giovedì 11 maggio 2017

INSURGENCY : il ruolo del terrorismo nella Guerra Permanente

Le relazioni tra Stati sovrani oggi sono regolate nell’ambito di un contesto internazionale a-polare e a-simmetrico e i fenomeni d’insorgenza rappresentano la naturale risposta locale a esigenze particolari che non trovano soluzione nelle politiche di governi sempre più svuotati della loro sovranità nazionale.
Quindi gli eserciti di un tempo, pur conservando un relativo peso specifico, sono oggi affiancati da nuove entità che possono essere impiegate, non senza efficacia, nello scenario mondiale per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Eserciti e mercenari, tuttavia, non rappresentano l’elemento chiave della Prima Guerra Permanente essendo meri strumenti operativi a differenza dei gruppi d’insorgenza che sono i veri protagonisti di questa evoluzione geopolitica.
Ed è a questo punto che si rende necessaria una distinzione netta tra insorgenza e terrorismo. Purtroppo molto spesso i due termini vengono usati come sinonimi mentre esiste una differenza di fondo tra il terrorista e l'insorgente che spesso usa il terrorismo come strumento per giungere al suo scopo.
Partiamo da un assunto storico: gli insorgenti di oggi sono i sovversivi di ieri. Si tratta in sostanza di gruppi che intendono rovesciare un potere costituito al fine di sostituirlo con qualcosa di nuovo e diverso. Le associazioni sovversive italiane degli anni '70-'80 venivano perseguite e punite allorché erano dirette ed idonee a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato italiano, ovvero a sopprimerne con la violenza l’ordinamento politico e giuridico. In altri termini si può parlare di rivoluzionari. Un gruppo terrorista è una entità che ha in se stessa i prodromi per svilupparsi in una milizia sovversiva laddove le circostanze lo consentano, mentre un gruppo sovversivo, rivoluzionario o insorgente, ha già raggiunto questo stadio superiore caratterizzato dalla operatività di una struttura articolata militare, economica e politica. Una milizia insorgente può fare ricorso ad atti terroristici quale strumento politico o militare, un gruppo terrorista non può atteggiarsi ancora a milizia rivoluzionaria.
In buona sostanza, quelli che generalmente e genericamente vengono definiti dai media terroristi possono, ma non è sempre detto, aver intrapreso un percorso partendo dalla realizzazione di atti di terrorismo con l’intenzione di  strutturarsi per affermarsi, dando vita ad organizzazioni militanti più articolate d’insorgenza vera e propria. 
Un gruppo terrorista ricorre al terrore per influenzare e indirizzare l’opinione pubblica a cui si rivolge al fine raccoglierne il consenso e quindi, con il tempo, cooptarne gli umori ai propri fini. In questo modo un gruppo terrorista, man mano che le proprie azioni raccolgono consensi, può strutturarsi economicamente e quindi militarmente passando ad un livello superiore dello scontro, divenendo una vera e propria forma definita d’insorgenza in grado di contrastare qualsiasi potere.
E’ in tale contesto che intervengono altri soggetti interessati che sostengono il gruppo militante insorgente per i propri fini. Si realizza in questo modo una convergenza d’interessi ed una devastante sinergia che cementifica accordi quasi sempre inconfessabili ma necessari poiché vantaggiosi per tutti gli attori coinvolti. 
Questa distinzione è decisiva nell’affrontare l’attuale situazione geopolitica mondiale poiché ci consente di comprendere la dimensione operativa del principale attore della “Prima Guerra Permanente”: l’insurgency. 















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