giovedì 23 luglio 2015

Narco-Jihad: I nuovi equilibri mondiali del narcotraffico finanziano il terrorismo.


El Chapo, Joaquín Guzmán Loera, il più pericoloso narcotrafficante messicano, è evaso  dalla prigione di massima sicurezza nella quale era stato rinchiuso dopo il suo secondo clamoroso arresto, ricorrendo ad uno dei metodi di fuga più usati dalla filmografia mondiale: un tunnel scavato nella sua cella da novello Conte di Montecristo. Già nel 2001 questo personaggio, era riuscito ad evadere clamorosamente da un penitenziario di massima sicurezza nascosto in un furgone della biancheria. Le sue fughe e le loro modalità di esecuzione oltre ad evidenziare la corruzione e l’incompetenza delle autorità contribuiscono ad alimentare  il mito de El Chapo e la  rilevanza della Federazione di Sinaloa di cui è leader.
Mokhtar Bel Mokhtar, altrimenti detto Mr. Marlboro, uno dei più ricercati jihadisti nell’area al confine tra Chad, Niger e Tunisia, a dispetto di quanto affermato dal Pentagono che lo ha dichiarato morto per  la quinta volta, si troverebbe oggi nel sud-est della Libia sempre intento, a causa della sua principale attività di contrabbandiere, a gestire i suoi affari criminali stringendo alleanze con chiunque sia servente ai suoi traffici: al-Quaeda nel Magreb Islamico, milizie tribali in Mali e forse prossimamente anche gli epigoni locali dello Stato Islamico.
Che cosa lega personaggi simili, così lontani culturalmente, nella  minaccia di sicurezza per l’occidente? La mia risposta è semplice: l’essere mafiosi.
Sono entrambi criminali di rango poiché, come i mafiosi in Italia, si avvalgono della forza d’intimidazione che deriva dalle rispettive associazioni per svolgere i propri traffici. Ma sono propriamente mafiosi per un altro motivo, perché  quella forza intimidatrice della quale si avvalgono è legata alla corruzione che genera, alimenta e sostiene in vita le organizzazioni criminali di cui questi personaggi rappresentano il front man.
Senza le coperture di una certa politica deviata, e di un certo sistema economico-finanziario, questi personaggi sarebbero dei criminali comuni, magari più pericolosi di altri, ma tali. El Chapo e Bel Mokhtar rispecchiano il Riina di ieri, il Messina Denaro di oggi o chiunque verrà chiamato domani ad assumere il ruolo di capo dei capi. Questa verità non ha confine poiché è facilmente riscontrabile a qualsiasi latitudine laddove si verifichi la saldatura d’interessi criminali, politici e finanziario economici, come ebbe a dire, sconsolatamente e consapevole che il suo tempo era giunto al termine, poche ora prima di essere ammazzato nella sua Palermo, il ågiudice Paolo Borsellino.
E’ razionale immaginare che nel Magreb un personaggio come bel Mokhtar abbia potuto imperversare per trent’anni cambiando fazione criminale ed alleanze con varie formazioni radicali islamiche numerose volte, scampando agli attentati della concorrenza ed ai tentativi di arresto senza le opportune coperture, che Salvatore Riina abbia potuto essere latitante in Italia per decenni così come Bernardo Provenzano, e che el Chapo sia potuto evadere  entrando ed uscendo  di prigione come se si recasse all’Opera ? La risposta è ovvia e scontata, ed è fin troppo banale trarne le ovvie considerazioni: la grande criminalità organizzata è servente a centri di potere occulto.
Ma oggi questa situazione ha assunto un ulteriore crisma di pericolosità sociale in relazione all’evoluzione dei fenomeni economici globalizzati, al crescente divario tra nord e sud del pianeta, acuito dai fenomeni demografici e di disparità sociale che si riflette -nella sua forma più evidente- nei fenomeni d’insorgenza radicale islamica e, in ultima analisi, in relazione al predominio dell’economia sulla politica che trova nel declino dello Stato Nazionale la sua conferma.
Oggi personaggi come El Chapo e mr. Marlboro, che già rappresentavano una minaccia per i rispettivi sistemi sociali dal punto di vista criminologico, devono essere considerati gravi minacce per la sicurezza nazionale occidentale. 
Questo passaggio non è di poco conto poiché comporta un nuovo approccio politico partendo dal cambiamento dell’abito mentale nell’affrontare il tema. Proprio in queste ore l’Italia è chiamata a gestire un ricatto da parte di organizzazioni criminali libiche che hanno rapito quattro lavoratori italiani la cui salvezza è legata, verosimilmente, al rilascio di alcuni trafficanti di esseri umani. Si tratta di una novità assoluta che introduce una svolta epocale: la criminalità organizzata transnazionale oggi è in grado di trattare, anzi ricattare uno Stato. 
In passato, nel peggiore dei casi, questi eventi erano circoscritti all’interno degli Stati che avevano a che fare con organizzazioni criminali autoctone; qui si tratta di un episodio totalmente nuovo. Innanzi tutto va chiarito che il soggetto più importante non è la banda di criminali libici che materialmente ha sequestrato i quattro italiani, ma la criminalità internazionale che trae profitto dalle attività criminali in Libia e che opera alle spalle dei criminali libici. Quest’episodio evidenzia chiaramente che oramai la criminalità transnazionale ha assunto un suo ruolo geopolitico operando in proprio sotto il profilo criminale, ma anche di concerto con forze esterne come avviene nel caso delle sempre più numerose affiliazioni e  joint venture con il radicalismo islamico.
Nel giugno di quest’anno, l’Organizzazione delle Nazioni Unite sulla Droga ed il Crimine UNODOC ha pubblicato il rapporto: Il traffico dell’oppio afghano attraverso la Rotta del Sud, che rileva il sostanziale scostamento del traffico degli oppiacei afghani attraverso il Golfo Persico e il Medio Oriente verso l’Africa orientale e occidentale. La Rotta del Sud si snoda dal Pakistan che, attraverso i suoi porti sull’oceano Indiano, funge da ponte verso l’Asia e verso i Paesi Africani; mentre, per via terrestre, attraverso Iran ed Iraq, i paesi del Golfo Persico per raggiungere la penisola del Sinai e quindi il Centro e Nordafrica.  
Questa novità deve mettere in ulteriore allarme la politica e le forze d’intelligence occidentali poiché questo scostamento -rispetto alle dinamiche del passato- non può che essere collegato alla relazione sempre più stretta tra criminalità organizzata e fenomeni d’insorgenza e quindi terrorismo. 
E’ sufficiente dare un’occhiata ad una delle tante carte geografiche che evidenziano le aree di crisi internazionali, africane e medio  orientali, per constatare che la Rotta del Sud collima ed investe le aree di crisi ed instabilità in cui preponderante è la presenza ed attività di quelle forze radicalizzate islamiche che mettono in discussione i passati equilibri geopolitici ricorrendo alle azioni di terrorismo o, come nel caso dello Stato Islamico e di Al-Qaida, di vera insorgenza. 
L’Africa occidentale ha assunto il ruolo di centro nevralgico mondiale dello stoccaggio e transito della produzione di cocaina latino americana ed eroina afghana la cui gestione e sfruttamento genera enormi profitti appetibili non solo da parte della semplice criminalità, come sempre relegata a compiti sussidiari, ma senz’altro da gruppi di potere connotati politicamente ed economicamente con capacità imprenditoriali transnazionali i cui interessi, scelte e politiche future, metteranno in discussione la stabilità globale.
Quest’assunto ha essenzialmente due risvolti: uno di carattere criminologico attinente le dinamiche mondiali di questi traffici e l’altro politico, in senso locale, e geopolitico a livello internazionale, afferente gli equilibri dell’intera Dorsale Nera che va dall’estremo oriente ai monti dell’Atlante in Marocco.
In Messico le organizzazioni criminali hanno oramai assunto la leadership della gestione dello smercio della cocaina a livello mondiale. I cartelli messicani più forti, che localmente si contendono le migliori piazze per il traffico della cocaina andina, generando la narco-guerra tutt’ora in corso ed evoluzione, si proiettano all’estero al fine di stringere relazioni per entrare direttamente in nuovi mercati. In questo la ‘ndrangheta calabrese si è ritagliata il ruolo differente, ma integrato nel sistema, di massimo broker mondiale nelle grandi transazioni; sono sistemi che si integrano evitando di entrare in conflitto.
Le attività de El Chapo hanno ripercussione in Africa occidentale ed in Nigeria, che ospita la mafia internazionale più potente ed agguerrita, poiché gli epigoni locali riescono, attraverso la corruzione, a piegare i deboli e corrotti stati ai propri interessi in una spirale che ha per esito lo sviluppo di realtà politiche locali prone agli interessi affaristico criminali. 
Com’è possibile che il Messico così come l’Italia, due Paesi sviluppati, moderni economicamente saldi, due democrazie compiute, abbiano ancora dopo decenni, l’Italia secoli, una gran parte del proprio territorio sotto l’influenza se non il controllo della criminalità organizzata? Evidentemente perché le rispettive e maggiori organizzazioni criminali hanno l’appoggio di forti centri d’interesse che ne consentono la sopravvivenza. 
Ora, se tali dinamiche hanno simili esiti in Messico ed in Italia è logico pensare che in realtà molto più arretrate come quelle africane esse costituiranno l’asse portante della costruzione sociale futura. Ed è in questo processo che si vanno inserendo le dinamiche dell’Islam radicalizzato ed insorgente. Ecco il motivo per il quale oggigiorno ogni chilo di cocaina andina o di eroina afghana che transita lungo la Dorsale Nera rappresenta una minaccia per la sicurezza occidentale. 

Questo genere di personaggi, e le rispettive organizzazioni criminali, oramai rappresentano concrete minacce alla sicurezza dei Paesi occidentali in ragione degli effetti che le loro attività generano. Appare ancora una volta, e con maggiore chiarezza, evidente che la guerra di contenimento al terrorismo internazionale che minaccia l’occidente oramai si giochi sul territorio degli affari criminali più che sui campi aperti di battaglia poiché il terrorismo si finanzia, nella sua fase di ricerca del potere, attraverso il rapporto con la criminalità organizzata locale e transnazionale dall’Afghanistan, alla Cina, dal Caucaso all’Iraq, dalla Penisola Arabica al Marocco e dal Mali alla Nigeria.