martedì 29 maggio 2018

Il “paradosso Savona” e la geopolitica dell’Euro.


La nebbia si dirada e quello che con il passare delle ore emerge è un quadro tutto sommato comprensibile che ci consente di riflettere su quanto accaduto nelle ultime 48 ore a proposito della formazione del nuovo esecutivo con specifica attenzione sul dicastero dell’economia.


Nel recente post: Tutti a casa: la fine del vincolo esterno, abbiamo messo in relazione la questione formazione dell’esecutivo con la situazione internazionale e la definizione degli assetti geopolitici che vanno delineando il Nuovo Ordine Mondiale alla luce della nostra definizione di Potere:

 Il niet al professor Paolo SAVONA è stato argomentato in ragione della sua avversione nei confronti della moneta unica europea. Non interessa in questa sede entrare nella questione Savona si, Savona no, in quanto più importante appare il paradosso che la questione Savona comporta; e a definirne la portata è lo stesso interessato in un comunicato del 28 maggio, scrive Paolo Savona:

"… Più incisivo e vicino al mio pensiero è il commento di Münchau. Nel suo commento egli analizza come deve essere l’euro per non subire la dominanza mondiale del dollaro e della geopolitica degli Stati Uniti, affermando che la moneta europea è stata mal costruita per colpa della miopia dei tedeschi. La Germania impedisce che l’euro divenga come il dollaro 'una parte essenziale della politica estera …” 


Il tema principale mi sembra emerga chiaramente dalle parole del professore e riguarda il ruolo della moneta unica europea non la sua messa in discussione in quanto tale, la sua esistenza, ma il suo ruolo.Questa è la posta in gioco politica e non economica che sottende alle dinamiche istituzionali innescate dalla necessità di formare un nuovo esecutivo.


Come anticipato la fine del Berlin Consensus significa chiaramente che quella scuola accademica che ha scommesso sul raggiungimento di un’unità politica comune in Europa ha visto fallire il proprio disegno avviato nel 1951 con il primo trattato della CECA.

Il professor Savona , mi pare, sia consapevole di questo fallimento politico:

“… Purtroppo il dollaro ha perso questa caratteristica, l’euro non è in condizione di rimpiazzarlo o, quanto meno, svolgere un ruolo parallelo, e di conseguenza siamo nel caos delle relazioni economiche internazionali; queste volgono verso il protezionismo nazionalistico, non certo foriero di stabilità politica, sociale ed economica …".


Una persona, un economista che ha creduto fortemente nell’Euro oggi rivendica quel ruolo e avrebbe cercato di trasformarne le attuali caratteristiche non rinnegandolo, ma tentando di influenzare le decisioni dei partners  europei spingendo la Germania verso una convergenza di gestione in funzione politica dell’Euro.

“… Münchau giustamente afferma che teme non vi sia un sostegno politico nel Nord Europa e quindi non ci resta che patire gli effetti del protezionismo e dell’instabilità sociale. Si tratta di decidere se gli europeisti sono quelli che stanno creando le condizioni per la fine dell’UE o chi, come me, ne chiede la riforma per salvare gli obiettivi che si era prefissi …".


L’Euro si basava sulla disponibile flessibilità, non certo a costo zero, dei Paesi del Nord Europa nei confronti di quelli mediterranei con caratteristiche intrinsecamente differenti in relazione ai fattori economici strutturali. La Germania, e questo è messo in discussione da molti, Paolo Savona  tra gli altri, per ragioni interne, anche collegate ai rapporti economici e commerciali con Russia e Cina, non può continuare a tenere il piede in due scarpe ed ecco che l’impalcatura Euro inizia a crollare.


Ancora il professor Savona:

“… L’Italia registra fenomeni di povertà, minore reddito e maggiore disuguaglianze. Il 28 e 29 giugno si terrà un incontro importante tra Capi di Stato a Bruxelles: chi rappresenterà le istanze del popolo italiano? Non potrà andarci Mattarella, né può farlo Cottarelli. Se non avesse avuto veti inaccettabili, perché infondati, il Governo Conte avrebbe potuto contare sul sostegno di Macron, così incanalando le reazioni scomposte che provengono dall’interno di tutti indistintamente i paesi-membri europei verso decisioni che aiutino l’Italia a uscire dalla china verso cui è stata spinta …”.


In sostanza andiamo all’incontro di giugno senza rappresentanza politica forte che avrebbe, e questo è interessante da rilevare nel passaggio appena citato, avuto la possibilità di coalizzarsi con la Francia nel tentativo di realizzare un’ulteriore passo avanti, forse in extremis, verso lo sviluppo di una politica economica condivisa incanalando positivamente le molteplici e diversificate istanze dei Paesi membri in un periodo di transizione epocale innescato dal ripiegamento psicologico statunitense che ha nella nuova politica dei dazi l’espressione più evidente.

A questo punto emerge chiaro il paradosso: Paolo Savona vuole salvare l’Euro spingendolo in avanti sul cammino che era stato ipotizzato a Maastricht con in mente il traguardo di una politica economica condivisa che lo avrebbe portato fisiologicamente a surrogare il ruolo del dollaro a livello mondiale; ma Palo Savona passa per il paladino dell’uscita dall’Euro.


Situazione: lo scontro politico si è già oggi trasformato nel referendum a favore o contro l’Euro e il traguardo delle prossime elezioni servirà  a sancire la volontà popolare di abbandono della moneta unica.

Ma è oramai chiaro che esistono convergenti interessi internazionali di molti attori che spingono per il SI; e la Germania, come ci dice anche Paolo Savona oltre a decine di accademici tedeschi, ha tutto l’interesse ad dall’Euro, così come gli statunitensi non hanno alcun interesse ad un euro forte e stabilizzato a trazione tedesca in quanto la Germania sta inesorabilmente, e pericolosamente,  scivolando verso un’influenza russo-cinese.


In definitiva, possiamo ancora una volta constatare quanto il Potere sia una cosa meravigliosa: ti porta per mano a fare qualcosa per il proprio tornaconto inducendoti a credere che sia per il tuo bene.


Tema di riflessione: la stagione di mani pulite. Quanto ci costa ancora oggi la distruzione dell’idea stessa politica, al netto delle responsabilità personali dei singoli delinquenti corrotti?  Eppure eravamo così felici, tiravamo le monetine.




domenica 27 maggio 2018

Tutti a casa: la fine del vincolo esterno.


Tutti a casa e ognuno per se. 

Siamo, comunque vadano le cose a proposito della formazione del Nuovo Esecutivo, ad un punto di non ritorno: il tema del vincolo esterno non rappresenta più un dogma e quindi un atto di fede. In un certo senso si tratta di un proto-8-settembre 1943 allorchè il vecchio ordine, in Italia certo, ma anche a livello europeo e mondiale andava definendosi secondo gli esiti di potere frutto dell’intervento statunitense in Europa. 

Cos’è il vincolo esterno è presto detto: la cessione di sovranità nazionale ai mercati attraverso la Banca Centrale Europea; in altre parole, il prezzo della credibilità del Paese sotto il controllo del marco tedesco travestito da Euro.

E allora cerchiamo brevemente, attraverso alcune riflessioni, di individuare i momenti salienti del percorso e dei motivi che ci hanno condotto allo stallo istituzionale (nel momento in cui scrivo ma poco importa nell’economia del ragionamento generale) odierno perfettamente didascalico di quanto il dado sia ormai tratto.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale premeva l’esigenza di ricostruire un’Europa devastata per tornare a fare business as usual e nel contempo fronteggiare il nemico Sovietico pericolosamente in salute e minaccioso sul limes orientale. 

Questi due imperativi spinsero gli Stati Uniti all’adozione di politiche di aiuti per la ricostruzione a patto di essere fedeli ai valori liberisti e democratici che plasmarono il blocco occidentale del quale il nostro Paese era parte integrante ma con un problema che ci è costato decenni di tensioni interne: la presenza del maggior partito Comunista pericolosamente in salute e anzi sempre più forte vicino all’area di governo fino al 1978.

Al di la dei fatti (stragi, omicidi, finti suini, mafie, bande di criminali, terrorismi di vario colore spontanei o spontanei)  interni all’Italia, che comunque hanno plasmato la natura di questo Paese e dei quale comunque si deve ancora tener conto (il lavoro della Seconda Commissione Moro è lì a dimostrane la necessità), tutto è filato liscio, al netto di stragi e movimenti eversivi di varia natura, interni ed esterni allo Stato, finché iniziava a diventare evidente che il nemico sovietico ormai era agonizzante; il primo sintomo fu senz’altro l’intervento armato del 1979 in Afghanistan a sostegno di un governo fantoccio di matrice sovietica. 

Da quel momento l’occidente iniziò a predisporsi per il futuro senza Unione Sovietica; a prevedere un mondo a trazione unica americana, alla globalizzazione dell’idea del libero mercato e della democrazia in declinazione occidentale. 
Progetto ambizioso ma velleitario come si è visto.

Nel 1979, lo scenario europeo era in pratica fermo ai trattati del 1951 di Parigi che diedero il via alla Comunità del carbone e dell’acciaio, con le successive comunità Euratom e CEE e connesso processo d’integrazione, in funzione di prevenzione di futuri attriti tra Francia e Germania, nonchè quale base economica per i processi di ricostruzione del continente. 

Dal 1979, dall’invasione dell’Afghanistan, e quindi dal suicidio assistito dell’U.R.S.S., dopo decenni di stasi l’Europa, guarda la coincidenza si sveglia e mette l’acceleratore a colpi di trattati e Atti Unici in rapida successione, tenuto conto della precedente dinamica, verso l’integrazione economica. Attenzione perchè questo è il punto chiave per capire cosa accade oggigiorno: la Germania avverte la possibilità di tornare grande e mettersi alle spalle la sconfitta della Seconda Guerra mondiale con il suo portato storico rincorrendo la sua unificazione. 

Mi piace tanto la Germania che ne preferisco due disse con il suo meraviglio cinico sarcasmo Giulio Andreotti per affermare il parere suo e degli interessi che rappresentava alla iattura per l’Europa che tale avvenimento si realizzasse; ma soprattuto il Divo Giulio ben sapeva, e ce lo ricorda anche Nino Galloni  più recentemente, che quest’unione sarebbe stata possibile solo a patto del sacrificio dell’Italia; sacrificio ai quali gli italiani sono stati abilmente indotti e tratti in inganno con la stagione di mani pulite e delle stragi del 1992/1993.

Con la Gran Bretagna al balcone sempre vigile dei propri interessi, come il recente matrimonio bicolore dimostra in chiave africana, ma questa è un’altra storia, furono Francia e Germania ad individuare e spartirsi la preda. Penso sia ormai chiaro a chiunque che Francia e Germania dovevano far fuori l’Italia, unico vero player antagonista con cui fare i conti per gestire il futuro assetto europeo. 

Ma attenzione, ed è fondamentale riflettere su questo passaggio: perchè bisognava distruggere l’Italia? Semplicemente perchè il nostro Paese sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale aveva imparato a gestire la propria economia attraverso politiche di svalutazione monetaria che consentivano alla nostra industria di trasformazione di primeggiare a livello mondiale determinando dapprima il boom economico degli anni 60 e quindi goderne i frutti nei successivi 70 e 80. 

Si badi bene, il nostro Paese non poteva contare sulle colonie come la Francia, ne sulle materie prime come la Germania e quindi di necessità virtù imparò a sfruttare una cosa che è scritta nel DNA del nostro popolo: usare il genio creativo; inventare, la nostra più splendida napoletaneità.

Abbiamo dimostrato di essere di gran lunga i più bravi a trasformare in capitale quello che altri depredano o si trovano nel giardino di casa. Tutto questo ha generato una spirale virtuosa che ha consentito a questo Paese di primeggiare a livello mondiale, finché… finché gli è stata mossa una guerra mai dichiarata, sostenuta da quinte colonne interne, che ne hanno messo in serio pericolo persino l’idea di nazione; idea di nazione che addirittura viene additata quale male di tutti i mali. 
Ma nazione cos’è se non territorio e popolo sovrano?

E quindi torniamo al vincolo esterno con cui abbiamo iniziato. 
Dal trattato di Maastricht  nel 1992 in poi l’Europa si è basata sul consenso di Berlino frutto del sacrificio italiano a favore di Francia e Germania rinsaldato dal marco tedesco travestito da Euro.

Ma era ovvio a tutti, e in molti ora, teneroni e anime candide, lo ammettono, che si trattò soltanto di una decisione di geopolitica finalizzata a costruire un Europa a gestione franco-tedesca che inglobasse quanto più territorio possibile ad est sottraendolo alla Russia nel suo momento di maggior debolezza.

Tutti hanno tratto qualche vantaggio da questo bel Risiko che si chiama strategia politica internazionale, ma chi ha pagato il conto decisamente più salato siamo noi italiani, tranne i percettori dei 30 denari.

E comunque non crediate che oggi il banco salti perchè siamo noi a volerlo con le nostre elezioni, forse in parte, ma solo in parate, minima parte, perchè è chiaro ai più, tedeschi in primis che l’Euro è finito perchè ha esaurito la propria funzione. 

Il conto alla Germania e Francia è stato pagato ed è ora di riassettare gli equilibri affinché sostengano nel continente il Nuovo Ordine Mondiale bipolare USA/CINA con la Russia a fare da elemento  d’equilibrio. 

La Gran Bretagna, al solito, e come solo lei sa fare, è al balcone e controlla che nulla intacchi i propri interessi, la Francia ha enormi problemi interni di natura sociale e la Germania è consapevole del fatto che il ripiegamento psicologico degli Stati Uniti la isola e la getta nelle peste con un sistema bancario fortemente a rischio di fallimento in quanto indebitato, pieno di derivati tossici e controllato da fondi cinesi.
E allora chi farà saltare il banco?

Il livore e disprezzo con il quale il popolo italiano viene trattato in questi giorni smaschera la natura di chi ha considerato queste sponde come terra di conquista abitate da gente che se lasciata libera di fare diventa pericolosa perchè primeggia per sua natura.

E’ la vecchia storia che si ripete: si disprezza ciò che non si può avere o che si teme.
Quindi, e in conclusione, il consenso di Berlino o vincolo esterno ormai sono chiaramente messi in discussione e superati (e questa è una nota di rammarico) non per presa di coscienza da parte delle classi di potere italiane, ma più semplicemente perchè non più funzionale al Nuovo Ordine Mondiale.

Ergo, che il governo si faccia o non si faccia, e come esso sarà strutturato importa relativamente;  riassumendo la buona notizia è che la maschera è caduta, quella cattiva è che non è dipeso da noi, ma soprattutto: chi sarà in grado di ridare a questo Paese la sua dignità?






mercoledì 2 maggio 2018

Il Potere e le sue forme. Da Aldo Moro a Paolo Borsellino.

Poteri forti, poteri deboli, poteri economici, poteri criminali e potere politico. Cos'è il potere, chi ha potere, chi gestisce il potere? Tante domande alle quali è sempre molto difficile dare una risposta.
Giulio Andreotti, che di gestione del potere qualcosa ne sapeva, stigmatizzava il Potere da par suo con l'aforisma: il potere logora chi non ce l'ha.

Il Potere per conto mio logora tanto chi ce l'ha, quanto chi lo gestisce e ovviamente, ma forse in misura minore, chi ne subisce gli effetti. Facile è individuare chi il Potere lo gestisce, molto meno, chi concretamente può esercitarlo.

Il punto di partenza per comprendere da dove il Potere origina, ammesso che ciò sia utile e non un mero esercizio di ricerca di conoscenza di per sé sterile e fine a sé stesso, attiene agli effetti che l'esercizio del Potere genera: il suo esito.
Nell'immagine è sotteso come dall'esito di qualsiasi dinamica d'esercizio del potere si possa trarre la conclusione che sempre il Potere esprime l'esito del proprio svolgersi nel raggiungimento di equilibri mediati d'interessi diversi sempre connotati da instabilità.

Per portare un esempio pratico, notorio ed ancora attuale, possiamo prendere in esame  i 55 giorni del sequestro dell'onorevole Aldo Moro nel lontano 1978.
Durante quell'arco di tempo, un lungo arco di tempo se si considera la fase delicatissima che la Nazione italiana, il suo Stato e le sue istituzioni stavano attraversando, tanto sul fronte interno con la crisi di governo appena risolta, la prossimità dell'elezione del capo dello Stato, ed internazionale con gli scenari di guerra ad oriente e in medio oriente, ma anche europeo con il processo di costruzione dell'Unione Monetaria che si andava strutturando, è di tutta evidenza che il sequestro dell'onorevole Aldo Moro non poteva non essere inserito in un contesto estremamente articolato e diversificato che prescindeva razionalmente il mero atto terroristico interno ad opera delle Brigate Rosse.

Durante quell'arco di tempo, un lungo arco di tempo se si considera la fase delicatissima che la Nazione italiana, il suo Stato e le sue istituzioni stavano attraversando sia sul fronte interno, con la crisi di governo appena apparentemente risolta e la prossimità dell'elezione del capo dello Stato, sia sul fronte internazionale, con gli scenari di guerra ad oriente e in medio oriente, ma anche sul fronte europeo, con il processo di costruzione dell'Unione Monetaria che si andava strutturando, è di tutta evidenza che il sequestro dell'onorevole Aldo Moro non poteva non essere inserito in un contesto estremamente articolato e diversificato che prescindeva razionalmente dal mero atto terroristico interno ad opera delle Brigate Rosse.

Paolo Borsellino aveva ben compreso questa dinamica al punto che confessò di essere arrivato alla fine della sua opera e vita terrena nel momento in cui si rese conto che: c'è stata la saldatura d'interessi. Come ebbe a dichiarare pubblicamente.  E' chiaro che il suo pensiero non andava alla mafia, mero braccio esecutivo di necessità mediate ad un tavolo a cui non ha mai storicamente acceduto con dignità piena: quello del Potere.




giovedì 26 aprile 2018

l ritorno della guerra "Politica" nello scontro strategico multipolare: la Guerra Fredda 2.0.



Gli Stati Uniti d'America hanno definitivamente messo alle spalle la stagione 9/11 quale problema problematico, relegandolo a semplice problema gestibile. 
Con la pubblicazione della National Defense Stategy e della National Security Strategy si cambia pagina e si torna alla cara vecchia guerra politica ossia al confronto tra Stati nazionali prendendo pur tuttavia atto che il gioco in quest'epoca sarà a tre: Russia, Cina e America. 

E' doveroso partire dalla considerazione che i tre soggetti geopolitici in argomento hanno dimensioni, e quindi caratteristiche e prerogative, di tipo imperiale ossia con interessi, e relative politiche internazionali a sostegno, che nessun altro comperitore può vantare. In secondo luogo tener presente che il confronto a tre si basa sulla consapevolezza che la potenza deterrente esprimibile da ciascuno non sarà mai a somma zero e che conseguentemente il concetto di Mutually Assured Destruction costringe tornare sul  campo dello scontro e compensazione d'interessi per procura; esattamente come avveniva nell'epoca della prima guerra fredda quella che per orientarci termina la fase primigenia con la dissoluzione del Patto di Varsavia. 
Russia e Stati Uniti si sono confrontati per circa mezzo secolo sul piano della deterrenza come strategia del confronto globale e su quello dell'erosione dell'influenza sui Paesi non allineati a livello locale.

Erano i tempi della chiusura in blocchi e del ricorso all'intelligence quale strumento principe a sostegno delle iniziative politiche, diplomatiche e militari. Erano i tempi della human intellingence HUMINT che primeggiava sulle altre forme di raccolta d'informazioni e di controinformazione. Con l'11/9 si è passati al grande orecchio virtuale che tutto riesce a monitorare, ma che a causa della conseguente ridondanza informativa poco riesce ad analizzare e comprendere. 

Il cambio di priorità da parte della Casa Bianca costringerà l'intero sistema di relazioni internazionali a rivedere i proprio piani e le priorità in agenda nella consapevolezza che  oggi il mondo è quanto mai a connotazione orizzontale e quindi i campi d'azione a tutela dell'interesse nazionale sono potenzialmente infiniti a partire dal cortile di casa fino ad interessare gli antipodi del pianeta.

Questo rimodulamento dell'intera strategia d'intelligence avrà ripercussioni interne e ovviamente esterne a tutti i Paesi e relative agenzie d'intelligence. Cambiando le priorità cambieranno gli equilibri di potere interni ad ogni Stato e quindi si andranno rimodulando le strutture dello Stato Profondo con nuovi padroni che scalzeranno rapidamente i vecchi. Questo processo avrà vincitori e vinti e scuoterà, come per altro già sta avvenendo molti Stati nel profondo le strutture di potere. 

Sul piano della proiezione estera invece si acuiranno nuovamente le azioni d'intelligence che interesseranno Paesi terzi per sottrarli all'influenza del nemico possibilmente  portandoli dalla propria parte. In sostanza torneremo ad assistere a dinamiche d'ingerenza nella politica interna degli Stati, che soprattutto noi in Italia abbiamo vissuto nel secondo dopoguerra con un lascito indelebile che ancora oggi segna la vita repubblicana.

In un simile scenario è evidente che non saranno gli eserciti schierati a vincere il confronto ma quelle forze non convenzionali a carattere privatistico di cui abbiamo rilevato le prime attività operative in Ucraina o in Siria.

Questo confronto globalizzato si va caratterizzando per la privatizzazione degli eserciti e dell'intelligence generando nuove strutture ibride frutto dell'Interesse Nazionale gestito da centrali statali che coordineranno strutture private a cui delegare l'attività sui vari teatri di confronto e scontro.

Addio James Bond e avanti Capitan America.  

domenica 22 aprile 2018

Nell'ambito della scuola di alta formazione organizzata dalla fondazione Germani, nel corso di questo aprile, ho avuto modo di affrontare, nei diversi spazi didattici assegnatimi, varie tematiche afferenti la criminalità organizzata e il ruolo della massoneria deviata quale elemento catalizzatore e camera di compensazione di differenti interessi.

Qui di seguito Maurizio Stefanini ha sintetizzato per Il Foglio la parte relativa all'operatività della mafia cinese in Italia correlata dalla valutazione della minaccia che tale fenomeno produce.

Così la mafia cinese se la intende con la camorra.



giovedì 12 aprile 2018

Siria 2018 come Cuba 1962: il deep state contro il Presidente USA in carica.


Il Nuovo Medioevo, come da qualche anno andiamo ripetendo, ha definitivamente soppiantato l'era westfaliana delle relazioni tra stati in cui le guerre, secondo le norme pattizie internazionali, si dichiaravano. 

Oggi non funziona più così, le guerre si fanno ma non si dichiarano e soprattutto non è più importante vincerle. 

Le guerre, dal Vietnam americano all'Afghanistan russo, non sono servite a conquistare territori ma a regolare i conti e i rapporti di forza a livello internazionale. 
Non ci sono più vincitori ma solo perdenti.

Il momento che stiamo attraversando rientra in questa dinamica e mette in tutta evidenza che queste situazioni di crisi vengono generate spesso con lo scopo principale di regolare questioni interne ai sistemi di potere, come nel caso attuale dello scontro che incombe tra U.S.A. e Russia. 

Infatti la posta in gioco oggi in Siria non è l'onore dell’occidente, connesso all'etica del ricorso alle armi chimiche, ma la geometria del potere negli Stati Uniti d’America che non ha trovato un giusto punto di equilibrio con l’affermazione di D. Trump alla Casa Bianca.

Nel 1962 il cattolico J.F. Kennedy subì da una parte importante dell’establishment un trattamento simile a quello riservato oggi ad un altro sparigliatore di carte quel'è, probabilmente suo malgrado, D. Trump. 

Nel 1962 si arrivò all'orlo dello scontro atomico con la crisi dei missili di Cuba  che vedeva contrapposti USA e URSS  che venne usata dal deep state americano in funzione anti Kennedy  per minarne la credibilità interna ed internazionale allo scopo di fare saltare l'amministrazione più progressista che l'America aveva conosciuto.

Oggi il copione pare ripetersi; il deep state, lo stato profondo legato al complesso militare industriale, deluso, anzi scottato dal fallimento clintoniano, ha reagito immediatamente contro l'eletto Trump e, tanto meno efficaci sono state le strategie messe in campo per farlo fuori politicamente, tanto più scomposte si fanno le reazioni di delusione.

Con l’attuale crisi siriana, siamo all'ultima fase di questo scontro. Questi poteri, per lo più interni agli U.S.A., giocheranno il tutto per tutto pur di affondare D. Trump e l'America First, così come affondarono nel 1962 l'American Dream di J.F.Kennedy.

Trascinare D.Trump in una simile crisi è un gioco pericolosissimo per gli equilibri mondiali. Nel 1962 un Papa, Giovanni XXIII, riuscì a mediare sulla crisi evitando che alle parti in gioco saltassero i nervi, oggi quale figura potrebbe essere altrettanto determinante?

Nessuna! E quindi non resta che sperare che a questa partita di poker giocata sulla pelle di milioni di persone riescano a prendere parte, con un ruolo di mediazione, interessi economici internazionali trasversali e superiori a quelli della parte conservatrice statunitense anti Trump.

venerdì 6 aprile 2018

Potere e massoneria di comodo.

Quest'incontro, organizzato da GEA, ha lo scopo di analizzare e far comprendere i processi e le dinamiche perverse che hanno legato e legano la Massoneria di Comodo con i vari livelli ed anelli  di potere. 
Il Potere è individuabile nella sua essenza attraverso  il lavoro d'analisi di alcuni processi che regolano il vivere quotidiano di qualsiasi comunità.
Aspettatevi, da quest'incontro, il montare di dubbi e troverete risposte. 

Aggiungi didascalia

martedì 3 aprile 2018

Il Potere all’opera: mafie, Islam e massoneria. La strage di Pizzolungo (TP) .

Il 2 aprile del 1985 sarebbe arrivata l’ora del giudice Carlo Palermo, se non fosse che a saltare in aria,  a causa dell’esplosione di un’autobomba, fu una macchina che fece da scudo all’auto blindata del magistrato. A perdere la vita furono una mamma ed i suoi due figlioletti e fu distrutto il futuro di un’intera famiglia, sopravvissuti non esclusi rimasti a piangere le vittime senza senso di un disegno oscuro e incomprensibile agli occhi della persone comuni.

Il giudice Carlo Palermo, da qualche settimana trasferito alla Procura di Trapani, aveva due colpe: la prima andare a sostituire il collega Ciaccio Montalto, cadavere fresco di ammazzatina mafiosa, e la seconda di aver indagato nella precedente sede di servizio a Trento sull’intreccio che connetteva la grande criminalità organizzata internazionale e nazionale con apparati dello Stato, il mondo mafioso con la massoneria e il mondo islamico, nuovo attore emergente a livello mondiale.

Siamo nel 1983 ed è ancora lontana la caduta del muro di Berlino e lontanissima la nascita dello Stato Islamico.
Eppure sin da quel 1983 il giudice Palermo trova le connessioni criminali tra i diversi poteri sopra menzionati, che ruotano attorno alla Banca Commerciale Internazionale di origine pakistana e che estendono la propria capacità operativa a livello planetario.

Arrivando a Trapani, non per caso, continua a svolgere l’attività di ricerca concentrandosi sui rapporti tra l’Italia e la Libia, o meglio, sugli affari che legano alcune società italiane con i terminali commerciali libici in Sicilia.

Siamo nell’epoca della Cooperazione Internazionale, flussi di miliardi di lire gestiti dal governo, socialista, per il tramite del Ministero della Farnesina. Ma siamo anche nel periodo dei progetti criminali internazionali sul traffico dei rifiuti da smaltire illegalmente in Africa attraverso le operazioni Urano  1 e 2. Siamo nel periodo in cui Ilaria Alpi cerca risposte in Somalia su traffici di rifiuti e armi. E siamo, infine, ancora nel periodo di piena attività nel trapanese del centro culturale Scontrino, paravento lecito dell’attività di sei logge massoniche, che condivide la propria sede con l’Istituto di amicizia italo-libica presso il quale operava il referente italiano del colonnello Gheddafi.

Oggi si parla di montante minaccia islamica senza riflettere sul dato di fatto che sin dagli anni Settanta le mafie ed il terrorismo islamico hanno mostrato un’evoluzione preoccupante imputabile esclusivamente alle connessioni che avevano allacciato con interessi superiori riconducibili ad una pletora di Stati. Questa concomitanza di complicità e connivenze spesso è sopravvenuta con la giustificazione della sovrapposizione di interessi dell’industria bellica nazionale e relativi interessi dello Stato.

Quindi scambiare e trafficare armi, droghe e rifiuti tossici è divenuta una pratica condivisa a livello mondiale dagli Stati favorendo come danno collaterale lo sviluppo incontrollato di mafie e terrorismi.

Tutto questo era oggettivamente troppo per un magistrato italiano, per altro con un governo compromesso, anche se di riflesso, con tali pratiche illegali. E quindi, ancora una volta, basta aspettare che il giovane magistrato arrivi in Sicilia per farlo fuori addebitando la responsabilità alla mafia. E certo non è la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima, tanti sono i casi simili di tale consolidata pratica.

Ma la signora Asta e i suoi due figli non possiamo né vogliamo considerarli dei semplici danni collaterali. Sono vittime di quei giochi di potere e di affari economici realizzati con la scusa del superiore interesse nazionale da parte di circuiti criminali affaristici che compongono quello che lo stesso Carlo Palermo definisce il quarto livello nel suo omonimo libro scritto su questa storia.

Ora, e per chiudere, è importante comprendere come il caso della strage di Pizzolungo e le decine e decine di casi simili noti e meno noti abbiano determinato il fluire della storia italiana conducendoci all’attuale triste situazione.

Comprendere quali siano i livelli operativi di queste strategie, ben più di quattro, come agiscono burattinai e burattini, quali siano gli interessi in gioco ieri come oggi è uno sforzo non privo di insidie ma senza esitazione decisivo per fornire quantomeno le chiavi interpretative della realtà di ieri come di oggi, ma soprattutto di domani.

Del Potere e delle sue strategie e dinamiche, mafia, massoneria e Stato Profondo, parlaremo il 28 aprile nell'ambito dell'incontro organizzato da Geocrime Education Association e l'associazione Spaziottaogoni di Roma che si terrà alle ore 17:30 presso la sede di Via Mameli 7 a Roma, zona Trastevere









lunedì 2 aprile 2018

Un nuovo protettore per una vecchia puttana o magari pagato il debito si cambia vita?


Un T.I.R. turco che passeggia per via del Corso a Roma nel giorno del venerdì Santo, gendarmi francesi che entrano in territorio italiano per far fare la pipì ad un extracomunitario in quel di Bardonecchia. Non c’è che dire il tutto è veramente edificante.

Dopo la pausa godereccia dell’evento pasquale ripartiranno le manovre per giungere alla formazione della nuova compagine governativa; pantomima di un copione già scritto e non certo dai personaggi che a tanto si atteggiano come protagonisti. 

Non è un’esagerazione né tantomeno semplice complottismo (chi ancora parla  di complottismo non ha certo motivo di proseguire la lettura, quindi grazie e arrivederci) l’Italia Unita e quindi  Repubblicana è giunta al capolinea della sua storia senza neanche aver raggiunto il traguardo dei duecento anni perchè ha esaurito il compito storico che la rivoluzione borghese le aveva ritagliato: essere servente agli interessi delle grandi potenze coloniali, Inghilterra, Francia e Stati Uniti d’America. 

Le prime due dopo aver perso il ruolo di potenze coloniali nel 1956 con la crisi di Suez avevano ceduto, molto a malincuore, il passo agli amici americani nell’attesa di eventi futuri. Strategia che sta pagando e distribuendo i dividendi in relazione all’arretramento degli U.S.A. di Donald Trump dallo scenario globale. Gli inglesi continuano ad esercitare un protettorato sull’Italia attraverso l’uso sapiente dei media asserviti alle esigenze britanniche, mentre i francesi continuano imperterriti a fare compere a prezzi di saldo al supermercato Italia.

Come abbiamo già spiegato, questa evoluzione storica è stata possibile in relazione ad una strategia abbastanza semplice che richiedeva u certo lasso di tempo, circa un cinquantennio. Tre passaggi: il primo la distruzione della visione di una classe dirigente italica circa il ruolo Patrio e del futuro dell’Europa. L’idea, per didascalica necessità che diremo di Aldo Moro, di un’Italia arbitra del proprio futuro ed un’Europa dei popoli e non della moneta. Secondo passaggio la transizione della classe politica italiana dell’età di transizione dal 1978 al 1992, il famoso CAF, Craxi, Andreotti e Forlani, personaggi ricattabili come abbiamo visto con tangentopoli e i baci mafiosi e quindi facilmente eliminabili dalla scena quando non più utili. Terza fase la distruzione fisica dell’Italia.

E questa fase è chiaramente arrivata ad un punto di svolta con le recenti elezioni politiche basta comparare graficamente la proiezione sul territorio dei risultati elettorali con la cartina dell’Italia del 1814 uscita dal Congresso di Vienna. 

Possiamo dunque meravigliarci se alcuni gendarmi francesi si arrogano il diritto di entrare in territorio italiano per un’operazione di polizia no autorizzata, ma soprattutto se nessuno ha provveduto immediatamente ad arrestarli? Di cosa si aveva paura? di dover cedere Nizza ai francesi? Già fatto!
E il T.I.R. con targa turca che passeggia in uno dei giorni ad altissima allerta per la minaccia di attentati in pieno centro storico a Roma? 

Ma come sarebbe a dire: si sbandierano gli arresti di quattro pellegrini, chissà da quanto tempo noti, per urlare alla minaccia che incombe sull’Italia e poi si mandano i turchi a passeggio per Roma?

Tutto questo è patetico.
Ma ancor più penosamente colpevole è l’ignavia del popolo italiano che oramai non ha neanche più il pusillanime impeto d’indignazione. 

Una volta si temevano in queste circostanze i golpe dei generali, oggi viene da ridere alla sola idea.
E allora che vogliamo fare? 

Delle due l’una: vogliamo dichiaraci colonia? Ebbene facciamolo ma almeno che si sia capaci di scegliersi un protettore degno, puttane si ma almeno con stile, oppure qualcuno ha ancora la vaga idea di cosa significhi appartenere ad una nazione, ad una Patria, ad un popolo? No, perchè qualora così fosse sarebbe il caso e l’ora di farlo sentire.



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...