lunedì 17 luglio 2017

1978 - l’Affaire Moro e degli uomini della scorta.

Pretesto: …la macchina della scorta aveva entrambe le portiere del lato destro aperte; una persona ferma sul lato destro, angolo posteriore ad una ventina di metri da Pistolesi indossava un passamontagna con una striscia rossa al centro

(Paolo Pistolesi gestiva con il padre un’edicola di giornali, alle ore 9.00 vide passare a forte velocità le auto della scorta dell’onorevole Aldo Moro)


L’Affaire Moro e degli uomini della scorta è di enorme importanza nella temperie contemporanea che l’Italia vive. 
L’analisi di questo passaggio ancora non storico, tanto pesa sulle dinamiche interne al Paese, è decisiva e deve essere squadernata sul tavolo della politica contemporanea. Questo passaggio non sarà certo a somma zero comportando morti e feriti sotto il profilo politico e sociale. 
E’ questo Paese disposto disposto a superare l’analisi di tre momenti fondamentali della sua storia:

  1. processo unitario;
  2. fase armistiziale;
  3. Affaire Moro e degli uomini della scorta?

Non è più possibile navigare a vista: pena la dissoluzione completa.

Processi, commissioni d’inchiesta, pubblicistica: 39 anni e una domanda: perchè un solo componente a volto coperto?
Ma in fondo neanche questa è la domanda sarà dirimente, ce n’è perlomeno qualcun’altra. 

L’Affaire Moro e degli uomini della scorta, a quarant’anni dalla sua messa in scena, perchè di questo si trattò: di una tragicomica messa in scena, rappresenta un’occasione, l’opportunità di scoprire questo Paese, comprenderlo e ricomporne la natura che l’Affaire Moro e gli uomini della scorta ha messo in diamantina evidenza. 

Tragico per le ovvie conseguenze fisiche sulle persone quanto per quelle morali che hanno influito sui familiari, ma anche sui testimoni diretti, come sui protagonisti  stessi, costretti ad un continuo aggiustamento delle rispettive verità dovendo vilipendere la propria coscienza e la propria intelligenza.

Comico per come si svolse l’agguato, per l’inefficienza degli operatori brigatisti e delle rispettive armi che si inceppavano, si perdevano per strada, neanche capaci dell’unico compito affidatogli: fermare le auto di scorta tra le due auto sistemate a bella posta per celare i professionisti, quelli si all’altezza, nonostante tutto, del compito assegnato. 

Comico per l’andirivieni delle stesse autovetture usate per l’agguato nei giorni precedenti nella stessa zona o per il sorriso, riferito da un testimone, scambiato con il conducente della Fiat 130 mentre con a bordo il sequestrato si allontana dal luogo della messa in scena. 

Ancora comico per i brigatisti che fanno colazione nei pressi del teatro dell’agguato: ma d’altro canto perchè rinunciare ad un corroborante caffè nell’immediatezza dell’azione: siamo pur sempre italiani.

E’ comico il tutto, e quindi diviene per ciò stesso ancor più tragico quanto avvenne quella mattina in Italia. 
Come rendere omaggio a quei morti, a tutte le persone che in ogni caso vittime o carnefici furono coinvolte in quei fatti: questa è l’unica domanda a cui bisogna rispondere, prim’ancora che alle altre.

Ebbene, l’omaggio a quegli italiani sarebbe anche l’omaggio agli italiani come categoria sociale storica.

L’Affaire Moro e degli uomini della scorta, deve, e noi lo faremo con tutti i nostri limiti, mettere in risalto il ruolo del Sommerso della Repubblica, della profondità dello Stato che ha alimentato, e continua ad alimentare, una vasta area della società italiana disinteressata ai valori costituzionali certificati nella Carta che è stata il frutto dell’unico momento di condivisione nazionale di una visione di questo Paese fondata su quello che non si sarebbe più voluto per le generazioni future:  il fascismo. Senza però, e questo è il tumore che cresceva, ammettere che il fascismo era stato il frutto dell’ennesima misconoscenza storica. 


Quindi, perchè uno solo dei componenti del gruppo di fuoco che operò in via Fani aveva il viso nascosto alla scena? Un attore si mette in mostra, e i brigatisti lo fecero prima e dopo i fatti. Perchè uno non sentì il bisogno di mostrarsi: perchè preferì il Sommerso della Repubblica?