domenica 2 luglio 2017

Dov'é lo Stato?


Il piacere di chi storico non è, ma fa ricerca storica, risiede nell’assoluta libertà d’azione che, pur mantenendo il giusto rigore nella ricerca, può cedere al lusso di smarcarsi temporaneamente dall’oggetto primario della ricerca stessa. In altre parole, girovagare per le letture lasciandosi andare per seguire pensieri e idee che nascono strada facendo.
Questo ben inteso è un limite, forse.

E allora può capitare che, cercando di comprendere il contesto che ha favorito lo sviluppo della così detta strategia della tensione in Italia, ci si imbatta in un testo come questo: 
“… un tempo, la borghesia si permetteva di fare del liberalismo, difendeva le libertà democratico-borghesi e, in tal modo, si creava una popolarità. Oggi del liberalismo non è rimasta traccia: non vi è più "libertà individuale” e i diritti della persona sono riconosciuti solo a chi ha il capitale, mentre tutti gli altri cittadini sono considerati come grezzo materiale umano, buono soltanto per essere sfruttato …”.

Interessante, e allora si può capire e indulgere benevolmente con se stessi se uno si lascia trasportare dal testo per approfondire. E già, perchè l’argomento appare subito, a prima lettura utile per capire la nostra attuale condizione di uomini sociali, economici e politici, di cittadini, in relazione ai soggetti espressi: la borghesia, il liberalismo, la popolarità (o populismo), la libertà individuale, i diritti della persona, il capitale, i cittadini quale materiale buono per essere sfruttato

Ma non basta:
“… viene calpestato il principio dell'uguaglianza dei diritti degli uomini e delle nazioni: esso è sostituito dal principio dei pieni diritti solo per la minoranza degli sfruttatori e dalla mancanza di diritti per la maggioranza sfruttata dei cittadini …”.

Giuseppe Mazzini; ricordo uno dei primi volumi di un certo valore di cui ho memoria: Diritti e Doveri dell’uomo, nel quale il fautore di una Repubblica Italiana argomentava proprio sulle libertà dell’individuo nello Stato al pari dei suoi doveri verso lo Stato. La Nazione e le sue libertà nei confronti delle altre consorelle, nulla a che vedere con l’avvilente sudditanza comunitaria di cui siamo oggi vittima, vedasi tema Migranti, ma un rapporto paritario in considerazione del valore oggettivo di cui si è portatori. 

Ovviamente mi lascio andare oltre e penso alla borghesia italiana che del Risorgimento è stata l’anima, e quindi proseguo nella lettura:
“… prima la borghesia era considerata la guida della nazione: essa difendeva i diritti e l'indipendenza della nazione e li poneva “al di sopra di tutto”. Ora non vi è più traccia del "principio nazionale”, oggi la borghesia vende i diritti e l'indipendenza della nazione per dei dollari …”
No, ovviamente non può essere il rivoluzionario genovese a lanciare quest’allarme. 

Un allarme a cui bisogna necessariamente prestare la massima attenzione perchè calato nella situazione attuale, tanto nella nostra società nazionale quanto in quella europea e direi anche genericamente occidentale. 
Svilimento dei principi di libertà, delle diverse libertà, dei concetti di Stato e di Nazione. Siamo senz’altro alle prese con un reazionario, conservatore, nostalgico e, direbbero in molti, anche fascista.

Brani tratti dall’ultimo discorso ufficiale nell’ambito dei lavori del XIX Congresso del PCUS pronunciato il 14 ottobre 1952 da Ио́сиф Виссарио́нович Джугашви́ли detto STALIN, l’ultimo del grande Padre e il primo dal 1945; insomma un Congresso di quelli importanti, di quelli in cui i partiti nel Novecento delineavano linee programmatiche ad opera per lo più di Statisti

E’ il discorso che aprirà la strada al fenomeno della distensione del quale si farà paladino il suo successore Nikita Krusciov chiamando i dirigenti comunisti dell’Internazionale a conquistare i cuori delle masse non con le armi ma con la propaganda abbandonando l’idea del colpo di mano. Insomma seguendo la via italiana al comunismo, ma questa è un’altra storia davvero, che mi riporterebbe al tema della strategia italiana della tensione.
In sostanza quel reazionario di Stalin nel 1952 ridicolizzava le classi borghesi che andavano rinunciando alla propria ragione d’essere nella società, non é possibile, non è credibile, non è giustificabile oggi meravigliarsi del divario, del solco che separa ricchezza dalla povertà.
E allora forse iniziano a chiarirsi anche le dinamiche sociali che hanno determinato l’avvilente situazione sociale nella quale viviamo sempre meno consapevolmente. Sempre a sinistra, Marx nel suo Il Capitale aveva anticipato l’evoluzione attuale del capitalismo verso una finanziarizzazione iperbolica completamente scevra da ancoraggi legati al valore sociale della produzione in termini di redistribuzione sotto varie forme. 

Da ragazzo sentivo parlare del SIM, lo Stato Imperialista delle Multinazionali; da abbattere. Come spesso accade a teorie giuste seguono pratiche sbagliate, e persino Stalin, come abbiamo visto, lo aveva già preconizzato: lo Stato non si abbatte si costruisce e sostiene dandogli una forma condivisa e condivisibile. 

Non aver dato allo Stato nazionale una consistenza propriamente democratica, a partire dall’eliminazione dei partiti come forma organizzativa, per noi culminata con il Colpo allo Stato della stagione 92-94, ha svuotato lo Stato della sua essenza rappresentativa che ne era la linfa vitale. Ed eccoci qui.
Avevo iniziato la mia ricerca partendo dalla strategia della tensione, e come spesso accade, mi sono imbattuto in un tema apparentemente incongruente, il discorso di Stalin; ma così non è, perchè quella tensione sociale che si ricercava con le bombe, e i morti a partire da ben prima del 1969, in fondo è stata sfruttata per eliminare con il tempo lo Stato nazionale in Italia.

E infatti oggi rispetto allo Stato Imperialista delle Multinazionali abbiamo la sua mutazione genetica, per dirla con Luciano Gallino in Finanzcapitalismo, un bel libro che consiglio a tutti di leggere per capire cosa siamo e cosa saremo se non si cambia tendenza: “… le Mega-macchine sociali: così sono state definite le grandi organizzazioni gerarchiche che usano masse di esseri umani come componenti o servo-unità …”.
Io ho aggiunto un ulteriore tassello, e ora posso tornare alle mie ricerche.


Ps. la sinistra aveva gli strumenti teorici per capire, ma non l’ha fatto, e non importa perché, la destra doveva capire, e non l’ha fatto, e non importa perchè.