lunedì 25 luglio 2016

Traffico di organi e terrorismo: se non paghi ti smembro e ti vendo a pezzi.


Il capo della banda sarebbe un giovane eritreo che dal nulla ha messo in piedi un’associazione criminale finalizzata al traffico (solo l’aiuto prestato per effettuare il viaggio) e tratta di esseri umani (sfruttamento vero e proprio del migrante sotto varie forme) che “facilitava” a seguito del pagamento di 1500/2500 euro, più spese ulteriori ed eventuali, il viaggio e l’illegale ingresso in Europa di cittadini somali ed eritrei.


L’indagine nasce dalla denuncia dei familiari di alcuni migranti terrorizzati dalle immagini del naufragio di un’imbarcazione di fortuna partita dalla Libia che non avrebbe mai raggiunto le coste siciliane primo approdo verso la ricca Europa continentale. 

Con le difficoltà connesse ad investigazioni che coinvolgono paesi lontani dagli standard occidentali e alle diverse lingue coinvolte, gli organi investigativi italiani sono riusciti ad accertare le responsabilità penali di questo sodalizio criminale individuandone i componenti.

Ora, sotto il profilo criminologico l’organizzazione si è rivelata tutto sommato abbastanza elementare nella sua forma: un capo, alcuni collaboratori ed una serie di contatti nei paesi di origine, Eritrea ed Etiopia, di transito Sudan e Libia, di passaggio, Palermo-Bari-Roma in Italia e in quelli destinazione Olanda e altri Paesi nordici. Il tutto messo in piedi esclusivamente grazie a due elementi determinanti: relazioni interpersonali e affidabilità.

Il traffico di esseri umani, ricordiamolo, è una forma di contrabbando e, come tutte le forme di contrabbando, ha successo se questi due elementi o precondizioni vengono soddisfatte. Il migrante dal canto suo deve avere denaro e pazienza nella speranza -mai certezza- di raggiungere la meta agognata. Ora il denaro può diventare un problema per gente misera, e spesso miserrima, ma a questo i trafficanti sanno come porre rimedio.

Il migrante è una fonte di guadagno e le organizzazioni criminali sanno come sfruttarlo a dovere e comunque in ogni caso; se non ha denaro contante a sufficienza può sempre prostituirsi, uomini o donne non fa differenza, lavorare per conto dell’organizzazione, come fanno ad esempio le ragazze nigeriane per anni sulle nostre strade, trasportare merci illecite per conto dell’organizzazione o anche, perchè no, vendersi, più o meno volontariamente un rene, un occhio o qualsiasi cosa abbia valore per un mercato globale.

Quest’aspetto è emerso anche nell’indagine su quest’organizzazione eritrea, ma anche in passato ricordo che durante le guerre balcaniche emerse addirittura una clinica dedita a questo genere di attività; quindi nulla di scandaloso, qualora qualcuno volesse far finta di non sapere.
Proprio ieri, ancora una volta, ma la notizia va ricercata perchè il suo valore mediatico è di scarso rilievo, sono stati rinvenute decine di corpi di migranti sulle spiagge della città libica di Sabratha vittime dell’ennesimo viaggio verso migliori condizioni di vita.

Per chiudere questo pezzo sulla tratta degli esseri umani, voglio sottolineare alcuni punti importanti nella lettura di questo fenomeno. L’organizzazione eritrea muoveva i migranti dai paesi di origine in Sudan e quindi verso la città di Kufra nel sud est libico, oasi criminale nel deserto in mano ad organizzazioni mafiose a base  per lo più tribale o clanica  che, nel recente passato, hanno saldato i propri interessi con elementi radicalizzati islamisti, con istanze locali ma affiliatesi al gruppo Stato Islamico, con reciproca soddisfazione e che controllavano la città costiera di Derna. 

Lo stesso perverso intreccio d’interessi terroristico/insorgenti è merso anche nella città di Sabratha prossima a Tripoli; criminali locali, per lo più contrabbandieri che Gheddafi tollerava e sfruttava a proprio vantaggio, controllano i territori e gestiscono le proprie attività scendendo a patti estemporanei con chi ne garantisce la futura sopravvivenza: le varie milizie radicalizzate che operano in tutta la Libia.


In sostanza il rene di un migrante eritreo finanzia il terrorismo radicale -e non solo in Libia- ma ovunque ci sia qualcuno disposto a farsi ridurre letteralmente a pezzi, o facendosi esplodere in un mercato afghano  o iracheno, o  ancora in un locale francese e da ultimo tedesco, fate voi.