domenica 17 gennaio 2016

L'idea Stato Islamico guadagna proseliti: perché?



Terrorismo o insorgenza?
Entrambi, dobbiamo temere entrambi, poiché se è vero che in termini di prossimità, e quindi di percezione immediata, il terrorismo senz’altro può facilmente colpire ovunque, e quindi anche il nostro Paese, è altrettanto vero che è l’insorgenza che ne alimenta il fuoco. 
L’esperienza delle guerre post 11/9 insegna che vincere una guerra non sempre significa eliminarne la causa scatenante, come dimostrato dal caso dell’Afghanistan e dell’Iraq e recentemente della Libia. Morale: il terrorismo che giustamente ci fa paura ha delle chiare cause di natura politica. Banale al punto che questa evidenza è sistematicamente messa in secondo piano, sullo sfondo dei dibattiti sul radicalismo salafita, per non dover ammettere che le insorgenze e quindi i terrorismi pescano nel bacino dei diseredati senza alcuna prospettiva di miglioramento delle proprie condizioni di vita. Il 40% dei musulmani vive al di sotto della soglia di povertà valutata, non so come, ma tant’è, in due dollari al giorno. Ora, per inciso, vorrei ricordare che questa asimmetria non affligge soltanto il mondo musulmano, ma è sotto i nostri occhi il dato oggettivo che rivela chiaramente come l’intero genere umano sia vittima di un sistema di sperequazione istituzionalizzata, anche grazie ai fenomeni di globalizzazione, gestito dalle varie lobbies economiche, finanziarie e tecnologiche per cui aumenta sempre di più il divario tra ricchezza e povertà. E’ chiaro, spero alla maggior parte di noi, che laddove lo Stato nazionale indietreggia lascia lo spazio al χάος che qualcuno si prenderà la briga di gestire. E mi pare che questi siano i tempi. 
Lo Stato Islamico, rispetto e in opposizione speculare ad al-Qaeda, ha attivato un movimento centrifugo sostituendo al sistema il concetto di rete, come predicato da tempo alcuni teorici del jihad versione estremista, mettendo al centro il territorio. Anzi i territori, caricando ogni mujaheddin della responsabilità di attivare in loco un foco: forma d’insorgenza embrionale basata sulla penetrazione della società attraverso la ricerca del consenso per il tramite di quasi mezzo lecito ed illecito compresi ovviamente gli attentati terroristici. L’idea è quella di sfruttare le istanze legittime di popolazioni stremate per indebolire le organizzazioni statali; niente di più facile in aree geografiche dove il concetto di stato è aleatorio al punto da coincidere con quello di regime o tutt’al più di stato settario come nel caso iracheno. Se poi aggiungiamo a questo stato di cose la natura caotica degli equilibri internazionali in cerca di un nuovo ordine mondiale è facile comprendere come il successo dello Stato Islamico sia tutt’altro che inspiegabile. 
Il gruppo Stato Islamico si è preparato per tempo, dal 2006 circa, nell’attesa di sfruttare la prima opportunità e quando la Siria è implosa era li pronto ad inserirsi quale chiave di volta nell’impalcatura degli interessi delle potenze locali, regionali e mondiali. In sostanza, lo Stato Islamico c’è, e quand’anche venisse sconfitto militarmente non mancheranno certo epigoni pronti a raccoglierne l’eredità. 
Possiamo certamente riassumere il quadro generale parlando essenzialmente di tre piani distinti:
  • ricerca di un nuovo equilibrio mondiale;
  • fitna interna al mondo musulmano che prescinde dalla esclusiva questione religiosa per assumere i connotati molto più pragmatici della ricerca o mantenimento del potere locale e dell’influenza regionale;
  • istanze locali e localistiche che si innestano, sfruttandone il lato oscuro, nelle dinamiche esposte. 
Questa è la cornice internazionale - affatto rassicurante - che vede il nostro Paese direttamente coinvolto. 
In tale quadro geopolitico, per quanto più direttamente ci riguarda, vanno poste in evidenza alcune considerazioni:
  • l’Italia è chiaramente soggetta alle ripercussioni di quanto accade dal lontano Oriente al Mediterraneo fino all’Africa profonda;
  • l’Italia soffre un forte ridimensionamento del suo ruolo internazionale a causa della perdita dell’appoggio statunitense;
  • l’Italia, per evitare attacchi o attentati sul proprio territorio, non più contare sull’amicizia interessata di alcuni gruppi radicali, anche a connotazione terroristica, come ai tempi del c.d. Lodo Moro;
  • L’Italia è in un momento di crisi economica prolungata e conseguente debolezza istituzionale;
  • L’Italia deve riconsiderare il proprio ruolo internazionale.
Sulla base di questi presupposti possiamo individuare le radici, le dinamiche, e possibilmente le migliori strategie, per contenere, ripeto contenere, un fenomeno come quello del terrorismo radicalizzato con il quale ci misureremo per lungo tempo poiché in un mondo a-polare il gioco non sarà mai a somma zero.

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