sabato 9 luglio 2016

I soldi sporchi dello Stato ISlamico e la capacità resiliente.


Continuiamo a parlare delle sconfitte militari del gruppo Stato ISlamico in varie aree della dorsale nera, dall'Indonesia al Marocco, eppure il gruppo Stato ISlamico continua con successo la sua opera di proselitismo e branding anche grazie ad un'ottima strategia comunicativa di propaganda. Certamente queste attività richiedono molti fondi e quindi è utile chiarire in che modo il gruppo Stato ISlamico riesca ancora a mantenere, nonostante tutti gli sforzi, un buon livello di fund raising.
Per chi ancora non se ne fosse reso conto i fatti contemporanei globali, con particolare riferimento a quanto accade nei territori in cui forte è la pressione insorgente (anche del tipo gruppo Stato ISlamico) interna, si devono analizzare su due piani differenti ma strettamente correlati: uno internazionale, relativo alle dinamiche geopolitiche degli stati nazionali alla ricerca di un nuovo assetto, e un secondo locale, connesso alla vita dei popoli. 
Il gruppo Stato ISlamico , come del resto la stragrande maggioranza dei movimenti insorgenti, da sempre nella storia, è bene sottolinearlo, è stato supportato, ed in parte ancora lo è da chi ha interesse alla sua esistenza per un proprio tornaconto. Sorvolo questa parte di natura geopolitica che porterebbe il discorso oltre il tema che desidero trattare, per mettere in evidenza, invece, la capacità acquisita dal gruppo Stato ISlamico di poter persino fare a meno dei finanziamenti da parte si sostenitori interessati attraverso lo sfruttamento di una serie di attività locali in maniere assolutamente criminosa e criminale. 
In tale quadro, il gruppo Stato ISlamico, sin dagli albori del proprio sviluppo, ha sfruttato la debolezza del governo iracheno nel controllare il territorio a nord per garantirsi una fonte di auto finanziamento attraverso lo sfruttamento delle raffinerie del greggio.
Ovviamente quest'attività è oggetto di attenzione da parte delle forze coalizzatesi nel contrasto del gruppo Stato ISlamico che periodicamente, con appositi interventi di tipo  militare, tenta di ridurre la capacità produttiva dei siti petroliferi controllati dal gruppo Stato ISlamico. Tuttavia, a dispetto della evidente sperequazione delle forze in campo, quest'attività è ancora fiorente poichè le sue radici sono connesse ai territori.
Il gruppo Stato ISlamico è ancora in grado di controllare decine, se non centinaia di raffinerie rudimentali di natura temporanea che necessitano di una struttura logistica di base e che possono essere agevolmente rimpiazzate nell'arco di breve tempo. Inoltre, per nulla trascurabile è il fatto oggettivo che il gruppo Stati ISlamico non gestisce direttamente questi siti ma si affida con reciproca soddisfazione con le tribù locali che da sempre hanno svolto questa stessa attività. Il commercio illegale, il contrabbando di greggio, è un fatto consolidato in questi territori e mette ancora una volta in risalto il connubio interessato che connette la criminalità locale al fenomeno insorgente, in questo caso nelle vesti del gruppo Stato ISlamico.
In questo senso, il gruppo  Stato ISlamico si limita a -concedere in licenza- lo sfruttamento del sito ai locali in cambio di quello che noi chiameremmo pizzo. E' chiaro che quindi bombardare questi siti diminuisce, temporaneamente le potenzialità finanziarie del gruppo Stato ISlamico, con l'effetto collaterale e dirompente di colpire direttamente le comunità tribali locali.
Ora è chiaro che per influire seriamente su questa fonte di finanziamento del gruppo Stato ISlamico bisogna intervenire dall'altro capo della matassa andando a colpire gli acquirenti del greggio contrabbandato; e qui si mette in evidenza ancora volta l'ipocrisia occidentale poichè quel petrolio per la maggior parte finisce per essere inviato sui mercati occidentali e, per ulteriore paradosso, verso lo stesso mercato interno iracheno a consumo di chi combatte il gruppo Stato ISlamico.
Si stima che dopo circa un triennio dalla proclamazione del califfato la potenza produttiva del gruppo Stato ISlamico in Iraq sia diminuita di circa un terzo: è un fallimento delle politiche di contrasto che dimostra la forza reale delle dinamiche locali e internazionali che generano la resilienza del gruppo Stato ISlamico.
Ma è anche e forse soprattutto un fallimento di chi questi temi affronta marginalmente senza alcuna seria riflessione soprattutto autocritica.