mercoledì 2 novembre 2016

La società coprofaga del Mi Piace.

Durante la scorsa notte nel 1975, nella periferia romana della città-quartiere di Ostia, veniva ammazzato Pierpaolo Pasolini: un uomo. L’uomo che, insieme a Leonardo Sciascia, soprattutto, ma non soltanto,  per mezzo del suo impegno letterario, in poesia e prosa, ha, più di qualsiasi altro intellettuale italiano del secondo Novecento, denunciato il Vizio di fondo degli italiani: l’individualismo perverso.
Il nostro individualismo è perverso poiché è ripiegato su se stesso e non proietta le proprie potenzialità all’esterno, cioè nell’azione collettiva. 
  Quando si sente parlare di fuga dei cervelli ci si limita a ridurre la questione all’ovvia necessità di costoro di esprimere le proprie potenzialità in ambienti che questo consentono, dimenticando di proposito che ai più queste fughe di cervelli fanno molto comodo. E senz’altro fanno comodo alle oligarchie che gestiscono i diversi  poteri ed orientano la massa informe di una società borghese, capitalistica e piccola descritta chiaramente da Pierpaolo Pasolini. Fanno comodo anche a noi stessi poiché altrimenti dovremmo confrontarci con chi è migliore, chi è più bravo, chi merita e questo confronto ci porterebbe alla costruzione di un ambiente sociale e politico nel quale il rapporto tra Stato/istituzioni e il cittadino è equilibrato, le norme chiare e la legge rispettata. Ci obbligherebbe a vivere in un mondo di relazioni sincere e alla luce del sole e ci imporrebbe oltre al rispetto delle norme soprattutto il dovere di denunciare le violazioni e le storture pretendendone il rispetto dallo Stato e dagli altri.
E’ molto meglio che i cervelli fuggano portando seco la nostra cattiva coscienza. 
Sciascia parlando della mafia siciliana parlava di questo, parlava degli italiani descrivendo il sonno dei cervelli avvezzi alla rassegnazione di comodo che propende per la ricerca del favore, del baratto, dello scambio con chi il potere lo esercita al posto dello Stato e in sua vece. Questo è l’individualismo perverso: non importa la regola a favore di tutti importa che io ottenga quello che mi è dovuto e che non ho la forza di chiedere allo Stato. Esempi non ne faccio tanto questi comportamenti ci appartengono e sono a tutti noi ben noti e tutti vi abbiamo fatto ricorso. E’ un individualismo perverso anche perché ci mette in una condizione opposta a quanto l’individuo tenderebbe nell’affermazione del sé: al contrario ci mette in condizione di subordine rispetto ad un altra persona alla quale dovremmo essere doppiamente riconoscenti per quanto fatto e pronti a contraccambiare il favore reso.
Ecco così si crea la zona grigia, il mondo di mezzo, il putrido stagno della cultura mafiosa che poco ha a  che fare con i criminali coppola e lupara e molto di più con la nostra ignavia.  

Meglio che questi cervelli fuggano e ci lascino crogiolare nel putridume di una società  oramai priva di una propria identità post-consumistica e pre-coprofaga pronta a nutrirsi dei suoi stessi componenti ridotti ad un mi piace e mai ad un NON MI PIACE.