lunedì 12 settembre 2016

Mafie e religioni

La mia attività di investigatore e ricercatore porta con se una serie di interrogativi a cui, nella contingenza della mia esperienza professionale sul campo, non ho potuto dare la giusta attenzione restando tutt'ora latenti. La relazione esistente tra le mafie e i riti d’iniziazione, siano essi di natura religiosa o laica, con forza mi sollecita prevaricando gli altri, spingendomi alla ricerca della giustificazione della ragion d’essere, senso profondo e causa-effetto.

L’interrogativo principale sopra espresso, invece, mi spinge, in un rapido susseguirsi di logiche concatenazioni, a prendere le mosse dal mondo dell’associazionismo per ricercare le motivazioni profonde che generano e sostengono le relazioni tra i riti, religiosi o laicamente antropologici, e le associazioni di tipo mafioso.

Da questa spinta motivazionale il percorso compiuto suggerisce la conclusione che la primordiale paura dell’uomo -connaturata al suo essere in contrapposizione o armonia con il mondo circostante- ed il suo relativo bisogno di rassicurazione hanno effetti significativi sul formarsi delle mafie.

Ed é stato interessante, ancora, scoprire le modalità con cui questa inconscia e primeva paura, mediata dai rituali, operi ed abbia finito per essere uno degli elementi determinanti per il successo e la longevità della criminalità organizzata di tipo mafioso, rappresentandone la chiave di volta esistenziale, a smentita di quanti, soprattutto negli anni recenti, relegano i rituali a fenomeni meramente di folclore e senza alcun effetto pragmatico sull’associazionismo criminale.

(Mafie e Religioni)