domenica 14 maggio 2017

Di vita ce n'è una sola: cercasi identità nazionale




Quando Tomasi di Lampedusa scrisse “Il Gattopardo” probabilmente venne ispirato, o comunque di certo aveva ancora in mente, il romanzo “I Vicerè” di Federico de Roberto: lettura fondamentale per chi volesse comprendere come il Potere pensa sé stesso e reagisce alle interferenze esterne che ne mettono in dubbio l’esistenza e la continuità storica. 

Quella famosa frase cambiare tutto affinché nulla cambi è di certo significativa dell’opera, ma a me ha sempre accattivato il passaggio del principe di Salina: ... noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra... 
Potere, presunzione, previsione nefasta sul futuro del quale si approprieranno sciacalletti, fino alla rassegnazione nichilista dell’agire umano. 
Orbene -digressione- oltre a sottolineare l’uso del fummo, sintomo di una libertà e proprietà espressiva propria della nostra lingua ancora non vittima della dittatura della lingua inglese e peggio dello stile dell’inglese contemporaneo, Federico de Roberto ha scritto un altro libro di natura storica “L’Imperio” descrivendo uno dei momenti importanti che ha segnato questo paese: la crisi delle istituzioni parlamentari italiane dei primi del Ventesimo secolo. 
Il “romanzo parlamentare”, grazie all’opera anche del de Roberto, metteva in evidenza la decadenza di quel sistema parlamentare esprimendo sin da allora la profonda delusione per gli esiti del Risorgimento. 

La delusione, la disaffezione per la politica, in questi frangenti ha determinato, e determina sempre e comunque lo sviluppo d’istanze d’ordine che naturalmente vengono per coagularsi, per rigetto, intorno a fenomeni di tipo autoritario. 
E’ chiaro che quest’introduzione è strumentale a porre il tema che voglio affrontare in un contesto ben definito e connesso all’essenza dell’essere di questo Paese e dei suoi cittadini. 

Oggi si parla di “giglio magico”, bene ma il partito toscano esiste sin dalla nascita del Regno d’Italia, per chi volesse approfondire consiglio il libro di Aldo Giannuli: da Gelli a Renzi (passando per Berlusconi). Esistevano altre realtà locali, com’è naturale che fosse se è vero che l’Italia era suddivisa in realtà amministrative eterogenee; ed è consequenziale che nel nuovo ordine unitario avessero cercato di contenere la consequenziale ed ovvia cessione di sovranità e quindi di potere. 

Non mi soffermo oltre per non entrare in parallelismi, per altro evidenti: basta considerare il rapporto di questo Paese con l’Europa amministrativa esito dei trattati da noi sottoscritti. E questo passaggio è importante perché i trattati vengono sottoscritti da uomini e non da essenze imponderabili. E se questi uomini, rappresentanti di governi, sottoscrivono trattati, accordi bilaterali e similaria non sempre lo fanno rispondendo alla primaria esigenza dei cittadini che rappresentano. 
La sovranità però mi interessa perché la nostra vita quotidiana dipende per la maggior parte da quanto di questo bene preziosissimo siamo realmente in possesso. 
“... l'obiettivo basilare degli Stati uniti in Italia è quello di stabilire e conservare condizioni favorevoli alla nostra sicurezza nazionale ... la posizione dell'Italia nel Mediterraneo domina le linee di comunicazione verso il Vicino Oriente e protegge il fianco dei paesi balcanici. Dalle basi situate in Italia è possibile, per la potenza che le controlla, dominare il traffico mediterraneo fra Gibilterra e Suez e rivolgere consistenti forze aeree contro ogni punto dei Balcani o dell'area circostante ...“. 
National security council n. 1/1 del 15 settembre 1947, che sarà approvato il 14 novembre 1947. 

“... non credo che il Patto atlantico possa consentire all'Italia alcuna ipotesi di neutralità in caso di guerra. Questa ipotesi è esclusa perché noi pensiamo che centro della guerra sarebbe, più ancora che l'Europa, il Medio Oriente: e per condurre la guerra in Medio Oriente noi abbiamo bisogno del completo dominio del Mediterraneo, Italia compresa ...”.
Il 1° aprile 1949, il consigliere dell’ambasciata americana a Mosca, Foy Kohler, dichiara all'ambasciatore italiano Manlio Brosio. 


Con Yalta, statunitensi e russi, ospiti gli inglesi, hanno definito le reciproche sfere d’influenza assolutamente indiscutibili assegnando l’Italia alle cure degli inglesi e questo è stato. Gli americani, come visto hanno per il nostro Paese, e si badi comprensibilmente sotto il profilo del loro interesse nazionale, un interesse militare. Gli inglesi no, hanno per il nostro Paese un interesse economico soprattutto legato all’oro nero, e qui va letto il libro di Giovanni Fasanella “Il golpe Inglese”; ma non da oggi sia ben chiaro bensì sin dal 1805 anno nel quale hanno messo piede -militare- in Sicilia. En passant, il vino liquoroso Marsala è il prodotto dell’intuizione del commerciante inglese John Woodhouse, uno dei primi ad approfittare delle opportunità sicule. 

Quest’insieme di luci e relativi coni d’ombra che ho inteso esporre stanno a solleticare una possibile diversa lettura dei meschini fatti contemporanei in quanto esito di quel lungo processo di svuotamento della sovranità nazionale di cui l’Italia oggi paga pegno con la squallida pantomima degli ...sciacalletti... che azzannano il resto di una povera carogna. 

Tre persone avevano un’idea d’Italia che era dissonante rispetto alle volontà esterne: Camillo Benso, Enrico Mattei e Aldo Moro. Si badi bene non parlo di eroi, perché quelli non passano quasi mai alla storia, ma di morti ammazzati che perlomeno hanno tentato di dare a questo Paese un’idea identitaria anche semplicemente di terzietà rispetto a tutti gli altri competitori internazionali. 

Oggi siamo ancora nelle medesime condizioni con la rinnovata, anzi mai venuta meno, importanza strategica della Sicilia e in buona parte della nostra economia. 
Tuttavia, non vedo alcuno pronto ad ergersi a portatore d’istanze nazionali: beh, in fondo di vita ne abbiamo una sola è vero.