venerdì 15 luglio 2016

Imparare a difendersi nell’era del terrorismo globalizzato


Ora, dopo l’ennesimo atto criminale consumato in Francia intendo proporre una semplice linee di condotta utile nella quotidianità che ci vede tutti protagonisti di una serie di azioni che ripetiamo inconsapevolmente, ma che proprio per questa natura possono esporci a spiacevoli situazioni: maggiore consapevolezza e attenzione sono oramai d’obbligo, piaccia o no. Lo Stato per logica non può difendere i cittadini da simili episodi.

Prima di tutto riflettiamo sulla circostanza che gli obbiettivi dei terroristi di norma hanno una natura militare o civile a seconda delle esigenze tattiche dell’organizzazione. Nel caso degli attentati  in Francia e Belgio è ovvio si è sempre trattato di obbiettivi civili, anche detti soft target; questi obbiettivi sono facilmente individuabili e possono essere colpiti senza ricorrere a complesse attività preparatorie.
Fatta questa specificazione possiamo quindi considerare che dal nostro punto di vista di cittadini siamo esposti, nello svolgere delle nostre attività quotidiane, a possibili azioni terroristiche allorché frequentiamo, per lavoro o per svago alberghi, aeroporti, stadi, discoteche o comunque luoghi di grande affluenza. 

Il nostro approccio psicologico in queste circostanze è basato e caratterizzato dalla routine che deriva dalla naturale e sedimentata ripetizione delle nostre azioni e del relativo abito mentale che ne deriva.
La routine è l’elemento da tenere nella massima considerazione poichè rappresenta il maggior pericolo per la nostra stessa vita nell’eventualità ci dovessimo trovare coinvolti in situazioni violente di natura criminale o terroristica.
Partiamo da un esempio pratico, anzi da una domanda, qual’è la situazione più pericolosa tra le due che propongo.  Mettiamoci nei panni dei componenti di una pattuglia, di una qualsiasi forza dell’ordine, alle prese con un normale servizio di controllo del territorio:
  1. effettuiamo un posto di blocco stradale su una provinciale di una zona di norma tranquilla, strade poco frequentate, una casistica di reati a bassa incidenza. Il nostro livello di attenzione all’ambiente circostante e finanche agli occupanti delle vetture che fermeremo sarà relativamente basso poichè non ci aspettiamo nulla di preoccupante;
  2. ora trasponiamo la medesima situazione operativa, lo stesso posto di blocco nel quartiere di Scampia a Napoli. Il nostro livello di attenzione sarà senz’altro differente: ci aspettiamo di dover fermare con un certo grado di probabilità persone armate o pregiudicate e comunque saremo estremamente attenti all’ambiente circostante.
Quale dele situazione sarà più pericolosa? Ovviamente la situazione a maggior rischio è la prima in quanto il nostro livello di attenzione sarà assolutamente inferiore rispetto al caso di Scampia esponendoci al pericolo derivante da una lenta e spesso tardiva reazione ad un eventuale minaccia.

Ecco questo è il meccanismo che determina le nostre azioni nelle situazioni classiche che potrebbero vederci coinvolti in un atto criminale o terroristico.

Quindi, una volta presa consapevolezza che la nostra tranquilla quotidianità, la nostra routine può, in un mondo che è cambiato, rappresentare un pericolo per la nostra incolumità dobbiamo assumere,  nelle circostanze di rischio anche relativo, un atteggiamento mentale diverso. Non c’è assolutamente bisogno né di armi né di particolari corsi di addestramento militare o di polizia (che comunque esistono) ma semplicemente di alcune semplici accortezze che passano dal modificare il nostro livello di attenzione all’ambiente che ci circonda allorquando ci troviamo a dover frequentare quali luoghi che, come detto sono i naturali obbiettivi di un certo tipo di terrorismo.

Dobbiamo imparare a passare da una situazione mentale di assoluta rilassatezza ad una vigilanza attiva crescente in ragione del luogo in cui ci troviamo.
Un esempio pratico che ci può aiutare a comprendere il meccanismo mentale che controlla la nostra soglia di attenzione è senz’altro questo: siamo alla guida della nostra autovettura in autostrada ad una velocità costante con condizioni tempo ottimali; ovviamente il viaggio sarà sereno e il nostro livello di attenzione può essere dimostrato dal fatto che al nostro arrivo avremo la sensazione di non esserci accorti del viaggio: non ne avremo memoria perchè la nostra attenzione sarà rivolta ad altri pensieri. 
Lo stesso non può dirsi allorché ci si trovi a dover affrontare una strada sconosciuta in quanto i nostri pensieri saranno concentrati esclusivamente sulla strada per evitare possibili pericoli.

Ecco, essere presenti a stessi; questa è la prima cosa da fare nel momento in cui siamo chiamati ad affrontare situazioni di routine come andare in discoteca o entrare in aeroporto per prendere un volo per lavoro o piacere.
Questo semplice stato mentale è in grado potenzialmente di salvare la nostra vita e quella di altre persone in caso ci si trovi ad affrontare situazioni di grave pericolo. 

Può sembrare una banale considerazione ma è proprio l’essere banale che la rende assolutamente vitale.
L’intervento reattivo di chi ieri sera ha fermato il pazzo responsabile della strage di Nizza si è sposato con la grande determinazione e un’altrettanto considerevole dose di coraggio che ha permesso di interrompere l’azione criminale.

Dobbiamo comprendere e accettare il fatto che la situazione internazionale ha oramai fatto saltare gli equilibri che avevano contribuito a normalizzare la nostra soglia di attenzione verso certi pericoli. Negli anni Settanta, noi europei, e più di altri noi italiani, e in particolare la mia generazione, abbiamo imparato a convivere con la paura non solo del terrorismo ma anche della violenza politica di strada adeguando i nostri comportamenti alle contingenze.
Dobbiamo purtroppo accettare di dover rivedere, non il nostro stile di vita,  errore che farebbe il gioco di chi sfrutta il terrorismo, ma più semplicemente la nostra soglia di attenzione in alcune circostanze della vita sociale.