domenica 12 giugno 2016

Da Falluja a Sirte: nulla di nuovo sul fronte Stato Islamico da oriente ad occidente.


Ebbene i primi ad arrivare a Sirte, e occuparla liberandola dalle così dette forze dello Stato Islamico, sono state le milizie che si riconoscono nell’operato del governo, voluto, creato e supportato dalla comunità internazionale, che ha la sua sede a Tripoli. 
Alcuni analisti prevedono che questa vittoria sullo Stato Islamico in Libia porti alla nascita di un esercito nazionale libico frutto dell’unione con le forze armate del generale Haftar acquartierate Tobruk: vedremo.

Personalmente ritengo che quest’eventualità sia direttamente connessa ad altri meccanismi che prescindono dalla pseudo vittoria di Sirte sullo Stato Islamico in Libia e siano direttamente connessi ad un eventuale accordo delle forze di Cirenaica e Tripolitania sulla gestione della Compagnia Nazionale Petrolifera e sull’Autorità d’Investimento Libica; partita che si gioca  al di fuori dei confini libici.

In relazione ai fatti sul campo di Sirte, lo Stato Islamico nasce in Iraq con una strategia ben precisa che ho in precedenza delineato anche su queste pagine sfruttando non la propria forza ma soprattutto le debolezze altrui. Che Lo Stato libico non esista è palese, che ci sia la gran voglia di separatismo tra le principali macro aree anche, e soprattutto che si sia intervenuti militarmente senza un progetto di costruzione di uno stato nel dopo Gheddafi è altrettanto chiaro. 
Che sia chiaro:non è che non si sapesse cosa sarebbe accaduto, al contrario si tratta di una strategia vecchia come il mondo: divide et impera. Nella contemporaneità è dalla guerra di liberazione afgana in poi che questo sia l'approccio geostrategico e politico scelto, non solo in occidente, quale evoluzione delle pratiche novecentesche già post-coloniali. I vari satrapi di cui ci si è serviti a lungo per controllare queste regioni sono stati abbattuti con lo scopo di indebolire quei territori nell’idea che tutto sommato nel mondo globalizzato è meglio avere tante piccole guerre piuttosto che rischiarne più d'una di grandi dimensioni deleterie per gli affari.

Ora è chiaro che a fare le spese di questa politica siano i vari Paesi interessati, ma c’è un effetto preoccupante effetto collaterale che deve essere individuato nelle diverse istanze d’insorgenza, come quella dello Stato Islamico, che nascono dal basso delle comunità locali allorquando queste non trovano gratificazione alle rispettive esigenze nella costruzione  politica nelle rispettive aree. 
Così nasce e si alimenta da un lato l’insorgenza e dall’altro, quale conseguenza tattica, il terrorismo internazionale.

La vittoria di Sirte sullo Stato Islamico in Libia non si può considerare neanche una una vittoria di Pirro ma semplicemente un episodio in una guerra che travalica le frontiere dall’Asia fino alle Colonne d’Ercole e che si combatte per logoramento. 
I miliziani del gruppo Stato Islamico da sempre combattono in questo modo:
  • infiltrazione della società target;
  • alleanze tattiche locali;
  • acquisizione del territorio urbano e delle vie di comunicazione;
  • consolidamento economico grazie alle attività criminali ed illegali in compartecipazione con la criminalità organizzata comune;
  • accoglimento di combattenti provenienti da altre organizzazioni insorgenti (che così fanno pratica e teoria al contempo in un campo di guerra) e in minor parte di foreign fighters;
  • sfruttamento degli appoggi interessati da parte di Paesi esteri che usano lo Stato Islamico per i propri interessi nazionali.
Sotto il profilo militare:
  • messa in sicurezza dei territori sotto il diretto controllo;
  • posizionamento di cariche esplosive nei principali siti urbani;
  • impiego della popolazione inerme quale scudo umano per un’eventuale ritirata;
  • limitazione del confronto in campo aperto con le forze di reazione e ricorso al sistematico ripiegamento.
Ecco cosa è accaduto anche a Sirte ieri, accade a Falluja in questi giorni, e senz'altro domani a Mosul o Raqqa.
Questa è la semplice tattica insorgente dello Stato Islamico, degli Shaabab somali, di Boko Haram nel nord-est della Nigeria, solo per citare quelli mediaticamente più visibili.

A questo punto quali dinamiche si innescheranno? Nulla di diverso da quanto l'analisi del comportamento dello Stato Islamico ci insegna: si ritira, lasciando sul campo centinaia di morti, per lo più civili, e migliaia di profughi, nell'attesa che le acque si calmino e le forze di reazioni si ritirino a loro volta tornando a lasciare libero il campo. I talebani afghani si sono nuovamente insediati in Afghanistan con la benedizione, pare ed è  notizia di ieri, del leader di al-Qaeda al Zawahiri. 

O si cambia registro o negli anni a venire questi fenomeni non saranno più gestibili  anche a causa delle dinamiche demografiche e  climatiche, con i relativi effetti della desertificazione di imponenti territori, che causeranno l'incremento di un processo migratorio figlio dell'antropologica necessità di sopravvivere.