venerdì 12 gennaio 2018

Di quando l’Italia perse la sua ultima guerra 1992-1993: il malato immaginario e la cura

Mi rendo conto che parlare di questo argomento può apparire, agli occhi dei più, futile, inutile, un esercizio di ricostruzione storica di fatti oramai lontani nel tempo. Tuttavia, se è vero che l’Italia è un malato che versa in condizioni quantomeno gravi  e pericolosamente prossime al punto di irreversibilità, ebbene, allora è il caso di riprenderne in mano la cartella clinica e cercare ancora una volta di ricostruire l’evoluzione della devastante malattia che ne segna le sorti.

La Prima repubblica si infrange difronte alle responsabilità di una classe politica che, ritenendosi giustificata dall’essere classe di potere, si permetteva il lusso di aver organizzato un sistema tangentizio diffuso al punto di rientrare nella categoria della prassi condivisa. E’ chiaro che il colpo a questo sistema, rodato e consolidato, doveva per deduzione provenire dal suo esterno e lo strumento è stato chiaramente l’operato di una magistratura che, risvegliandosi da una decennale accidia, si è accorta che nel frattempo la corruzione, e non la concussione -per la quale il colpevole sarebbe stato solo il politico e non l’imprenditore che invece lucrava favori- era stata eletta a sistema. Tardi, molto tardi, tanto tardi al punto che l’intervento della giurisdizione non salverà il malato ma lo accompagnerà mestamente al camposanto.

A questo punto, sarebbe stato naturale che un sistema malato, salvato dall’infezione che ne minava il vigore, dopo un periodo di riabilitazione a base di supporto vitaminico, riprendesse, memore degli errori commessi e dello scampato pericolo, la via verso la guarigione. Sarebbe stato naturale qualora il presupposto fosse stato la salvezza  del malato, ma così non era, anzi in sostanza si è trattato di una forma di eutanasia politica, e qui sorge il domandone: a favore di chi? Certamente non della classe politica, accompagnata al camposanto con tutta la struttura che ne aveva consentito la sopravvivenza per un cinquantennio, e allora si potrebbe ipotizzare a favore del nuovo che avanzando ne aveva preso il posto. E’ possibile.

Ma esiste anche una terza opzione: che l’intero processo, avviatosi nei primi anni Novanta, sia stato il frutto di un’oculata strategia, senz’altro sovranazionale, che aveva necessità di giungere ad un obiettivo che passava anche, ma non esclusivamente, attraverso la ridefinizione del ruolo dell’Italia in ambito europeo e internazionale. Una strategia basata sulla necessità di rispondere a più esigenze: spazzare via una classe dirigente e di potere che avrebbe resistito, per naturale spirito di conservazione, al cambiamento auspicato; operare alcuni correttivi di politica economica in Italia al fine di farne collimare l’indirizzo con i desiderata; approfittarne per saccheggiarne il patrimonio, boccone più che succulento; ridimensionare la struttura democratica in previsione di uno svilimento dei capisaldi in tema di benessere sociale e diritti acquisiti. 
Un’operazione importante che è stata portata brillantemente a compimento.
Questo genere di operazioni una volta si realizzavano alla luce del sole, con il cambiamento radicale attraverso un’invasione militare, poi si è passati al metodo del colpo di stato, fino al più raffinato metodo del “malato immaginario”. Spiego: basta far credere al soggetto, nel nostro caso un’intero popolo, ,di essere malato e di avere bisogno di cure. E gli italiani ci hanno creduto; hanno creduto che il malato fosse il modello di stato e non i singoli, che organizzati tra loro, ne avevano svilito la funzione e minato le stesse basi etiche per interesse di parte.
I fatti:
12 marzo 1992, viene ucciso a Palermo l’on.le Salvo Lima, di padre in figlio notabili della DC in Sicilia con un forte peso  a livello nazionale: si aprono le ostilità;
17 aprile 1992, viene arrestato Mario Chiesa, avvio di mani pulite/tangentopoli;
23 maggio 1992, strage di Capaci, inizia la guerra, le menti raffinatissime temute dal giudice Falcone compiono il primo atto contro il blocco di potere consolidato in Italia;
19 luglio 1992, un altro colpetto, giusto per chiarire il livello di scontro;
Questo è il il 1992, l’anno in cui si manifestò con violenza lo scoppio della guerra, di solito gli schieramenti in questa fase si compongono coagulando secondo i propri interessi.
15 gennaio 1993, arrestato Salvatore Riina, quella mafia non serve più e potrebbe rappresentare un ostacolo;
13 maggio 1993, una bomba in Via Fauro a Roma, qualcuno ci fa carriera, altri ricevono il messaggio;
26 maggio 1993, strage di via dei Georgofili a Firenze, si fa sul serio muoiono degli innocenti;
27 luglio 1993, attentati alle basiliche romane di San Giorgio al Velabro e San Giovanni, e qui il messaggio mi pare chiaro a chi fosse diretto;
27 luglio 1993, strage di via Palestro a Milano, altri morti innocenti e altro messaggio;
31 ottobre 1993, attentato non realizzato in via dei Gladiatori, nei pressi dello stadio Olimpico di Roma in occasione di una partita del campionato italiano della serie A.

Perfetto: attentati, stragi, morti e messaggi, tutto questo per far sì che la vecchia classe politica si facesse da parte? Inverosimile, per raggiungere questo scopo era più che sufficiente il pool di mani pulite; e allora cerchiamo di alzare lo sguardo e individuare cosa accadeva a livello più alto, a livello europeo.
Sarei tentato di comparare i fatti che seguono sinotticamente con gli attentati sopra descritti per dimostrare con puntuale cadenza le evidenti correlazioni delle stragi con importanti appuntamenti di governo relativi al futuro assetto europeo dell’Italia, che hanno generato la tragica melodia che ha accompagnato la Prima Repubblica e il Paese alla sua ultima dimora, ma tutto sommato è un esercizio superfluo, poiché chiunque può farlo in autonomia, e visto che in questa sede a conta evidenziare i risultati.

E quindi nel periodo 1992-1993:
  • salta il pentapartito, vengono eliminati politicamente Giulio Andreotti e Bettino Craxi; il primo ci rimette il Quirinale, ambizione di una vita politica all’altezza, probabilmente perché contrario alle politiche di deindustrializzazione e alle privatizzazioni dei beni dello stato;
  • alla casa Bianca arriva Bill Clinton che agita le acque internazionali attraverso l’intervento in Somalia, nell’ex Jugoslavia, rimuove la legge Glass-Stegall;
  • la Cina entra nel WTO;
  • i governi Amato e Ciampi avviano e concludono le privatizzazioni e la deindustrializzazione del Paese sull’onda dell’imperante tsunami neoliberista;
  • nasce l’Unione Europea.

Questa è la sintesi, ma qualora volessimo avere un quadro chiaro di cosa abbiamo fatto basta semplicemente rifarsi e rileggere alcuni degli otto punti di altrettanti referendum abrogativi promossi dal Partito Radicale la cui consultazione si è svolta il 18 aprile 1993, lo stesso giorno in cui nel 1948 si tennero le prime elezioni politiche della neo Repubblica, dimostrando che questa gente è dotata anche di un certo grado di sarcasmo:
  • Abrogazione delle norme bancarie fasciste del 1938 che attribuivano al Tesoro, anziché ai consigli di amministrazione il potere di nomina dei vertici bancari;
  • Abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti;
  • Abrogazione del ministero per le Partecipazioni Statali;
  • Abrogazione della legge elettorale per far posto ad un sistema di tipo maggioritario.
E il malato immaginario se l’è bevuta, la pozione avvelenata, contento di quanto stava facendo.

Ora, tornando un attimo alle stragi, che sono una cosa seria in ragione dei morti innocenti che hanno causato, è ormai assodato che la manovalanza era mafiosa, poco chiaro ovviamente risultano ancora i mandanti in quanto, come sempre quando si tratta di fatti epocali di questa natura, i mandanti sono sempre molto eterogenei. Esistono molteplici livelli di responsabilità che spesso agiscono all’oscuro delle trame degli altri; ecco perché a definire i fatti per la loro essenza bisogna partire dall’esito ed ecco perché occorrono anni prima che la nebbia delle polveri si diradi e appaia il vincitore della guerra.
Tirando qualche somma con una bella riga rossa è certo che:
  • il biennio 92/93 ha cambiato il volto di questo Paese;
  • che nel 1992 con l’operazione mani pulite la Prima Repubblica comunque, e al netto di tutte le nefandezze delle quali si è macchiata la classe politica di riferimento, veniva cancellata;
  • che la nuova classe politica di natura tecnica ha provveduto rapidissimamente a smantellare 50 anni di intervento dello stato nell’economia e nella finanza, operando il sistematico spacchettamento dei gioielli industriali a partecipazione statale con la relativa privatizzazione favorendo, di fatto operatori stranieri che hanno provveduto a fare la spesa alla bottega Italia;
  • si sono messe le basi per il depauperamento delle acquisizione in tema di diritti sociali e del lavoro culminati negli anni Settanta con l’adozione dello Statuto dei lavoratori;
  • si sono messe le basi per lo svilimento della partecipazione alla vita democratica delle masse attraverso lo svilimento del principio di rappresentatività  parlamentare grazie a leggi elettorali calibrate a questo fine.   

E fin qui siamo ancora difronte a dati di fatto difficilmente interpretabili diversamente. 
Un ultimo aspetto deve essere sottolineato: il ruolo dello stato profondo. 
Operazioni di questa portata presuppongono alcuni elementi pregiudiziali:
  • una forte capacità di propaganda;
  • l’interesse di una élite interna allo stato preso di mira;
  • uno strumento operativo pratico per realizzare i fini auspicati.
Anche in questo caso possiamo dire che nel biennio 92/93 riscontriamo agevolmente l’attivismo di queste forze in quanto:
  • è evidente la capacità e forza della propaganda mediatica con cui è stata, anche giustamente, sebbene poco oculatamente, gestita la fase mani pulite;
  • è evidente chi abbia guadagnato dallo smantellamento dei beni di famiglia italiani;
  • l’attività dello strumento operativo che si è realizzata grazie alla nuova mafia che ha realizzato materialmente gli omicidi del 1992 e gli attentati del 1993;
  • l’attivismo determinante di una compagine criminale chiamatasi Falange Armata che ha rivendicato gli attentati del 1993 e che si intersecava, non sovrapponendosi con la mafia.
Ma sopratutto, e qui rivendico la mia pervicace attività di ricerca, l’attivismo decisivo di quella struttura eterogenea, trasversale con capacità auto-rigenerative che si chiama stato profondo, ossia un nocciolo duro fatto di poteri che agiscono all’interno delle struttura statali sfruttandone la copertura istituzionale per fini privatistici. 
Ma di questo avrò senz’altro modo di parlare più articolatamente.
Quindi, detto questo, oggi il vincitore si intravede chiaramente, molto più chiaramente si può identificare il perdente di quella stagione, di quella guerra: il malato immaginario. 

Stigmatizzo: nel 1992/1993 potenze finanziarie estere e nazionali hanno realizzato un Colpo contro lo Stato italiano sfruttando interessi interni ad esso grazie all’opera di opportunisti votatisi ad un atlantismo neoliberista che ha superato in cinismo persino il capitalismo, come per altro già aveva previsto lo stesso Carlo Marx nel Capitale, per trasformarsi in capitalismo finanziario in cui la componente umana ha perso qualsiasi valore, finanche residuale.