venerdì 16 settembre 2016

La trattativa per la Cirenaica agevola le bande locali criminali.

La Cirenaica ha il suo proconsole: il generale Khalifa Haftar che ha strappato manu militari ( o che ha avuto in consegna) la mezzaluna petrolifera al governo di Tobruk il cui paladino nell’area Ibrahim Jadran e relativa milizia si sono fragorosamente disciolti nel silenzio del deserto.
La recente campagna di conquista delle varie località del golfo di Sirte, decisive per l’economia petrolifera libica, è stata portata vittoriosamente a termine dal generale Haftar praticamente senza spargimento di sangue e già questo dato di fatto indica l’esistenza di un compromesso alle spalle tra tutti gli attori coinvolti.

La milizia delle guardie petrolifere sotto il controllo, pare ancora, di Ibrahim Jadran, non ha avuto alcun sostegno militare dal consiglio di Presidenza con base a Tripoli sostenuto dall’occidente. In effetti il consiglio di presidenza si sta svenando per riprendere Sirte allo Stato Islamico, o a quello che ancora ne rimane, e la difesa della stessa roccaforte tripolitana.

Appare chiaro, ancora e per l’ennesima volta, come al di là degli impegni e degli sforzi dei contingenti stranieri che operano, ufficialmente o meno, in Libia ad avere l’ultima parola sono e saranno le tribù locali. Jadran ha scommesso su Tripoli, e viceversa, e ha perso alienandosi il sostegno delle forze tribali in Cirenaica che oramai  propendono per il più solido e concreto  blocco che fa capo al generale Haftar. 

Digressione: come accade ad esempio nel Delta del Niger in Nigeria, chi realmente comanda e decide anche dello sfruttamento degli insediamenti petroliferi e gasieri  sono le tribù locali e relative milizie armate.

L’accordo che riteniamo abbia tenuto a battesimo l’avanzata del generale  nel golfo di Sirte trova un’implicita conferma nella dichiarazione del tardo 14 settembre con cui il presidente della Casa dei Rappresentanti, Aguila Saleh ha riconosciuto generale Haftar quale “padrone del campo”. Insomma, nell’interesse primario di far ripartire l’economia libica per l’80% dipendente dal petrolio e da gas esportati, un accordo di fatto pare stia maturando. Accordo che imprescindibilmente coinvolge le tribù locali.

Ora, queste forze tribali oltre agli interessi connessi allo sfruttamento dei giacimenti, soprattutto in termini di servizi di sicurezza, hanno anche interessi poco patriottici legati al controllo dei porti per continuare a svolgere i vari traffici criminali a tutti ben noti. 

Il loro prezzo per aver tolto il sostegno a Jadran e quindi al consiglio di presidenza di Tripoli sarà stato anche questo?