martedì 27 settembre 2016

Da Salvatore Giuliano ad al- Baghdadi: il ricorso al pupo di turno.


Ci sono delle affermazioni che i leader politici, a qualsiasi latitudine ripetono con naturale indifferenza e la cosa mi infastidisce sempre molto. Ora, se il pontefice romano a distanza di secoli chiede perdono per errori commessi in passato affrancando Galileo Galilei da qualche migliaio di anni di purgatorio io apprezzo: credo in un processo che ha portato Santa Madre Chiesa al pentimento. Ma proprio non riesco più tollerare le ammissioni  postume di aver detto il falso ad esempio circa le motivazioni che hanno portato alle recenti guerre mediorientali oppure, e forse ancor peggio, a sentir dire: ci sono sfuggiti di mano

Questi due temi sono evidentemente strettamente connessi e sono propri di questa fase della politica internazionale che vede una serie di attori nazionali impegnati in un riposizionamento strategico dovuto sì in parte alla rimodulazione della guerra fredda, ma soprattutto all’avvento di nuove potenze mondiali quali Cina e India, al nuovo ruolo dell’Iran e della Turchia, e infine, al ribollire del continente nero.

L’ultima cosa da fare in un contesto simile aperto all’informazione, che per quanto controllabile non è del tutto controllata, è ricorrere a fandonie per giustificare azioni di politica estera. 
Prendiamo l’esempio della guerra ai talebani afghani, ad al-Qaeda di Osama bin Laden e ai combattenti del gruppo Stato Islamico del novello califfo. E’ evidente che questi gruppi non saranno mai sconfitti militarmente finché non saranno rimosse le cause sociali che ne consentono la sopravvivenza. 

In ogni dove, dalla Libia, anzi per la verità pressoché tutto il continente africano è interessato a questo fenomeno, all’Afghanistan e gran parte dell’Asia, per non abusare continuando a citare il Medioriente, le persone, le comunità, i popoli oggi sono insoddisfatti della propria condizione di vita e, in alcuni casi, sempre di più cedono alle lusinghe dell’ammaliatore di turno che promette loro riscatto o il paradiso nell’al di là. È questa  la sostanziale differenza rispetto  al passato, l’aumento incontrollabile dell’offerta di manodopera per quei fenomeni terroristici e insorgenti che ci limitiamo a considerare come i buoi usciti dal recinto.

La modernità liquida ha cambiato anche questi parametri; vanno aggiornati i manuali di spionaggio e controspionaggio, si possono ancora creare milizie e fenomeni d’insorgenza per i propri interessi di politica estera ma sarebbe stupido pensare di contenerne lo sviluppo nel tempo, sono difatti destinati a sopravvivere a sé stessi per il motivo anzi detto.

Concepire strumenti di politica estera di questo genere non sfugge di mano mai in nessun caso. E’ più verosimile e logico che, lasciati a se stessi qualcuno ne approfitti; e oggi, a differenza del passato, non sono più esclusivamente gli stati nazionali ad approfittarne ma anche centri d’interesse di varia natura leciti e illeciti creando delle situazioni ingestibili. A meno che questo stesso non sia in realtà lo scopo finale.
Verso la fine della seconda guerra mondiale, la Sicilia, occupata dagli alleati si è trovata, ancora una volta nella sua storia, a ridosso di una pericolosa faglia storica. L’aristocrazia, i proprietari fondiari, la borghesia e la mafia ancora volta, come nel passaggio unitario, si trovarono concordi nel ricorre al ricatto del separatismo per fare pressione tanto sull’alleato quanto sulle nuove forze politiche che già si agitavano per costruire il futuro dell’Italia libera e post-fascista. 

Quello del ricatto separatista aveva sempre funzionato storicamente, quindi perché non riportarne in auge la minaccia ponendone la minaccia al servizio dei propri interessi? Bisognava negoziare con il futuro potere centrale romano i propri privilegi e quindi venne rispolverato lo spettro separatista alimentandone il bacino di consenso tra la popolazione siciliana creando l’Esercito volontario per l’indipendenza della Sicilia EVIS e il suo condottiero: Salvatore Giuliano. 

La storia dell’EVIS e di Giuliano è emblematica e direi didattica. Una volta  fatto rientrare il pericolo delle riforme agrarie e del sorpasso alle elezioni del partito comunista alle elezioni del (1948)  grazie anche alla strage di Portella delle Ginestre (1947), avendo ottenuto dallo stato centrale garanzie della conferma di un’amministrazione speciale in regime di larga autonomia per la regione, non servendo più alla bisogna, Giuliano viene ammazzato. 


Questi personaggi ed organizzazioni, non scappano di mano, si creano si usano e si distruggono, di norma. La domanda è: questo paradigma è valido ancora oggi? Siamo sicuri che costruire armi di politica estera di questo genere sia ancora a costo zero? Se ne siamo convinti continuiamo a ricorrervi, ma perlomeno non cediamo al pentimento postumo.