giovedì 29 giugno 2017

Afghanistan e Stato Islamico: si riparte dal via.

La BBC con un tempismo tutto britannico ci informa che lo Stato Islamico è stato sconfitto, perlomeno nella sua capitale Mosul; interessante il servizio che ce ne da contezza
Un tempismo che si riverbera su quanto va accadendo in queste ore a Bruxelles nelle stanze del quartier generale della NATO, dove tra le altre cose in sessione plenaria si discute del tema Afghanistan. Ricordo che è ancora in forza, da due anni, l’operazione Resolute Support forte di un contingente di 13.450 uomini, circa la metà americani, impegnati nell’addestramento dell’esercito regolare afghano. 

E’ un tema caldo quello dell’Afghanistan perchè gli statunitensi non ci si raccapezzano proprio, e dopo 17 anni di guerra sul terreno la situazione è esattamente quella del 2001: i Talebani, ormai la seconda generazione degli studenti addestrati nelle madrasse nell’area tribale di confine con il Pakistan, si sono ripresi esattamente gli stessi territori da cui erano stati cacciati appunto nel 2001 con l’operazione di appoggio all’Alleanza del Nord del Leone del Panshir Ahmad Shah Massoud, ucciso quando non serviva più; era giunto il momento dell’operazione Enduring Freedom.
Un continuo fallimento.

Nella conferenza stampa tenuta ieri il segretario generale dell’Alleanza del Trattato del Nord Atlantico, Jens Stoltenberg ha fatto sapere che quindici membri della Nato hanno già promesso di inviare nuovi uomini, truppe addizionali, in quanto la situazione sul campo si va deteriorando: ben svegliato. In effetti già da qualche tempo le operazioni hanno assunto un carattere più propriamente bellico come dimostra l’operazione nei confronti di un nucleo di 82 combattenti, dello Stato ISlamico che sono stati colpiti da una bomba la MOAB come confermato in sede di conferenza stampa dallo speaker della Casa Bianca.
Ma come lo Stato ISlamico?

E si perchè da tempo, anzi sin dalla nascita dello Stato Islamico In Siria e Iraq, questi considera l’Afghanistan una provincia del suo califfato, il Khorasan, che si allunga fino a comprendere il Pakistan, e quindi non avrebbe meravigliare che avendo subito la forte pressione in Siria e Iraq si sia spostato per tempo dove si sente protetto, appunto in Afghanistan. 
E quindi siamo tornati al punto di partenza, dove tutto ebbe inizio quel 7 ottobre 2001 quando sull’onda dell’attentato alle torri gemelle di New York si partì per la guerra al Male. 

Sarebbe facile sorridere nel constatare che morti e soldi non sono serviti a nulla, forse; o meglio, di certo non sono serviti a sconfiggere il Male che di soldi e morti si ciba pantagruelicamente.
Comunque questo è lo stato dell’arte: si riparte dal via e sotto con i dadi.

Inciso a margine: se, come pare logico saremo chiamati a dare il nostro contributo militare è possibile chiedere in cambio un aiutino sul dossier migranti?