sabato 11 giugno 2016

La sicurezza nazionale non è solo terrorismo e migranti.




Se qualcuno vi chiedesse quali sono le minacce che ad oggi possono rivelarsi le più pericolose per l’Italia, di certo la maggior parte non avrebbe difficoltà a rispondere “terrorismo islamico” o “questione migratoria”, ma forse a pochi verrebbe in mente che la sicurezza del nostro Paese passa anche attraverso aspetti decisamente più nascosti. Secondo la Relazione sulla sicurezza della Repubblica del 2015, presentata anche quest’anno a febbraio al Parlamento come previsto, le questioni degne di attenzione sono anche altre, a cominciare dal presidio del sistema Paese e dalla strumentalizzazione del disagio sociale.
Per quanto riguarda i primi due aspetti, ovvero terrorismo ed esodo migratorio, si è ampiamente trattato in altre occasioni e molto ancora se ne tratterà; in questa sede, invece, abbiamo scelto di concentrarci proprio sul presidio del sistema Paese e sulle strumentalizzazioni del disagio sociale, sicuramente all’apparenza meno impattanti rispetto ad alcune minacce come quelle legate al terrorismo e purtuttavia non meno pericolose per la nostra Homeland Security.
Ma cosa si intende per presidio del sistema Paese? Esso riguarda quello che è generalmente (e altrettanto vagamente) definito come la difesa dell’interesse nazionale, ovvero la tutela di tutti quegli asset,  investimenti e infrastrutture che risultano essenziali per la sicurezza dell’Italia e per il suo posizionamento sullo scacchiere internazionale. Nel Rapporto 2015 vengono messi in luce le priorità economico-finanziarie, le vulnerabilità del sistema bancario e finanziario, la competitività e lo spionaggio industriale, le problematiche riguardanti la sicurezza energetica (in particolare viene affrontato il problema delle fonti di approvvigionamento e delle reti infrastrutturali), le economie illegali e l’evasione fiscale e, in ultimo, la pervasione della criminalità organizzata nel tessuto socio-economico del sistema Paese.
Per quanto riguarda la strumentalizzazione del disagio sociale, il Rapporto lo definisce come “i fermenti antagonisti e le dinamiche proprie degli ambienti eversivi”. In particolare sono richiamate alcune azioni attribuibili a quella che viene definita  la sinistra antagonista: la campagna contro l’EXPO, la mobilitazione anticrisi (con particolare riferimento ai temi del welfare, del lavoro e della rivendicazioni dei diritti), l’emergenza abitativa, l’antieuropeismo, le proteste di stampo ambientalista (tra cui rientrano la questione della TAV e la problematica delle trivellazioni in mare) e infine la ripresa dell’attivismo antimilitarista. Vi è poli la problematica riguardante l’eversione anarco-insurrezionalista,  (FAI - Federazione Anarchica Informale e FRI - Fronte Rivoluzionario Internazionale), l’estremismo marxista-leninista  e la destra radicale.
Inoltre, l’intero Rapporto è disseminato di focus tematici (chiamati Box), veri e propri riquadri nei quali vengono approfonditi temi specifici, come per esempio le mafie nazionali, l’origine dell’IS, il Jihad, la pirateria, la crisi ucraina, il cyberspazio e molti altri. Per finire, vi è una sintesi degli scenari e delle tendenze probabili riguardo alla sicurezza nazionale alla luce di quanto emerge dal Rapporto stesso.
L’intelligence oggi ha sicuramente un atteggiamento molto più aperto e trasparente verso la società civile (ne sono testimonianza i recenti tentativi di sinergie con il mondo accademico) ed è anche grazie al nuovo Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica che abbiamo la possibilità di apprendere con maggiore facilità quali sono gli ambiti prioritari per l’interesse nazionale. Perché in fondo la sicurezza della nostra Repubblica dipende anche un po’ dalla consapevolezza dei suoi cittadini, dalla consapevolezza di ciascuno di noi. 
Pierfrancesco Miccio
Analista presso Geocrime Education Association