venerdì 12 maggio 2017

Eserciti, milizie e strumenti alternativi di potere



Le relazioni tra Stati sovrani oggi sono regolate nell’ambito di un contesto internazionale a-polare e a-simmetrico e i fenomeni d’insorgenza rappresentano la naturale risposta locale a esigenze particolari che non trovano soluzione nelle politiche di governi sempre più svuotati della loro sovranità nazionale a causa dei fenomeni globali di una finanza capitalistica portata alle estreme conseguenze come per altro già teorizzato da Carlo Marx.



Gli eserciti di un tempo, pur conservando un relativo peso specifico, sono oggi, come mai in passato, affiancati da diverse entità che possono essere impiegate, con grande efficacia, nella costruzione e gestione dei nuovi scenari internazionali. Eserciti, forze paramilitari e semplici mercenari rappresentano altrettanti elementi che interagiscono con i gruppi d’insorgenza e terrorismi vari nell’ambito della Prima Guerra Permanente.


Nulla di nuovo sullo scenario della guerra asimmetrica e non convenzionale che si è affacciata sulla linea temporale della storia moderna a partire dalla fine della seconda guerra mondiale acquisendo via via sempre più consistenza, come dimostra con chiarezza la storia dei conflitti internazionali a partire dall’Indocina, dal Vietnam, dal Libano o dalle crisi Somale per giungere all’Afghanistan, Iraq e Siria. A queste esperienze di natura prevalentemente militare si è affiancata l’evoluzione della guerra psicologica, non a caso teorizzata e sviluppata proprio dai francesi in seguito ai fatti d’Indocina, che prevedeva il ricorso ad attori esterni alle forze armate per svolgere quei compiti d’indebolimento e indirizzo delle società nemiche.


Per fare un breve esempio è fin troppo facile riportare alla memoria l’esperienza italiana della seconda metà del secolo passato nell’ambito della Guerra Fredda. L’Italia si è trovata al centro di diverse guerre dichiarate e non: italiani contro gli alleati, italiani contro i tedeschi, fascisti contro antifascisti, antifascisti bianchi contro antifascisti rossi, monarchici contro repubblicani e capitalisti contro comunisti. Queste guerre sono state gestite dalle preponderanti forze esterne, quelle anglo-sassoni, che si sono servite degli appoggi interni offerti, in un do ut des spesso eticamente censurabile,  da parte del costruendo sistema di potere italiano.


Questi molteplici centri di potere, a sinistra, al centro e alla destra del vergine arco costituzionale, hanno tutti beneficiato di accordi con i vincitori. Spesso confessabili ma in altre occasioni meno. Ripercorre in questo contesto questa storia sarebbe velleitario, ma di certo merita un profondo e attento lavoro che rappresenterebbe l’unica vera terapia per la costruzione del nostro futuro.