lunedì 8 gennaio 2018

2018 - settanta anni di Costituzione: il Lavoro contro il Mercato.

art. 1 
l’Italia e` una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Ma non è una meraviglia?  Repubblica democratica, lavoro, sovranità e popolo.
Caro popolo hai rinunciato alla tua sovranità, hai rinunciato all’esercizio di essa, hai rinunciato quindi alla democrazia. Hai rinunciato, di conseguenza, al lavoro che i costituenti hanno posto quale elemento fondante della società repubblicana, nata dal disastro della II guerra mondiale.
Possibile che non te ne sia accorto? Possibile che fossi così distratto dal gioco delle tre carte: dov’è la destra, dov’è la sinistra, da non accorgerti di aver perso la tua dignità di lavoratore posta alla base della costruzione dell’intera struttura costituzionale, ovvero dell’architrave del nostro vivere quotidiano?

Eppure i costituenti si erano posti il problema di rendere chiaro quali fossero i concetti importanti per te, popolo. Diceva Piero Calamandrei nell’aula del Senato dopo aver preso la parola per esprimere il proprio pensiero sulla bozza di Costituzione che si andava discutendo: esigenza di chiarezza impone che non si facciano cose di tanta importanza alla chetichella con rinvio sibillino, che sarà letto senza intendere la portata dall’uomo che non si intende di leggi ... non saranno scritte sulle righe, ma tra le righe... 

La medesima sensibilità e attenzione verso di te popolo, non è certo stata alla base dei testi dei trattati sull’Unione europea che hanno ti hanno pian piano portato a non comprendere nulla di quanto ti stava accadendo lasciandoti sviare dolcemente verso  lo scoglio contro il quale sei rovinosamente naufragato. La melodia suadente che ti ha rapito fino a farti schiantare e che è sì scritto sulle righe ma opera tra le righe è scritta all’art 3 comma 3 del Trattato sull’Unione Europea che recita: ... l'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale...
Quest’articolo, anzi questo paragrafo dell’art 3 del TUE rappresenta l’architrave dell’intera costruzione europea basata su principi di natura squisitamente economica a scapito di quelli politici d’indirizzo sociale. Cosa si comprende dal testo dell’articolo? Cosa ne traiamo come messaggio da valutare per poi condividerlo o eventualmente avversarlo? E’ evidente che non si capisce, non se ne comprende, almeno non può evidentemente essere compresa da una maggioranza lontana, la portata dei suoi effetti.

Tuttavia alcune considerazioni possiamo trarle:
  1. il legislatore costituente aveva a cuore il cittadino rispettandolo nel momento in cui redige un testo chiaro e di natura politica, di indirizzo, scritto per chiunque affinché chiunque, indipendentemente dal livello o indirizzo d’istruzione, fosse consapevole del dettato  costituzionale e della sua portata;
  2. l’art. 3 del TUE non parla affatto di cooperazione economica, al contrario rivendica e impone agli stati una forte competizione economica basata sulla stabilità dei prezzi e sulla piena occupazione concetti e dettami che per definizione ed esperienza determinano un divario sempre maggiore tra stati forti e stati deboli, un aumento della disoccupazione basato sulla necessità di stabilizzare i prezzi. 

Non è certo questo il luogo ove spiegare complessi meccanismi di natura economica e per questo rimando a chi, più di me, ha le competenze per farlo, ma una cosa è certa la costituzione italiana metteva al centro dell’architettura costituzionale il lavoratore, l’uomo, il cittadino con tutto il portato di diritti fondamentali connessi. Il Trattato sull’Unione Europea,  così com’è in vigore oggi, no, ha altre esigenze, obiettivi e figure da tutelare.

Ogni giorno, nella nostra esperienza empirica, ci rendiamo conto del divario che separa sempre di più e inesorabilmente i Paesi ricchi da quelli poveri, vediamo aumentare il tasso di disoccupazione e ci rendiamo conto di quanto il lavoro, di ciascuno venga svilito e precarizzato sotto varie forme.

Se la  Costituzione Italiana si fonda sul lavoratore e quella europea sul mercato, io a quale legge fondamentale devo necessariamente fare ancora riferimento primario?
Se l’essere umano si è evoluto questo è stato possibile in quanto esso si realizza nel suo lavoro, traendone dignità. Se l’agire fortemente competitivo di uno Stato in un’area di libero scambio prescinde dal lavoratore significa che l’essere umano e i suoi valori sono stati sacrificati a parametri esclusivamente economici sulla base di una pseudo competizione viziata a monte dalla disparità oggettiva dei concorrenti. Il lavoratore è quindi considerato una mera variabile del processo produttivo al pari di  una qualsiasi macchina che si apprezza o deprezza in relazione non al suo valore intrinseco ma a quello di mercato.


Ora sta a te popolo, a te lavoratore e cittadino decidere se metterti sul mercato o gestire il mercato!