domenica 4 giugno 2017

Londra 2017, Palermo 1862: Pugnalatori di ieri e pugnalatori di oggi, ma lo spartito è sempre lo stesso.

Londra,  23:00 circa del 3 giugno 2017, ennesimo atto di terrorismo: furgone sulla folla gli appartenenti al commando in fuga armati di coltello pugnalano e sgozzano persone: sette morti.

Palermo, 1° ottobre 1862: la cronaca registra l’accoltellamento di tredici persone senza alcun collegamento logico a legarne la scelta, se non l'identico abbigliamento dei sicari. Solo uno dei pugnalatori fu arrestato, tale Angelo d’Angelo con passato da spia della polizia borbonica. 

Pugnalatori di ieri e pugnalatori di oggi: è sempre lo stesso spartito.

Il d’Angelo al processo dichiarò di essere stato ingaggiato dietro compenso da Gaetano Castelli per far parte di un gruppo di sicari con il compito di pugnalare persone scelte a caso per strada ogni quel volta avessero  ricevuto l'ordine di agire.
Per comprendere questo episodio dobbiamo metterlo in relazione con il particolare momento storico-politico in cui è avvenuto. 

Dalla Sicilia nel 1862, ancora una volta, aveva iniziato a soffiare forte il vento della rivoluzione favorendo la spedizione di Garibaldi alla volta di Roma per liberarla e unirla al resto dell’Italia. Erano i tempi in cui si stava facendo l'Italia unita e sullo sfondo della situazione politica si agitavano le idee circa il futuro assetto costituzionale del Paese, diverse e spesso conflittuali:  quelle liberali del nord sabaudo, impersonificate dal conte di Cavour, l'approccio repubblicano del Mazzini e quello democratico del Generale. Impostazioni diverse che spesso sfociavano in aperti contrasti allorché Garibaldi, nel forzare i tempi della storia, si trovava ad assumere  iniziative in netto contrasto con la politica del Cavour.

Nel caso specifico il problema di fondo era che il governo italiano non poteva alienarsi le simpatie francesi che sarebbero venute meno qualora i garibaldini fossero riusciti nell’intento di liberare la sede del papato mettendo fine al potere temporale del vescovo di Roma. Fermato, quindi, fisicamente Garibaldi sull'Aspromonte nel famoso episodio del suo ferimento, bisognava placare la piazza palermitana: necessitava un’azione diversiva concretizzatasi poi nell'atto terroristico portato avanti dai pugnalatori, con il risultato di spostare l’attenzione su questo secondo piano alienando l'interesse della opinione pubblica dai fatti d’Aspromonte.

Ecco come e perché lo “Stato”, nel caso di specie il governo Piemontese, per questioni d’interesse nazionale, ovvero le buone relazioni con la Francia, ha fatto ricorso per il tramite dell’Alta Polizia, cioè servizi segreti dell’epoca, alla criminalità per instillare il terrore nella popolazione allo scopo di intimorirla e frenarne gli impulsi, ristabilendo l'ordine pubblico.
La storia del nostro paese, e non solo, è disseminata di fenomeni che richiamano questo appena narrato e come questo sono avvolti da mistero ma finalizzati ad uno scopo preciso. 
Piazza Fontana (1969), Peteano (1972), piazza della Loggia (1974), treno Italicus (1974), stazione di Bologna (1980), rapido 904 (1984). 
Questi sei episodi di terrorismo stragista sono, con le rispettive caratteristiche, portatori di uno specifico messaggio, nascondono un segreto e sono attività di uno strumento operativo. 

Di nessuno abbiamo i mandanti e solo per Bologna gli esecutori, sebbene va detto con chiarezza che sono sempre più coloro che non credono, ed io tra questi, alla responsabilità della Mambro e di Fioravanti quali autori materiali. Per tutte queste stragi si sono individuati responsabili di comodo, di volta in volta estremisti di vario colore, scaricando le responsabilità sulla logica meccanica della teoria degli opposti estremismi. E’ un falso, e con il tempo emergono sempre maggiori indizi in questo senso. Certo gli autori materiali sono stati senza meno per la maggior parte dei casi dei personaggi gravitanti nelle diverse aree dell’estremismo di quei tempi, ma si è trattato di strumenti più o meno consapevoli.

Prendiamo i fatti del 16 marzo 1978, l’agguato di via Mario Fani nel quale venne sterminata la scorta dell’onorevole Aldo Moro. Ormai si vanno aggiungendo, con un ritmo sempre più incalzante, quasi un’onda montante nel cammino che ci porterà il prossimo anno al quarantennale dei fatti, nuovi pezzi di "verità", testimonianze, fotografie, perizie postume, deduzioni, ipotesi, ma una cosa appare oramai incontrovertibile: non c’erano solo appartenenti alla Brigate Rosse, quella mattina di marzo in via Fani, ad aver giocato un ruolo attivo nella strage. E persino i membri delle BR avevano una consapevolezza limitata rispetto all’operazione Fritz e spesso contrastante rispetto agli altri componenti del gruppo.


E allora si può parlare a ragione non già di uno strumento che ha portato a termine l’operazione ma di più strumenti. Ora se, come pare, gli strumenti  erano diversi è chiaro che gli interessi erano altrettanto plurimi. Siamo quindi in presenza di un atto stragistico-terroristico particolare. Siamo in presenza di un’operazione politica strutturata con più attori e molteplici interessi. 

Anche Paolo Borsellino, ricordo sempre, ebbe a dire poco prima di essere vittima egli stesso di dinamiche di questo genere: c’è stata la saldatura d’interessi.

Questo nostro Paese è sempre stato, da sempre, vittima di grandi interessi internazionali e continua ad esserlo. Comprendere le dinamiche delle stragi perpetrate sul nostro territorio nel passato è fondamentale per decifrare quanto accade anche oggi. Ad esempio non si comprende ancora il perché  dell’omicidio di Giulio Regeni, ultima vittima di questi giochi di potere, e sicuramente non si comprenderà neanche il relativo messaggio in quanto il segreto che lo sottende è riservato a pochi.

Ma allora come rapportarsi a questi fatti? Il primo passo è comprenderne gli elementi strutturali e sempre presenti: interessi, soggetti e strumenti. E solo successivamente si può pensare di arrivare al segreto e quindi al potere sottostante.

Ora, e per concludere questo scritto, la storia di questo Paese insegna molte cose. Abbiamo vissuto gli anni che ci separano dal 10 luglio 1943, data dello sbarco alleato in Sicilia, immersi nelle dinamiche di potere che travalicano i nostri confini geografici. Abbiamo subito queste dinamiche al punto che i vari governi che si sono succeduti non hanno avuto la forza di denunciare atti criminali che hanno sparso sangue italiano sacrificandolo ad un interesse nazionale che molto aveva di interesse e meno di nazionale.

Oggi la situazione non è affatto cambiata, anzi si è aggravata in quanto il terreno di scontro non è più limitato ai nostri confini ma è divenuto globale e tuttavia ci vede ancora attori, sebbene passivi, di primo piano. Al pericolo sovietico è stato sostituito quello islamico, per il resto le dinamiche sono le stesse. E allora se a Londra viene perpetuata una strage qual è il suo senso, il suo movente? Guardiamo l’esecutore, parliamo del suo retroterra o ci interroghiamo sul perché? 

In sostanza davvero qualcuno crede allo scontro di civiltà in quanto fine e  non già mero strumento di una strategia tutta interna ad interessi economici transnazionali che non hanno patria e non possono che essere espressione di conglomerate di potere tanto forti da poter gestire le politiche di quelle entità, gli stati, che ancora qualcuno ingenuamente ritiene essere monoliti a difesa dei popoli? 

E' evidente quanto la situazione internazionale pesi su queste dinamiche, basti pensare agli interessi che modellano i conflitti mediorientali paludandone le motivazioni rispetto alle differenti interpretazioni dell'islam sunnita/sciita per coprire interessi senz'altro profani. 

O ci si rende conto che Stati e Democrazie non esistono che formalmente, o è meglio arrendersi all’evidenza della forza delle conglomerate di potere e, facendo buon viso a cattivo gioco, piegare la testa.


Compiti a casa: 

  • perché in via Fani c’erano più strumenti chiamati ad agire?
  • qual è il segreto che si nasconde dietro i recenti attentati in Inghilterra?