mercoledì 25 novembre 2015

LO STATO ISLAMICO: La Cosa Nuova. Non uno Stato, ma quasi, non una mafia, ma quasi.


Iniziamo con il riflettere sul fatto che l’epoca in cui viviamo è alla ricerca di un suo ordine mondiale che contenga e limiti gli effetti indesiderati del caos generato dalla liquefazione delle categorie del Novecento. Ora, ordinare il caos non è cosa semplice ma, tutto sommato, possibile a patto di acquisire rapidamente le nuove chiavi interpretative che regolano gli interessi globali, internazionali, regionali e locali.  
Questa è la miglior prospettiva possibile per decifrare gli accadimenti quotidiani che oramai - anche se lontani - hanno comunque ripercussioni a noi prossime. 
Il Nostro primario interesse politico e strategico è contenuto nello spazio geografico che va dal Medio Oriente ai Balcani sino al Maghreb, e si estende di riflesso fino alla Turchia e dalla sponda sud del Mediterraneo fino all’Atlantico, per evidenti ragioni economico-commerciali, e anche senz’altro di politica energetica. Quindi, primo punto: lo Stato Islamico è un problema che dobbiamo affrontare, che ci riguarda, e che ci coinvolgerà in termini di scelte politiche - interne ed estere - con le relative conseguenze che dobbiamo prepararci ad affrontare.

Lo Stato Islamico non è un’organizzazione semplicemente ed esclusivamente terrorista
In settembre, il presidente U.S.A. Barak Obama, in un discorso alla nazione definisce lo Stato Islamico: un’organizzazione terroristica pura e semplice. Errore, lo Stato Islamico in alcun modo può essere fatto rientrare in questa categoria, e il presidente americano ovviamente ne è consapevole. Tuttavia, sappiamo bene che nel mondo contemporaneo le masse hanno bisogno di slogan per essere rapidamente indirizzate e spesso, purtroppo, plagiate. Questo slogan è funzionale a  individuare il nemico e giustificare qualsiasi azione verrà presa nei suoi confronti, ma non solo nei suoi. Siamo sulla scia concettuale degli Stati Canaglia o dell’Asse del Male e via slogheggiando, cercando pretesti per poi, come recentemente è accaduto all’ex Premier Britannico Tony Blair, ammettere candidamente che si, in realtà “…ci siamo sbagliati…”. Ma se lo ha fatto persino la Chiesa con Galileo possiamo certo essere altrettanto benevoli con simili epigoni. 
Fatto è che lo Stato Islamico usa il terrorismo come tattica - spesso limitandosi a rivendicare azioni portate a compimento da altri - ma questo è altro rispetto all’essere un’organizzazione terroristica pura e semplice, come invece poteva essere senz’altro definita al-Qaida. Quest’ultima partendo dal nome - la Base -, con un’azione centrifuga dal suo core in Afghanistan, proiettava i suoi effetti all’estero, non aveva che qualche migliaio di organici, non occupava un territorio, colpiva i civili, anche mussulmani (errore che pagherà caro in termini di alienazione dei consensi e simpatie nel mondo mussulmano) e non poteva confrontarsi in campo aperto con un esercito. Lo Stato Islamico, al contrario, innanzi tutto ha occupato un territorio, conta su forze inquadrate militarmente con tanto di linea di comando, non colpisce i fratelli mussulmani, ma “solo” apostati ed infedeli facendone strage, si confronta quotidianamente con eserciti in aperto campo di battaglia, controlla le arterie di comunicazione, organizza la vita della popolazione sotto il suo controllo e si finanzia in vario modo sfruttando le risorse a disposizione. Lo Stato Islamico è un proto-stato è una cosa diversa che definirei: La Cosa Nuova. 

Lo Stato Islamico è un’organizzazione eversiva.
Noi qualcosa di terrorismo ed eversione ne sappiamo; per un ventennio ci siamo confrontati con il terrorismo domestico di estrema destra e sinistra che avrebbero voluto modificare, ciascuno a suo modo, l’assetto costituzionale del nostro Paese. Ci siamo dati delle categorie concettuali, e relative regole penali, per chiarire cosa deve essere inteso per eversione e cosa per terrorismo: trovo utile farvi ricorso per comprendere le relative differenze proiettandone la filosofia sul contesto terroristico ed insorgente internazionale poiché sono concetti sostanzialmente universali.
Per la nostra sensibilità giuridica Il delitto di Associazione Sovversiva tutela l'integrità dello Stato nei confronti di aggressioni interne che tendono a sovvertirne violentemente l'ordinamento, così garantendone gli interessi essenziali di conservazione e conseguentemente tutelandone la personalità interna nonché, di riflesso, quella internazionale. Mentre, per gli Atti di Terrorismo il nostro codice penale punisce le associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità terroristiche tanto interne allo Stato italiano quanto internazionali, ovvero finalità eversive dell'ordine costituzionale italiano.
In sostanza: una cosa è associarsi per sovvertire uno Stato, altro è compiere atti di violenza per anche se per lo stesso fine. Può sembrare una questione di lana caprina per azzeccagarbugli ma non è così. Nel primo caso al centro è posta l’associazione, quindi un’entità già strutturata, mentre nel secondo l’accento è posto sulle azioni, gli atti terroristici propedeutici ad una fase successiva ancora non realizzata. Questa impostazione riverbera, ovviamente, direttamente sulle conseguenti politiche di contrasto poiché si individua in partenza il genere di nemico da fronteggiare: un’organizzazione già in la con il suo programma eversivo, oppure un’associazione che, grazie ad atti terroristici, cerca la propria affermazione. 
Comunque, è l’esperienza pratica ad insegnare che le organizzazioni con finalità eversive, che hanno nel proprio codice genetico la volontà si sovvertire le strutture di uno Stato ricorrendo alla violenza, iniziano la propria attività compiendo atti di terrorismo quali operazioni di natura tattica finalizzate a influenzare la popolazione, indebolire le strutture statali, fare proseliti e accreditarsi quale interlocutore rivendicando la propria esistenza nel panorama politico. Una volta raggiunto questo scopo, avendo acquisita una relativa forza militare e contrattuale, l’attività eversiva o insorgente (secondo il lessico anglosassone) si diversifica ricorrendo ad operazioni di natura prettamente politica. La storia è piena di esempi.
Al-Qaida non ha mai avuto le caratteristiche insorgenti, ma solo di natura terroristica; lo stesso, com’è evidente, non è possibile affermare per lo Stato Islamico anche se rivendica gli attentati compiuti in giro per il mondo in suo nome, più o meno.
Questa differenza non è di poco conto e ci consente d’inquadrare il problema nella sua reale dimensione oltre che concettuale soprattutto pratica. Al-Qaida si finanziava attraverso i fondi provenienti dai paesi proxy, le donazioni private, il patrimonio personale del suo leader, i sequestri di persona e poco altro. L’intelligence americana è riuscita ad interrompere questi flussi di denaro, grazie alle rivelazioni dei membri dell’organizzazione catturati e quindi prosciugando il fiume di denaro su cui contava e depauperandone il potere reale. Lo Stato Islamico non è sovvenzionato dall’esterno, non in questa seconda fase, ma sfrutta e amministra le attività, lecite e illecite, le risorse del territorio sotto il suo diretto controllo, e gli Stati esteri poco possono farci; anzi sono in molti a contribuire alla sua salute economica attraverso la vendita di armi o l’acquisto del greggio venduto a prezzi concorrenziali.
Una cosa è un’organizzazione terroristica altro un’organizzazione eversiva. Lo Stato Islamico è già in questa seconda fase, ma non solo, è già ben oltre: è un’organizzazione criminale di tipo mafioso, avanzata verso la formazione di uno Stato, è: La Cosa Nuova.

La Cosa Nuova: lo Stato Islamico è un’organizzazione di tipo mafioso.
E’ abbastanza ovvio: il concetto fondamentale e dirimente che differenzia un’associazione criminale da una mafiosa è che questa ricorre, per realizzare i propri fini - l’arricchimento illecito - alla forza d’intimidazione che deriva dal suo vincolo associativo. E questo è il punto di partenza; ma non è tutto. Le mafie proiettano questa forza intimidatrice su di un territorio che controllano, e anche questo lo Stato Islamico lo fa egregiamente. Le mafie hanno relazioni internazionali, e anche questo mi pare evidente per lo Stato Islamico. Le mafie hanno necessariamente rapporti con gli altri poteri che sono presenti nel medesimo territorio: politico, economico e religioso, e anche qui ci siamo. Lo Stato Islamico senza l’appoggio del potere reale delle tribù della provincia di al-Ambar, dove tutto è nato non esisterebbe; infatti, senza aver dato garanzie circa la prosecuzione delle attività di contrabbando non avrebbe avuto da esse il via libera. Diciamo che tra Stato Islamico e comunità tribale dell’al-Ambar si è realizzata quella trattativa che molti cercano di dimostrare ricorrendo a faticosissime, e spesso frustranti attività, ma che in effetti sarebbe evidente se si partisse dal quadro generale per poi, in fine, arrivare al particolare e non viceversa; almeno dal punto di vista storico se non storiografico.
La religione, collante rituale per le mafie per lo Stato Islamico rappresenta un’altrettanto potente fattore aggregativo in ragione del quale e al quale i deboli si aggrappano per superare la propria disagiata dimensione e condizione umana fino a spingersi alle estreme conseguenze tanto da farsi esplodere nella speranza di un’idea esorcizzando il presente avverso per un futuro migliore.  
Ma soprattutto, le mafie per affermare il proprio potere reale ricorrono all’estorsione pura e semplice che incide direttamente sulla vita delle persone e quindi delle società. Lo Stato Islamico, nei territori che conquista, richiede, sotto forma di donazione con matrice religiosa, quello che alla nostra latitudine chiamiamo pizzo: in pratica una somma per svolgere qualsiasi attività o accedere a qualsiasi servizio. Lo stato Islamico chiede denaro per lo svolgimento di qualsiasi attività, soprattutto illecite; perchè ricordiamocelo bene al- Ambar è una provincia di confine attraverso la quale - da sempre - fioriscono traffici illeciti di qualsiasi natura tanto da oriente verso occidente che viceversa sotto il controllo delle tribù locali senza il cui appoggio niente sarebbe possibile realizzare neanche per gli affiliati allo Stato Islamico.
Un viaggiatore italo-svizzero dei primi dell’Ottocento, Marc Monnier, giunto a Napoli, capitale dei regno borbonico, per descrivere la Camorra nell’incipit del suo omonimo volume ad essa dedicato dice: la Camorra potrebbe essere definita l’estorsione organizzata il cui fine è il male
Ma a chiarire definitivamente perchè lo Stato Islamico si comporta ed agisce come un’organizzazione di tipo mafioso ricorro alle parole di Leonardo Sciascia, che sapeva bene di cosa parlava. Alla domanda: secondo lei cos’è la mafia, rispondeva …un’associazione per delinquere, con fini di arricchimento per i propri associati, che si pone come intermediazione parassitaria, e imposta con mezzi di violenza, tra la proprietà e il lavoro, tra la produzione ed il consumo, tra il cittadino e lo Stato. Più chiaro di così?
Ovviamente lo Stato Islamico non è solo questo ed è per questo che è La Cosa Nuova: è un proto-stato che unisce in sé la mafiosità ad una dimensione e proiezione internazionale in un’area estremamente sensibile sotto il profilo geopolitico per gli innumerevoli interessi che rispecchiano le priorità nazionali di una decina di Stati di primo piano nell’agone internazionale. 
Lo Stato Islamico è La Cosa Nuova poiché in passato esperienze similari hanno avuto esiti differenti a partire dalla Rivoluzione Francese sino all’esperienza di Hizb Allah che sebbene sia ancora un’organizzazione terroristica per molti, di fatto è un attore politico in Libano. 
Lo Stato Islamico rappresenta l’esito perfetto delle dinamiche economiche e politiche internazionali che in questo periodo sono alla ricerca di un nuovo ordine mondiale: agisce come uno Stato (popolazione, territorio e struttura), ma non è uno Stato, è bandito dalla comunità internazionale, ma gran parte degli attori che ne fanno parte, direttamente o indirettamente, ne alimentano la vitalità attraverso le relazioni economiche non ufficiali, agisce come una qualsiasi organizzazione criminale di tipo mafioso, ma supera questo concetto tendendo ad assumere caratteri statuali, infine, è un’organizzazione a carattere religioso, ma non è riconosciuta in quanto tale: é La Cosa Nuova.

Conclusioni
Certamente non ho la pretesa di dare risposta ma solo quella di sollevare dubbi spingendo a riflessioni.
Non è solamente Lo Stato Islamico in sé stesso, ma le dinamiche mondiali, che quotidianamente si mutano in un processo talmente rapido a disorientare anche l’osservatore più attento, che hanno bisogno di essere individuate e possibilmente comprese. 
Lo Stato Islamico in questo contesto rappresenta senz’altro un interessantissimo punto di partenza in questa ricerca perché in quanto essendo La Cosa Nuova evidenzia chiaramente le differenze con il passato a cui siamo avvezzi e a cui facciamo anche involontariamente riferimento. Queste differenze svelano gli strumenti idonei a contenere la minaccia che purtroppo investe chiunque, se non oggi direttamente, senz’altro a breve.
Gea è al lavoro per aiutare a comprendere cosa accade e cosa c’investirà.
GEA