sabato 22 aprile 2017

La sublimazione del capitalismo e il traffico di esseri umani.


La storia sta marcando un nuovo punto di partenza nell'evoluzione della società umana. Il nuovo ciclo oramai svela, sebbene ancora ad una minoranza di osservatori, le sue caratteristiche ad oggi evidenti. Tra queste la più importante, interessante e pericolosa attiene al ruolo stesso dell'essere umano.
 
Tramontata o comunque in rapido declino è la stagione dei diritti umani considerati universali. Quell'epoca, che  ha iniziato a perdere la spinta propulsiva in concomitanza con l'omicidio di JFK, oggi non ha più alcun forza.
 
La successiva trasformazione dell'uomo occidentale  in consumatore ha esaurito ogni forza e ragion d'essere nel mondo contemporaneo orientato ad un'automazione del lavoro, astrazione del capitale e conseguente alienazione del concetto stesso di essere umano quale soggetto di diritti.
Molti potrebbero essere i temi utili ad affinare queste conclusioni, mi limito,  tuttavia, ad invitare ad una sola riflessione: la figura del migrante, non più riconducibile in linea generale al vecchio rapporto novecentesco di emigrante/immigrato, in un pianeta con una crescita demografica incontrollabile ha assunto la funzione economica pari a quella di una qualsiasi merce.
 
I fenomeni di schiavismo e gestione dell'immigrazione che conosciamo appartengono ad un passato completamente differente, ed avevano una funzione differente, insomma avevano uno scopo definito completamene diverso; erano serventi al modello economico imperante.
Oggi il migrante non rientra in un modello economico se non in quanto oggetto di mercificazione, strumento per accrescere le lotte sociali attraverso la paura e l'ancor più pericoloso effetto di parificazione al ribasso dei diritti sociali, ed infine, quale arma di politica estera.
 
A breve analizzerò i fallimenti multipli delle politiche europee finalizzate al controllo dei flussi mediterranei e degli effetti sui trafficanti di migranti.