venerdì 28 aprile 2017

Homo migrans e finanzcapitalismo usuraio.

Che meraviglia! Una tavola rotonda che consente l’incontro di filosofi, economisti, giornalisti ed uno come me che si occupa di criminalità organizzata, di mafie, di terrorismo e insorgenze, senza moderatore e senza sovrapporsi per affermare il proprio pensiero, lasciando che fluisca quello di ciascuno.

Questo evento, alla fine di quattro giorni di seminario presso l’associazione culturale Spaziottagoni di Roma, segna, per quanto mi riguarda, un traguardo e al contempo un nuovo punto di partenza nell’analisi e comprensione del mondo contemporaneo.

Come sa chi mi segue, da tempo parlo dei fenomeni di criminalità organizzata, soprattutto di tipo mafioso, di quelli di insorgenza e quindi di terrorismo, definendoli meri strumenti al servizio di diversi interessi di potere e, in quanto tali, destinati a esprimere le proprie potenzialità finché questo stato di cose non muti. 

I concetti che ho espresso per giungere a questa conclusione derivano dall’analisi dei fenomeni mafiosi nel loro evolversi sincronico e diacronico mantenendo una sola costante: la sostanziale, imprescindibile e simultanea relazione con interessi economici e politici. E’ questo in sintesi il Modello Sistemico Mafioso che si avvale, per esprimere la propria potenza, del Metodo Mafioso, ossia la forza intimidatrice che deriva dal vincolo associativo.

Non mi dilungherò in questa sede sulla questione, tuttavia è agevole comprendere che a livello mondiale il concetto di Stato Nazionale è messo in discussione ed è in profonda crisi in ragione della estrema fluidità del capitale che oramai ha ceduto lo scettro al finanzcapitalismo usuraio generando i troppo grandi senza patria ( C. Tuozzolo).

Lo Stato Nazionale, che ha creato i cittadini portatori di diritti finanche universali in quanto propri dell’individuo, oggi è in ritirata. Pur essendo stato in grado di resistere agli -ismi e alle ideologie novecentesche, oggi nulla può difronte al suo svuotamento dall’interno. 

Sì, d’accordo, mi si dirà: «ammesso anche che sia così, ma che c’entra tutto questo con l’Homo migrans e con le mafie?” Eccome se c’entra! 

Lo Stato Nazionale ha avuto il merito di garantire ai suoi cittadini alcuni diritti che di volta in volta essi negoziavano non con un monarca ma nell’ambito di una condivisione di responsabilità. Possiamo affermare che oggi funzioni ancora in questo modo?

Precarietà è il mantra che le classi dominanti hanno individuato per svuotare lo Stato Nazionale di uno dei suoi portati principali: la solidarietà. Una volta, è vero, si emigrava per necessità e si ragionava in termini di immigrato o emigrato. Oggi non è più così; oggi abbiamo solo dei migranti. Siamo tutti dei migranti potenziali.  Noi stessi, i nostri figli, i nostri amici o i nostri conoscenti. Non forse così?  Non è vero che ciascuno di noi nella propria cerchia personale vive questo fenomeno? E cosa significa questo? Mancanza di un futuro, esattamente ciò che lo Stato Nazionale aveva il compito di costruire per i suoi cittadini.

E allora non è accettabile meravigliarsi vigliaccamente se milioni di esseri umani viaggiano nelle condizioni più precarie, sfidando persino l’idea della morte,  per rispondere all’antropologica necessità di sopravvivere.  L’ipocrisia in questo caso emerge persino dalla loro categorizzazione giuridica nella speranza di contenerne la spinta rinchiudendola in categorie concettuali: migrante economico, migrante rifugiato, migrante per ricongiungimento familiare…

E le mafie? E i terrorismi? Quelli servono, hanno un ruolo ben definito al servizio del finanzcapitalismo usuraio dei troppo grandi senza patria: generano capitale, gestiscono i territori, indirizzano le masse attraverso la paura e, soprattutto svuotano le società avanzate dei diritti fondamentali che dalla metà del diciottesimo secolo con tanta fatica e sangue avevamo ottenuto.

La corruzione generata dai fenomeni di criminalità mafiosa mondiali sclerotizza la macchina amministrativa eliminando il diritto al buon governo, la paura del terrorismo,  attraverso la surrettizia ricerca di maggiore sicurezza, diminuisce il diritto alla propria sfera di riservatezza personale, il movimento di masse di migranti è uguale a precarietà del lavoro e quindi minore potere contrattuale.

Ecco il motivo del mio entusiasmo iniziale in ordine a questi lavori presso Spaziottagoni. Quando studiosi di ambiti così eterogenei giungono, senza accapigliarsi, alle medesime conclusioni ebbene allora la questione è seria; e purtroppo in questo caso anche grave se non ancora disperata.

Ovviamente quella che segue è esclusivamente la mia conclusione: l’uomo che si va costruendo non sarà più soggetto di consumo, bensì oggetto esso stesso di consumo. 

Se sei destinato ad essere un migrante necessariamente sarai considerato al pari di una merce qualsiasi.

Lascio ulteriori considerazioni a chi ha gli strumenti adatti per trattare il tema limitandomi a confermare un altro dei concetti a me cari: il nuovo medioevo e la prima guerra permanente.
Lo stato di cose che sommariamente ho tentato di descrivere necessariamente porterà ad una situazione simile a quella dell’età di mezzo con la differenza che il finanzcapitalismo ha sostituito lo spirito divino in capo al monarca conservandone l’aura  legittimante e la guerra permanente, e ditemi che non ve ne rendete conto, è assolutamente strumentale al mantenimento della costruzione di questo nuova età di mezzo (che poi così l’abbiamo definita noi ex post rammentiamolo sempre).


Grazie a tutti i convenuti e ad Alfonso Fabio Larena di Spaziottagoni per l’iniziativa.

giovedì 27 aprile 2017

Lo stipendio (precario, sic!) dall'ISIS.

Karlito Brigande, al secolo Vulnet Maquelara, macedone con un passato di militanza nell’esercito di liberazione kosovaro dell’UCK, è stato condannato ad otto anni di reclusione, in forza della recente normativa italiana in tema di lotta al terrorismo, in quanto appartenente ad un’associazione con finalità di terrorismo con l’aggravante della transnazionalità.
Arrestato a Roma nel 2015 poiché ricercato dalle autorità macedoni per reati comuni, Karlito Brigande (sic!) in carcere conosce tale Bharoumi, cittadino tunisino, anch’egli detenuto per reati di bassa criminalità, con il quale stringe una certa amicizia tanto che una volta messo in libertà Maquelara tenterà di raggiungere l’amico in Siria per unirsi alle forze dello Stato Islamico.

Vulnet Maquelara non arriverà mai in Siria grazie all’intervento delle forze dell’ordine italiane che lo assicurano alle patrie galere.

Questo episodio ci racconta molto in tema di criminalità e terrorismo nella sua forma osmotica più elementare, ovvero l’identificazione del normotipo del lupo solitario e del combattente straniero.

I personaggi, il macedone ed il tunisino, vivono in Italia, entrambi hanno commesso reati contro il patrimonio ed hanno stretto conoscenza in carcere. Hanno un passato di militanza insorgente, ma non hanno un futuro. Insomma sono delle bombe ad orologeria a disposizione di chi abbia intenzione e possibilità di usarle semplicemente offrendo loro più che un ipotetico paradiso un domani, un molto più prosaico e concreto stipendio oggi.

Come accennato questo è il livello più basso di un rapporto di cointeressenza che lega la criminalità organizzata ai fenomeni di insorgenza e terrorismi vari, ma senz’altro ci aiuta a prendere coscienza che il propellente per qualsiasi attività criminale, vuoi di tipo comune, vuoi di tipo terroristico, va a pescare in un mare magno nel quale nuotano con una certa dimestichezza persone con queste caratteristiche che di radicalizzato hanno esclusivamente il bisogno di denaro.


sabato 22 aprile 2017

La sublimazione del capitalismo e il traffico di esseri umani.


La storia sta marcando un nuovo punto di partenza nell'evoluzione della società umana. Il nuovo ciclo oramai svela, sebbene ancora ad una minoranza di osservatori, le sue caratteristiche ad oggi evidenti. Tra queste la più importante, interessante e pericolosa attiene al ruolo stesso dell'essere umano.
 
Tramontata o comunque in rapido declino è la stagione dei diritti umani considerati universali. Quell'epoca, che  ha iniziato a perdere la spinta propulsiva in concomitanza con l'omicidio di JFK, oggi non ha più alcun forza.
 
La successiva trasformazione dell'uomo occidentale  in consumatore ha esaurito ogni forza e ragion d'essere nel mondo contemporaneo orientato ad un'automazione del lavoro, astrazione del capitale e conseguente alienazione del concetto stesso di essere umano quale soggetto di diritti.
Molti potrebbero essere i temi utili ad affinare queste conclusioni, mi limito,  tuttavia, ad invitare ad una sola riflessione: la figura del migrante, non più riconducibile in linea generale al vecchio rapporto novecentesco di emigrante/immigrato, in un pianeta con una crescita demografica incontrollabile ha assunto la funzione economica pari a quella di una qualsiasi merce.
 
I fenomeni di schiavismo e gestione dell'immigrazione che conosciamo appartengono ad un passato completamente differente, ed avevano una funzione differente, insomma avevano uno scopo definito completamene diverso; erano serventi al modello economico imperante.
Oggi il migrante non rientra in un modello economico se non in quanto oggetto di mercificazione, strumento per accrescere le lotte sociali attraverso la paura e l'ancor più pericoloso effetto di parificazione al ribasso dei diritti sociali, ed infine, quale arma di politica estera.
 
A breve analizzerò i fallimenti multipli delle politiche europee finalizzate al controllo dei flussi mediterranei e degli effetti sui trafficanti di migranti.
 
 

lunedì 17 aprile 2017

L'Italia conta eccome ma gli italiani non lo sanno. Dovrebbero.

Il nostro è un Paese incredibile e unico. L’Italia è ancora, e sarà sempre, il centro del mondo. Tutti ne sono consapevoli e si comportano di conseguenza tranne gli italiani. 

Quest’assunto era valido ieri, lo è ancora oggi, ma, cosa più importante, lo sarà ancor di più domani. 
La recente azione militare contro la base aerea di Shayrat in Siria è stata marcatamente realizzata ricorrendo alle infrastrutture militari statunitensi che operano dalla nostra penisola. La USS Porter e la USS Ross appartengono alla Sesta Flotta, con base a Gaeta in Lazio, che dipende dal Comando delle forze navali Usa in Europa presso Napoli Capodichino agli ordini dell’ammiraglio responsabile della Forza congiunta della Nato con quartier generale a Lago Patria (Napoli). Questo sul piano strategico, mentre l’apporto tattico è stato fornito dalle basi Usa in Sicilia: quella aeronavale di Sigonella e il centro di trasmissioni MUOS di Niscemi. 

Un passo indietro. 
L’amministrazione statunitense in carica sembra voler sostenere una politica di forza nel bacino del Mediterraneo e nel Medio Oriente articolato essenzialmente su 4 aree d’influenza così articolate: 
prima nel nord est della Siria affidata a forze locali asservite; 
seconda sempre in Siria, a nord di Aleppo, di pertinenza e responsabilità Turca; 
terza, a sud, diciamo nell’area delle alture del Golan sotto l’influenza di Giordania ed Israele;
quarta dalla costa siriana alla città di Homs. 

Orbene non penso siano necessari ulteriori aggiunte o articolate narrazioni e spiegazioni per comprendere quanto di per sé evidente. Tuttavia voglio precisare che se il sud è così militarizzato il nord est non è da meno, tanto quanto avveniva in piena guerra fredda, e mi limito a riportare alla memoria le testate nucleari strategiche finalizzate a contrastare l’eventuale invasione Russa della Germania. 

Un altro passo indietro. 
Napoli, gennaio 1962, VIII congresso della Democrazia Cristiana. Il segretario politico Aldo Moro, nel mettere le basi per le future collaborazioni politiche senza pregiudiziale alcuna, riguardo il fattore economico sciorina una serie di dati impressionanti se comparati all’oggi: 
“... nel decennio dal 1950 al ’60 l’Italia ha creato tre milioni e mezzo di posti di lavoro; i consumi dei privati sono cresciuti al 4 % annuo rispetto al modesto 0,5 riscontrato dall’unità alla seconda guerra mondiale; gli investimenti in abitazioni sono aumentati ad un saggio medio annuo del 13% e aggiunge...i nostri conti con l’estero sono più che pareggiati e si è costituita una ingentissima riserva d’oro e di valute pregiate...” Questi sono fatti, è il boom economico. 
Sottolineo, rimarco e sposo la considerazione dello statista legata a questi risultati: 
“... tutto ciò dà al nostro Paese una posizione di forza, di autonomia e di prestigio il cui significato va bene al di là del piano economico...”. 

Qual’è quell’orizzonte lontano che Aldo Moro non sottolinea ma delinea? 
Si chiama libertà, auto determinazione, coscienza dell’interesse nazionale e quindi capacità negoziale in sede politica e diplomatica. Ancora una volta Aldo Moro non pensa affatto, come qualcuno surrettiziamente insinuerà, di mettere in discussione l’atlantismo italiano, ma si tratta ciò nondimeno di affermare con chiarezza il proprio ruolo nel mondo. 

Un passo in avanti?
Questa determinazione all’orizzonte non la vedo; anzi non vedo neanche la linea dell’orizzonte. 
In effetti, la strage di via Fani a Roma del 1978, quei morti, e la scomparsa dell’onorevole Aldo Moro dovrebbe costituire più che ieri, soprattutto oggi un fermo monito alla coscienza di questo Paese affinché la barra possa tornare ad essere diretta verso un orizzonte, quantomeno. 

mercoledì 12 aprile 2017

Terrorismi: interesse nazionale e diritti.


Dopo un periodo di intenso lavoro di ricerca e di analisi nonché di conferenze e lezioni, torno a GEA per sottolineare alcune riflessioni e spunti di analisi sui più recenti avvenimenti che hanno scandito il tempo della politica internazionale.
Come d’abitudine tendo a far sedimentare le notizie prima di parlarne. I recenti fatti terroristici in Svezia, in Egitto e, per altro verso, anche l’intervento militare americano in Siria hanno perso l’effetto emotivo connesso al fattore tempo: notizia e reazione.

Questa è già di per sé stessa una prima considerazione sulla quale riflettere. Gli atti terroristici e militari a cui faccio riferimento altro non sono che messaggi privi di qualsivoglia potenza terroristica o militare  se non residuale.

L’episodio svedese, pur alimentando un senso generalizzato di paura,  segna una situazione di fatto alla quale ci stiamo abituando; e qui mi possono meglio capire i miei coetanei che hanno vissuto gli anni Settanta e i c.d. anni di piombo in cui alla fine la vita scorreva normalmente nel suo fluire quotidiano nonostante gli atti di violenza politica diffusi e giornalieri.

L’atto stragista nei confronti dei cristiani copti è una questione interna egiziana e di rapporti con il mondo arabo e come tale è stata archiviata dalla opinione pubblica.

L’attacco statunitense, che non ha procurato alcun danno sostanziale, ha un’evidente portata comunicativa verso l’interno e verso l’esterno del Paese.

In altri termini è chiaro che le dinamiche internazionali parlano questo linguaggio fatto di atti terroristici teleguidati esattamente come i missili Tomahowk sulla Siria.

Ancora una volta il terrorismo contemporaneo e le reazioni militari delle potenze internazionali, devono essere valutati non sotto la spinta emotiva del terrore che mirano a diffondere, ma razionalmente, per quello che realmente sono, ovvero prevalentemente meri atti di comunicazione e propaganda tesi a raggiungere plurimi obiettivi su differenti livelli.

Il primo obiettivo riguarda il rapporto "sicurezza verso limitazione" sempre più ampia delle libertà personali raggiunto attraverso la diffusione di un ampio e generalizzato senso di paura connesso agli attentati nei territori occidentali; il secondo tattico connesso alle azioni militari nei territori Medio orientali e Nord africani, aree nelle quali convergono molteplici interessi nazionali e persino di grandi conglomerate di potere privato.

Il risultato che deve preoccupare seriamente è la crescente riduzione del libero arbitrio che fa il paio con la crescente deresponsabilizzazione delle strutture governative.

 

 

venerdì 7 aprile 2017

La Mossa del Cavallo: Trump & Siria.

Al gioco degli scacchi, il Cavallo è il pezzo più caratteristico in ragione  della possibilità di saltare pezzi del proprio schieramento e di quello avversario.
Al costo di 250.000 dollari l’uno, tanto è il costo cadauno dei 59 missili Tomahawk, l’amministrazione Trump ha mosso il cavallo sulla scacchiera internazionale e nazionale.
La “linea rossa” disegnata dalla precedente amministrazione americana è stata varcata con il recente intervento gasificatore, asseritamente addebitabile al regime siriano e questa volta, in controtendenza con il passato l’America ha mantenuto fede alla minaccia: ha reagito con misura alla provocazione. Questi sono i fatti.
Per giocare bene a scacchi, tuttavia, bisogna saper sfruttare le potenzialità del cavallo e Trump nell’occasione mi sembra esserne stato capace.
La reazione statunitense, pronta, mirata e annunciata preventivamente agli attori sul campo, è diretta ad attori locali, potenze regionali e persino interni all’America stessa.
Assad è avvertito, la Russia è costretta ad ammettere di non essere la potenza egemone in Medio Oriente, come molti raccontano, Iran e Corea del Nord sanno che potrebbero avere molto da temere se dovessero spingersi oltre le semplici provocazioni. Ed infine, il movimento anti Trump interno agli States, si vede ridimensionata l’arma propagandistica di collusione con l’atavico nemico russo da parte della neo insediata amministrazione governativa. 
Certamente sono i russi, più che i cinesi, a dover ora misurare le reazioni, ma già qualche valutazione, con i dati a disposizione, si può elaborare in relazione alle prime reazioni ufficiali. Il portavoce del presidente Putin prima dell’attacco aveva ribadito che il supporto al regime Siriano non è incondizionata e dopo l’attacco che si trattava dell’aggressione ad un Paese membro dell’O.N.U., mentre più di recente lo stesso Putin ha parlato più semplicemente di un Paese sovrano. La parola ora passerà alle dichiarazioni diplomatiche del ministro Lavrov.   
Per quanto ci riguarda come cittadini di questo pianeta è abbastanza ingenuo farsi aspettative così come cadere nel baratro di allarmi apocalittici e millenaristici. Questo è lo stato reale della contemporaneità che viviamo e che vivremo in futuro: un mondo articolato fatto di molti piani e numerosi giocatori di scacchi. 

In questa circostanza la mossa del cavallo è stata ben giocata.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...