisteva. Ma i danni che l’Euro aveva provocato iniziavano a farsi sentire: arriva la crisi iniziata nel 2005 ed esplosa nel 2008.   

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ma soprattutto degli italiani che sono stati ingannati nel momento in cui gli si è fatto credere di rappresentare un malato cronico da curare in quanto spendaccioni, poco virtuosi e scansa fatiche e invece si trattava solo di creare un malato immaginario da depredare.

Giungiamo quindi al paradosso attuale per cui Francia e Germania sono uniti tra loro  per contenere il potere degli USA restandogli fedeli, mentre gli altri Paesi europei sono alleati degli USA per contrastare il potere di Francia e Germania.

E l’Italia in questo gioco si presta, con una miope politica da servaggio medioevale, a non rifiutare militari a chiunque li chieda, vedasi per ultimo i militari da impiegare in Niger, nella speranza di ottenerne in cambio benevolenza.


E’una vergogna, e le spiegazioni sono tre o si è ingenui, o si è incapaci o si è in malafede. Essendo le prime due difficilmente sostenibili non resta che la terza purtroppo.

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